Miur: sarà la scuola del docente inclusivo e dell’intelligenza emotiva

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Sembra davvero che i tempi siano maturi. In Spagna, d’altro canto, da alcuni anni è stata istituita l’ora dell’intelligenza emotiva tra le attività  didattiche in classe per migliorare l’ambiente di apprendimento. La scuola iberica ha, dunque, abbracciato l’idea di Edward De Bono, lo psicologo accostato al pensiero divergente e al problem solving creativo, di aiutare gli studenti a imparare a rendersi autonomi nella ricerca delle soluzioni, grazie alla creatività e allo studio delle emozioni. Ora tocca alla scuola italiana. Così, con la pubblicazione del dossier “Sviluppo professionale e qualità  della formazione in servizio”, il Ministero della Pubblica Istruzione getta le basi per la nascita, nel nostro Paese, del docente inclusivo per un modo trasversale d’intendere l’insegnamento. Anche i nostri professori, in altre parole, andranno a scuola d’intelligenza emotiva.

La Legge 107/2015

Con la Legge 107/2015, non apprezzata da tutti (per usare un eufemismo!), il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), di fatto, introduce sostanziali modifiche all’approccio alla formazione e allo sviluppo professionale. Nasce così la Carta del Docente e un bonus da 500,00 euro annuali che ogni insegnante di ruolo potrà impiegare, nel triennio 2016-2019, per la propria formazione continua e per la valorizzazione delle competenze professionali. Un investimento finanziario di 386 milioni di euro per le azioni formative individuali  che se investiti in formazione per il miglioramento della didattica possono far fare un salto di qualità alla scuola e ai docenti.

Il Piano Nazionale per Formazione dei Docenti

Il Piano Nazionale per Formazione dei Docenti (PFND), recepito con D.M. 797/2016, presuppone che il capitale professionale di cui è dotata la scuola sia uno dei principali fattori di crescita del Paese e che la qualità dell’istruzione sia imprescindibile dalla qualità della formazione. “Per qualificare l’istruzione di un Paese, è importante riscoprire il valore dello sviluppo professionale dei docenti che rappresentano il 97% di un bilancio di una scuola”, come recita testualmente il Piano.

Ecco che allora, in esecuzione a ciò, alcuni giorni fa, sul sito del MIUR viene pubblicato il dossier “Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio”, redatto dalla Direzione Generale per il personale scolastico dello stesso Ministero, per focalizzare l’attenzione degli insegnanti sui punti cardine che ogni formazione/aggiornamento dovrebbe affrontare per essere in linea con il Piano Nazionale di Formazione 2016-2019.


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La scuola inclusiva

Nel dossier, di fatto, l’attenzione all’inclusione e alle diversità viene derubricata dal livello di competenza professionale del docente di sostegno e specifica per allievi con bisogni educativi speciali per diventare un atteggiamento mentale usuale e diffuso di tutti i docenti (“normale” è il temine esatto che usa il Ministero) che agevoli le capacità individuali di “modulare” la didattica in relazione alle caratteristiche personali di ogni allievo. Argomento che i miei lettori abituali sanno che ho personalmente anticipato e trattato in articoli molti apprezzati di cui consiglio la lettura per ogni approfondimento.

Tre su tutti:

La “vera” buona scuola

Chi ricorda quegli articoli troverà coerenza tra quello che il MIUR auspica e le reali necessità della scuola, rilevate (per esperienza diretta) e anticipate da un attento osservatore (e conoscitore) del complesso universo dell’insegnamento. Che si manifesta nei rapporti, spesso tesi, tra l’istituzione e i destinatari ultimi del messaggio formativo, con tutto quello che ne consegue a livello di

  • preparazione generale dei nostri ragazzi,
  • specie se paragonata a quella dei coetanei di altre Nazioni, e
  • d’impatto sul mondo del lavoro.

Insomma, serve qualcosa in più dell’ineccepibile preparazione tecnica disciplinare dei nostri insegnanti. Su questo principio, peraltro, si basa la cosiddetta “vera Buona Scuola“, la riforma che, nei propositi espressi nel  contratto del Governo del Cambiamento da Lega e M5S, dovrebbe soppiantare i punti carenti di quella precedente.

Il docente inclusivo

La circolale MIUR del Maggio 2018 delinea, così, il profilo del docente inclusivo, le cui competenze devono essere aggiornate su più aree, le une integrate alle altre. Così, accanto alle tradizionali competenze tecniche, anch’esse rivisitate alla luce dei nuovi bisogni, ne compaiono di nuove, di carattere trasversale.

Il dossier, testualmente, fa riferimento a competenze di base di matrice:

  • didattica (capacità di pianificazione di interventi mirati, repertorio di metodologie didattiche inclusive e di strategie di individualizzazione e personalizzazione, repertorio di risorse e strumenti per la valutazione incrementale e formativa);
  • organizzativa (capacità di gestire la classe e i gruppi di apprendimento, di allestire ambienti di apprendimento stimolanti, di utilizzare in modo efficace spazi e tempi, di ricorrere a mediatori didattici multicanale, comprese le TIC, per sostenere processi di apprendimento attivi e cooperativi);
  • epistemologica (capacità di riflettere criticamente e di rivedere pratiche e scelte attraverso nuovi percorsi di ricerca e di innovazione);

A cui, indipendentemente dalla materia d’insegnamento del docente, vanno, a questo punto, necessariamente associate quelle di tipo:

  • personale (capacità di empatia, sensibilità pedagogica, motivazione, stile attributivo, livello di autoefficacia, convinzioni personali, aspettative);
  • relazionale (capacità di gestire la comunicazione e le relazioni all’interno della comunità professionale e con i genitori degli alunni);
  • psicopedagogico (conoscenze specifiche sul processo di sviluppo e sulle condizioni per l’apprendimento).

Dico “necessariamente”, poiché da adesso, nelle intenzioni del Miur, dovranno abbandonare la teoria dei testi normativi e diventare pratica.


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A scuola con intelligenza emotiva

La capacità del docente di gestire le relazioni e i comportamenti in classe diventa, dunque, un criterio di qualità, funzionale sia

Una modalità emotivamente intelligente di gestire la dimensione relazionale e comportamentale aiuta, infatti, la creazione di un ambiente di apprendimento ideale. È così che per l’insegnante diventa più agevole trasmettere valori e regole, oltre a gestire in armonia il capitale umano che si fonda su relazione e mediazione tra gli attori. Da una parte.

D’altro canto, è così che il docente creerà

  • relazioni positive con gli allievi e
  • un ambiente di mutuo rispetto, comunicazione coinvolgimento.

Il futuro è oggi

La scuola del futuro è, in sintesi, la scuola dell’intelligenza emotiva, la chiave del cui successo è proprio il docente. Con le sue capacità di

  • far accettare regole condivise;
  • gestire i comportamenti in classe;
  • riconoscere e rispondere ai diversi bisogni emotivi degli studenti;
  • sostenere l’autostima individuale;
  • rinforzare la percezione di efficacia;
  • valorizzare il contributo e l’impegno di ogni singolo studente. Ciascuno secondo le proprie risorse e naturali inclinazioni.

Gli insegnanti non hanno mai smesso ma ci sarà da lavorare ancora. La buona notizia, tuttavia, è che l’intelligenza emotiva, come competenza trasversale, può essere appresa ad ogni età. Anche in modo creativo e divertente. 


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