Ecco l’edutainment, la nuova formazione basata su apprendimento e gioco

Edutainment aggiornamento formazione

L’apprendimento divertente esiste davvero. Si chiama edutainment e può essere implementato nella didattica tradizionale, nella formazione professionale e nell’aggiornamento. Il termine, coniato negli anni novanta da Bob Heyman, un reporter del National Geographic, nasce dalla crasi tra educational (il sistema educativo, formativo tradizionale) e entertainment, che rimanda alla leisure, al piacere. Letteralmente, si traduce con il concetto di piacere educativo, in contrapposizione a concetti come obbligo formativo, disciplina e al solito apprendimento nel solito assetto della lezione frontale.

La nuova idea di formazione

Quello che appare evidente è che la nuova cultura della formazione di professionisti, imprenditori e manager, è il risultato di un processo evolutivo che impone nuove regole di adattamento ai tempi. Le sole conoscenze non bastano e non soddisfano più. Cambia l’idea della formazione, cambia l’idea dell’aggiornamento delle competenze.

Ma come ci siamo arrivati? Facciamo un passo indietro.

Un po’ di storia

Con la post-modernità (siamo nel quarantennio che va dal dopoguerra agli anni ‘90), la società che era stata industriale nell’Ottocento cambia profondamente e diviene una società basata

  • sui servizi,
  • sulle politiche per l’ambiente,
  • sulle nuove tecnologie.

Arriva il consumismo e, con esso, il marketing e la pubblicità. Siamo in piena globalizzazione, epoca che quasi sconfessa lo sforzo compiuto dagli Stati Nazionali per circoscrivere gli spazi identitari della propria cultura. In favore di quella che Bauman, sociologo contemporaneo, definisce la società liquida, per evidenziarne la caratteristica di essere senza confini netti, interculturale. Soprattutto, la nuova società è sempre meno attenta al rigore dei processi culturali, tipico delle società romantiche. Diventa, quindi, una società “de-intellettualizzata”, per via della crescente attenzione alla frivolezza, alla futilità dei contenuti e, quindi, alla leisure, al piacere, all’intrattenimento.

È così che si inizia a diffondere la cultura dell’entertainment accanto al concetto tradizionale di educational. Fino al 1992 e al primo utilizzo del termine di edutainment come risultato della fusione di entrambi i concetti.

L’edutainment

Il termine edutainment viene largamente usato e ripreso anche da Zigmund Bauman, il teorico della postmoderna società liquida e consumistica che, di fatto, non ha più confini.

  • Sempre più spesso, infatti, il sacro si confonde con il profano e gli estremi si fondono e coincidono.
  • I centri commerciali diventano i nuovi luoghi di culto.
  • I bisogni materiali, d’altro canto, si rinnovano ad una elevatissima velocità, la stessa a cui si consumano e si mettono da parte i beni.

In questo rapido processo di svecchiamento, anche la cultura e le conoscenze sono soggette a rapido rinnovamento.

La Scuola e l’Università

La Scuola e l’Università, in quanto istituzioni di stampo tradizionale, non sono in grado di tenere il passo del mutamento sociale e non sono più la garanzia di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Anch’esse, dunque, necessitano di un rapido aggiornamento. La nuova società richiede conoscenze, competenze e abilità (ben al di là dei titoli di studio)

  • transdisciplinari,
  • multidisciplinari,
  • duttili,
  • veloci da acquisire,
  • in formazione continua,
  • aggiornabili facilmente e
  • che rispettino possibilmente il concetto di leisure e di edutainment.

Requisiti che Scuola e Università non possono garantire per la loro implicita natura. Per questo oggi proliferano enti privati che, anche grazie a leggi nazionali che incoraggiano l’iniziativa privata basata su competenze tecniche, in qualunque modo apprese, erogano questa diversa formazione. In Italia, la Legge 4/2013 è certamente il riferimento normativo più autorevole che, in materia di nuove professioni, sgancia la competenza dalla logica del titolo di studio.

La formazione continua e permanente

Nasce in quest’epoca il concetto di Lifelong Learning come strumento per questo ideale percorso di aggiornamento lungo tutta la vita con l’ausilio delle nuove tecnologie. Peraltro, non è un caso che oggi il termine edutainment sia usato anche per riferirsi proprio a quel settore dell’e-learning che trasmette i concetti chiave in maniera divertente e piacevole.

Se, dunque, la nuova frontiera della formazione è un aggiornamento che preservi la piacevolezza dell’esperienza e il divertimento, occorre ripensare la didattica. Per gli studenti, la Riforma della Buona Scuola, in verità anche molto criticata, qualcosa sta facendo. Le ore da dedicare alle attività creative, alla musica, al teatro, come l’introduzione di tablet e smartphone sono i primi passi verso questa trasformazione che è solo iniziata. Può non piacere a tutti ma questi sono i tempi.

Certo, ci vorrà del tempo per portare la Scuola italiana ai livelli di quelle del Nord-Europa. A partire dalla concezione stessa degli edifici scolastici, costruiti nella stessa epoca e con la medesima architettura dei penitenziari. Oppure dalla disposizione dei banchi in aula. Classi in circle time, ad esempio, migliorano il clima dell’apprendimento. Ma vige ancora il principio della lezione frontale. D’altro canto, per parlare della fatica e dello stress degli insegnanti, il fenomeno del burn-out è tutto italiano, completamente sconosciuto in Gran Bretagna, Germania o Scandinavia.

L’aggiornamento che piace ai docenti

Che qualcosa debba cambiare sembra già scritto. C’è, però, da sradicare la cultura dell’aggiornamento statico, nei “soliti” corsi d’informatica e di lingua. Intendiamoci: ci vogliono anche quelli. Anzi sono indispensabili. Ma non possono essere i soli.

Occorrono più attività incentrate sul principio dell’edutainment. Occorrono più attività che si prendano cura della persona e delle sue dimensioni. Non solo di ciò che deve insegnare in classe o sapere per superare un concorso. Attività anche ludiche, come quella nella foto che ritrae un gruppo di operatori in un corso di aggiornamento, che valorizzino il benessere individuale e del gruppo di lavoro, affinché ognuno possa dare il massimo ai propri utenti, alla luce della propria salute psicofisica.

Ecco, tutto questo ancora non c’è.

Competenze antiche per la scuola del futuro

La scuola del futuro ha bisogno degli insegnanti del futuro, non di quelli del passato, con le stesse conoscenze e le stesse modalità d’insegnamento del dopoguerra. Servono, però, le condizioni ambientali per arrivarci.

Non è una critica. È il mio parere. Ma è anche una previsione: sempre di più si dovrà far ricorso alle pratiche artistiche e creative per la crescita personale e professionale. Perché sono questi gli strumenti più immediati ed efficaci per acquisire nuove competenze. Da una parte quelle tecniche, quelle del saper fare, dall’altra quelle personali, quelle che ci interessano di più, proprie del saper essere.

Vediamole.

  • Sviluppare e potenziare le capacità espressive e relazionali.
  • Stimolare la riflessione sulle dinamiche di gruppo.
  • Promuovere la dimensione emotiva dell’apprendimento.
  • Sviluppare le capacità di utilizzare al meglio le risorse individuali e collettive.
  • Stimolare la riflessione sulle proprie modalità di entrare in relazione.
  • Promuovere il benessere individuale e collettivo.
  • Contribuire alla creazione di un clima relazionale positivo all’interno del gruppo classe e nel gruppo dei colleghi.

Il futuro ci riserva il fascino antico di tornare a guardarsi con gli occhi. E, chissà, magari anche a capirsi meglio.


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