Apprendimento multisensoriale creativo: che cos’è e come funziona?

apprendimento multisensoriale creativo

Del rapporto tra l’apprendimento e le emozioni mi sono occupato in diversi articoli che consiglio per gli approfondimenti del caso. In ognuna delle precedenti occasioni, ho più volte sottolineato come un modo creativo di trasferire le informazioni, valorizzando gli aspetti di senso della comunicazione, la metacomunicazione, il “come” qualcuno ci dice qualcosa, permetta di apprendere meglio e di trattenere più a lungo quell’apprendimento. Il motivo è che filtrare i contenuti attraverso la sensorialità stimola i canali privilegiati dell’individuo, per mezzo dei quali egli fa esperienza del mondo. Inoltre, impegna meno la sfera cognitiva a memorizzare notizie che, solitamente, dopo poco tempo, vengono eliminate se non associate a stati emotivi o non considerate più utili. Vediamo, dunque, come funziona e quali sono i benefici dell’apprendimento multisensoriale creativo.

Apprendere con i sensi

L’insight (o rivelazione creativa) è il momento in cui scocca la scintilla creativa. Dal punto di vista neurofisiologico è il risultato finale di un lungo processo che nasce dai sensi. In particolare, dalla vista, al punto che potremmo affermare che noi comprendiamo il mondo intorno a noi guardandolo.

Come ho avuto già modo di scrivere in un mio precedente articolo, “La lezione in classe: più è creativa e meglio si apprende“, di cui consiglio la lettura, l’esperienza del vedere è molto complessa. Tuttavia, è proprio attraverso la vista che la maggior parte delle persone fa esperienza del mondo. Poiché, infatti, negli occhi sono ubicati circa i 3/4 dei recettori sensoriali dell’intero corpo umano, se chi ci parla agevola il comparire di immagini nella nostra mente ci facilita l’apprendimento.

Ancor di più se chi ci parla lo fa con

  • forza,
  • entusiasmo,
  • trasporto emotivo

da cui ci lasciamo travolgere, immedesimandoci anche noi e rivivendo intimamente le situazioni narrate. E ricordando più a lungo le nozioni apprese.


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Parlare in pubblico


L’apprendimento multisensoriale

Un comunicatore efficace, infatti,

  • sfrutta il potere evocativo delle immagini,
  • alterna i suoni, modulando opportunamente la voce ed enfatizzando passaggi diversi con pause e variazioni di volume e ritmiche, e
  • trasmette emozioni, andando a toccare la sfera cenestesica di chi ascolta.

Così, se il relatore, l’insegnante è abbastanza creativo e si prepara a tenere le sue lezioni in modo avvincente, anche il pubblico resterà coinvolto nel processo creativo e l’apprendimento sarà funzionale e più duraturo.

Questo è il vero apprendimento sensoriale.

Tuttavia, la stragrande maggioranza dei formatori, insegnanti e relatori commette l’errore opposto.

  • Alcuni leggono la lezione in classe,
  • altri la spiegano senza passione, né coinvolgimento.
  • Altri ancora, nelle aule delle conferenze, propongono presentazioni con autentici muri di testo scritto che nessuno ricorderà mai.

Tutto inutile. Nessuno impara nulla in questo modo.

Il cervello e le immagini

E questo avviene perché, per il nostro cervello, esistono solo immagini. Anche le parole sono immagini. E, quando diventano troppe, per rimediare allo stato di confusione e di sovraffollamento di informazioni, già dopo poco,  il cervello inizia a eliminare ciò che non è funzionale alla memoria di lavoro e che occupa spazio prezioso che può essere destinato ad altro.

Si stima che nel mondo ci sia una percentuale altissima di “visivi” (circa il 75% della popolazione mondiale), contro un irrisorio 5% di “cenestesici” (sono quelli che decodificano la realtà per il tramite del canale privilegiato delle sensazioni somato-sensoriali) e il restante 20% di “uditivi”.

Anche attraverso l’udito, infatti, che capta rumori e suoni, fondamentali, sul piano evolutivo, alla sopravvivenza della specie umana, il cervello raccoglie informazioni vitali dall’ambiente circostante. In pochi, insomma, si sarebbero salvati se i nostri antenati non fossero corsi al riparo al ruggito del leone.

Creatività in aula

Ecco perché, la combinazione di vista e udito costituisce una fonte privilegiata di apprendimento multisensoriale. E, più sono i sensi coinvolti nell’esperienza, ma questo dipende molto dalla preparazione del relatore e dalla sua creatività, maggiore è l’efficacia dell’apprendimento stesso e maggiore è la possibilità che tale esperienza costituisca lo stimolo per provocare la scintilla creativa in chi ascolta. Il quale, per mezzo delle idee che nasceranno, potrà mettere a frutto quell’apprendimento, molto di più di quanto non accada a chi impara a memoria.

C’è di più. Se l’insegnamento e l’apprendimento sono creativi e multisensoriali, le nozioni vengono ricordate, nel senso etimologico del termine. Ricordare, da latino “cor, cordis” (cuore), significa, richiamare al cuore. Azione che ha in sé l’implicazione emotiva che trascende lo sforzo cognitivo del rammentare, che, etimologicamente, significa, viceversa, richiamare alla mente. Attività molto dispendiosa che si espleta con un grande sforzo mnemonico di chi non possiede altri mezzi per archiviare il risultato dell’apprendimento.

Ma gli uditori devono essere portati ad apprendere così. E questo dipende dal relatore, insegnante, oratore. L’aula, infatti, impara creativamente se il formatore è creativo e utilizza un insegnamento multisensoriale. Abilità che può essere appresa per diventare comunicatori efficaci e per generare il massimo rendimento dal processo d’apprendimento.


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