Se mi fai un sorriso, io apprendo meglio!

sorriso apprendimentoChe bel sorriso, signora Maestra! Le parole sono di una bambina di dieci anni, alunna di quinta di un’insegnante che svela il segreto del suo successo: sorridere! In questo articolo che ho il piacere di ospitare, Raffaela D’Alterio, Pedagogista Clinico e Danzamovimemtoterapeuta che ha costruito la sua esperienza nella scuola, al fianco di ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento e  autismo, spiega con parole semplici il legame tra atteggiamento simpatico e apprendimento.

Il sorriso e l’apprendimento

Apprendere è il processo più naturale che i bambini sperimentino fin da piccoli, da soli. Ma è anche un’esperienza complessa. Inizia subito, fin dalle prime fasi della loro vita attraverso la scoperta, accompagnati dai ‘grandi’. Il processo continua  quando iniziano a frequentare la scuola.

Proprio a scuola, del resto, i bambini si formano alla vita al di fuori del nucleo familiare con gli insegnanti e gli educatori, che diventano i ‘maestri accompagnatori’ lungo la stagioni della crescita. Gli insegnanti, dunque, hanno

  • una grande responsabilità e
  • un nobile compito.

A cui, tuttavia, possono assolvere con l’atto più semplice ed economico di cui è capace l’essere umano: sorridere.

Peccato, però, che a scuola (in alcune scuole, per fortuna!) sia diventato così difficile incontrare il sorriso. Così difficile e raro che, incontrandone uno, vien voglia di dire: “Maestra, continua. Anche quando spieghi. Perché così io imparo meglio”.

Io odio la matematica!

Nei peggiori incubi dei tempi della scuola di tutti noi, secchioni esclusi, c’è, di sicuro, il rimprovero di un insegnante che non dimenticheremo mai. Per non aver imparato bene la lezione o, diciamo così, per averla compresa in un modo un po’ troppo personale. A me, in seconda media, il professore di geometria ruppe la squadretta triangolare in testa. Figuriamoci se posso dimenticarmene.

Chi può dire di non aver mai ‘odiato’ una disciplina più delle altre, di sentirsi negato per la matematica o per le lingue? E chi se la scorda l’ansia che procurava la penna della maestra che si muoveva veloce sul quaderno durante la correzione di un compito?

Io non so se ancora oggi sia così. Spero di no. Ma, guardando i Tg, il sospetto che qualche decennio sia passato invano, senza che le relazione educative siano migliorate granché, mi viene. Non importa per colpa di chi. Certo che, però, dovremmo ripristinare in aula (o introdurre, una buona volta per tutte) un po’ di sana educazione al sorriso.


Se sei un insegnante, i corsi online che ti consiglio per approfondire sono acquistabili anche con Carta del Docente. Basta cliccare sui pulsanti.

La relazione educativa

La Relazione Educativa: dimensioni emotive e dinamiche di gruppo.


Spiegare con un sorriso

Potrebbe sembrare scontata (e, forse, banale) la risposta alla domanda: perché metterci il sorriso mentre si insegna qualcosa? Ma non lo è. Il motivo è che un bambino, che apprende in una condizione di serenità e di incoraggiamento, traccerà, in modo indelebile, nel suo vissuto emotivo quello stesso apprendimento. Gli scienziati la chiamano relazione calda, con ciò intendendo la relazione che permette alle emozioni positive di influenzare significativamente l’acquisizione di concetti.

Se, viceversa, mentre apprendo, sento

  • la paura,
  • il senso di colpa o
  • l’ansia di una prestazione,

ogni volta che rievocherò quell’apprendimento, rievocherò contemporaneamente anche i vissuti che lo hanno accompagnato. Poiché, infatti, tutto è emozione nella vita della nostra mente, non esiste esperienza della vita psichica che non sia riconducibile a precise emozioni.

Vale lo stesso per l’apprendimento: si impara per emozione. E se l’emozione vissuta durante quell’apprendimento è negativa, sarà negativa la risposta che tracceremo nella nostra mente.

Il sorriso e i bambini

Accompagnare

  • l’insegnamento,
  • la consegna di un compito,
  • la giornata scolastica

con un sorriso e uno sguardo di incoraggiamento segna positivamente i sentimenti legati a quell’apprendimento. A riprova del fatto che le emozioni sono strettamente collegate all’apprendimento, la letteratura scientifica evidenzia, infatti, come l’attivazione emotiva favorisca la memorizzazione delle informazioni.  Ma vale per tutte le emozioni. Così, se, come detto, l’attivazione emotiva è di tipo negativo ciò che apprendo sarà legato a questi sentimenti.

Il sorriso, in tal senso, non è soltanto una manifestazione di benessere e di approvazione. Sorridere significa essere dalla parte di qualcuno, esserne alleati. Facile comprendere, dunque, perché il sorriso dell’insegnante catturi e conquisti i bambini!

Ma non è tutto.

Benefici di un sorriso

Il sorriso porta numerosi benefici per l’organismo.

  • Aiuta la regolazione della pressione sanguigna,
  • riduce lo stress,
  • rinvigorisce la risposta immunitaria,
  • permette un miglioramento del tono generale dell’umore.

Benefici per l’organismo a cui, come detto, si aggiunge la funzione sociale: il sorriso invia segnali di appartenenza e facilita le relazioni. Che, sul piano del rendimento scolastico, se l’insegnante sa sorridere, si traducono in un significativo miglioramento di

  • memoria,
  • attenzione,
  • apprendimento,
  • linguaggio,
  • oltre che della relazione sociale e
  • del benessere psicologico in generale.

Sorriso comunicativo e d’incoraggiamento

Ma, dicono le ricerche, c’è sorriso e sorriso, anche in classe. Ad esempio, un sorriso

  • comunicativo è diverso da uno
  • d’incoraggiamento.

Il primo, usato durante la fase dell’insegnamento, facilita l’apprendimento da parte dei ragazzi, mentre il secondo è quello che l’insegnante utilizza per una costruttiva correzione dell’errore, che vale infinitamente di più rispetto al rimprovero (Lucangeli & Moè, 2010; Moè, 2012).

L’educatore che sorride

Cosa possiamo fare, allora, noi Formatori, Insegnanti, Educatori e Pedagogisti ? Sorridere. Sorridere per

  • approvare e confermare la nostra presenza con il bambino.
  • Per incoraggiare a far meglio, se c’è uno sbaglio.
  • Ma anche per motivare, per nutrire l’animo dell’altro.

Il sorriso autentico fa bene prima a noi, oltre che ai bambini, ai nostri allievi. Il sorriso, la positività della comunicazione rallenta lo stress e contagia l’ambiente in cui agiamo e interagiamo. Chi sorride illumina, rassicura e ispira fiducia.

Sorridere è abbracciare per dire: io ci sono, sono con te in questo cammino.

Ricordare con amore le persone e le cose che ho imparato non ha prezzo per la crescita e la formazione. Ricordare con amore sintonizza con l’universo dell’apprendimento e fa guardare a tutto e a tutti con curiosità e disponibilità.


Se sei un insegnante, il corso online che ti consiglio per approfondire è acquistabile anche con Carta del Docente. Basta cliccare sul pulsante.

DSA Disturbi Specifici dell'Apprendimento DislessiaDSA: Strumenti per l’inclusione.

 


Facebook Comments

Rispondi