Non valutare il pesce da come si arrampica sugli alberi

valutare pesce alberiIn un video che è divenuto virale sul web, un noto attore porta sul banco degli imputati, davanti ad una giuria, la scuola e il sistema educativo per vederli condannare a risarcire gli ingenti danni inflitti alla popolazione studentesca e, per estensione, agli adulti di oggi. Il motivo? La scuola prepara al passato, invece che al futuro. E uniforma l’educazione, non meno di quanto uniformi le anime. Questo articolo è la trascrizione di una stupefacente arringa, arricchita, naturalmente, da un minimo di considerazioni personali. A beneficio di chi se lo fosse perso…

La scuola che crea robot

Albert Einstein una volta disse che ognuno di noi è un genio ma che, se giudichiamo un pesce dalla sua capacità di salire su di un albero, lui vivrà tutta la sua vita credendo di essere uno stupido. Ecco, da un bel po’ di tempo a questa parte, è come se la scuola chiedesse ad ognuno dei suoi studenti di essere un pesce ma contemporaneamente arrampicarsi sugli alberi.  È così, in fondo, che

  • la scuola trasforma milioni di persone in robot. Perché i ragazzi sono messi a nuotare in un acquario contro corrente ma senza che riescano a trovare i loro talenti.
  • le persone si convincono di essere stupide.

Il sistema educativo, al contrario, dovrebbe

  • incoraggiare l’autonomia,
  • favorire l’indipendenza,
  • sostenere la libertà di pensiero e
  • la scoperta dei talenti
  • In una parola, la scuola dovrebbe fornire un assist alla creatività dei ragazzi.

Poiché non accade, si producono ogni anno masse di menti chiuse, stereotipate e livellate verso il basso, che assolvono a grande fatica all’obbligo formativo, di fatto imparando a memoria e pregando che il tempo passi in fretta.


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La Relazione Educativa: dimensioni emotive e dinamiche di gruppo.

La relazione educativa


Non c’è più il futuro di una volta

Pensiamo quello che è successo dello studio, dell’evoluzione e del progresso. La tecnologia è cambiata, le auto sono cambiate ma, se osserviamo le foto delle aule scolastiche di un secolo fa, scopriamo che esse sono organizzate nella stessa identica maniera delle aule di oggi. Questo significa solo una cosa: la scuola non ha seguito lo stesso livello di evoluzione del resto del mondo che è profondamente cambiato.

Parimenti, i nostri ragazzi che seguono gli stessi programmi curricolari erogati sempre nella stessa identica maniera.

  • E così, dunque, che la scuola intende preparare le nuove generazioni al futuro?
  • O non è piuttosto vero che la scuola prepara per un futuro che è molto diverso da quello a cui si preparavano i nostri nonni e genitori?

Per questo, è più corretto dire che la scuola di oggi prepara ad affrontare un passato che non esiste più.

  • Le aule oggi come ieri sono disposte in file rettilinee ben ordinate e organizzate.
  • I ragazzi alzano la mano per chiedere la parola e, in otto ore di impegno scolastico, hanno la stessa breve pausa per rigenerarsi tra le lezioni.
  • Ma quel che è ancora più grave e che la scuola ancora oggi impone ai ragazzi quello che devono pensare e il modo in cui devono pensarlo.

Il tutto per ottenere un voto elevato. Il punto è che non abbiamo più bisogno di automi che pensano nella stessa maniera perché  il mondo è cambiato, è progredito e ha bisogno di persone in grado di pensare, che non chiedano costantemente di essere assistite nel lavoro personale per incapacità di rendersi autonome.

Generatori di dipendenza

E’ a questa mancanza di autonomia e a questa forma di subdola dipendenza, infatti, che la scuola oggi prepara. Non meravigliamoci, allora, che i giovani non riescano a trovare, ciascuno per sé, la propria strada.

  • Serve creatività,
  • serve indipendenza, autonomia, capacità di problem solving
  • Servono, in altre parole, competenze che i nostri ragazzi non hanno per demerito inconsapevole di un’istituzione scolastica vecchia e superata.

Se, infatti, le scienze oggi affermano che non esistono due cervelli uguali, perché mai la scuola si ostina a erogare una formazione stereotipata, cioè tarata su di una uniformità di

  • cervello,
  • mente e
  • pensiero

che, di fatto, è sconfessata da qualsiasi studio scientifico?

E’ come costringere tutti ad indossare l’abito di una stessa, unica misura. E’ come pensare di plasmare le menti con una formina che vuole ottenere a tutti costi lo stesso stereotipato risultato. Purtroppo, però, il risultato è proprio questo: i ragazzi si comportano tutti nella stessa maniera, parlano nella stessa maniera e soltanto in pochi emergono.

La negazione dell’unicità

John Ford sosteneva che c’è progresso solo quando esso appartiene a tutti. Ma non mettere ognuno nella condizione di progredire vuol dire non tenere conto della sua unicità, della sua differenza rispetto agli altri. E del suo personale modo di accedere alle risorse interne.

  • In che modo la scuola tiene conto di tutto questo?
  • Come giudicheremmo un medico che prescrive a tutti lo stesso farmaco?
  • Che cosa penseremmo di lui se intendesse curare con l’aspirina il mal di testa come il cancro?

Il risultato sarebbe tragico e tutti allontanerebbero un medico di questo genere. Ma, in fondo, non è quello che fa la scuola? Perché è esattamente quello che accade.

Attenzione! Non si tratta di cercare colpevoli ma di individuare le responsabilità ed intervenire su di esse per migliorare le cose.

  • Se, infatti, è giusto personalizzare una cura,
  • un abito sulla taglia che ciascuno indossa,
  • se ognuno può personalizzare a proprio piacimento la pagina del proprio social network,

allora è contemporaneamente giusto e sacrosanto che la didattica venga personalizzata sulle risorse e sui bisogni di autonomia della persona.

Una classe è, infatti, una piccola società in cui ci sarà il futuro professionista, il futuro imprenditore, l’operaio ed il disoccupato (i dati parlano chiaro). Persone che hanno

  • talenti diversi,
  • desideri diversi,
  • sogni diversi,
  • risorse personali diverse

come possono studiare le stesse materie e performare nella stessa maniera?

Personalmente, ne ho già parlato quando ho definito l’apprendimento multisensoriale creativo nel progetto d’introduzione dell’ora curricolare d’intelligenza emotiva in classe. Dal mio punto di vista, la risposta ai mali della scuola del nostro tempo.

Assolvete gli insegnanti!

Gli insegnanti non c’entrano con tutto questo. Essi svolgono il compito più importante al mondo ma sono sottopagati per il ruolo fondamentale che ricoprono nella nostra economia globale. Sono demotivati, vessati, oberati di lavoro.

  • Chi si occupa del loro benessere? Nessuno.
  • E come sono giudicati dalla società?

Un tempo erano una casta di menti elette. E lo sono. Ma sono ancora visti così? Piuttosto, oggi sono visti come persone che non hanno altra scelta nella vita che rifugiarsi nel grigiore di una classe (che nemmeno li riconosce più per il loro ruolo).

Gli insegnanti non vengono tenuti nella giusta considerazione in quanto persone, ciascuna con le proprie fragilità da curare e preservare, in quanto responsabili dell’avvenire della nostra società. Il loro è il lavoro più importante al mondo, inutile nasconderlo.

Tuttavia, essi operano e agiscono in un sistema che non offre loro alcuna scelta, tantomeno diritti. I corsi di studio sono scelti dalla classe politica che non ha mai passato una sola ora in un’aula di formazione, in una scuola, ad insegnare la conoscenza a ragazzi ossessionati da

  • test,
  • esami,
  • prove di ammissione.

Come se il futuro dei ragazzi dipendesse da lì.

Le anime non possono essere omologate

  • Garantire l’autonomia,
  • perseguendo talenti e
  • seguendo le inclinazioni personali.

Questo dovrebbe essere il compito della scuola. E gli insegnanti andrebbero messi nella condizione di concentrarsi su questo. Ma, per farlo, dovrebbero possedere i mezzi per arrivare all’anima dei ragazzi. Questo dovrebbe essere il lavoro degli insegnanti in ogni classe.

La matematica, la letteratura, la geografia, la storia sono indubbiamente importanti ma contattare l’anima dei ragazzi e le loro emozioni lo è ancora di più.

Solo che non sta scritto in grassetto nei programmi ministeriali della didattica scolastica.

Questa è la strada giusta, perché è solo così che ogni talento avrà la sua opportunità.


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