Nell’esperienza comune, muoversi in ambienti familiari, come all’interno della propria casa o in auto, lungo le strade che portano ad essa, non richiede alcuno sforzo di memoria. È, infatti, un processo automatizzato, una conoscenza implicita che si riferisce a un antico apprendimento che appartiene e apparterrà per sempre al nostro bagaglio di informazioni utili. La prova è nel fatto che muoversi da una stanza all’altra, come svoltare a destra e a sinistra per raggiungere il proprio indirizzo, può non richiedere alcuno sforzo d’attenzione: può, così, succedere, talvolta, che ci si trovi a destinazione senza ricordare affatto quale strada si sia percorsa per arrivarvi. Perché succede? E se tutto l’apprendimento venisse impostato intorno a questa modalità multisensoriale di catalogare le informazioni?
Apprendiamo per immagini
Il motivo è che apprendiamo, dunque, assimiliamo informazioni, molto prima e meglio se possiamo vederle. Il potere della vista, sia nel senso fisico che nel senso lato di “immaginare di vedere qualcosa anche ad occhi chiusi”, viene, infatti, spesso sottovalutato negli apprendimenti scolastici.
Eppure la maggior parte delle nostre azioni coscienti si basa su ciò che vediamo, il che fa della vista il senso più sviluppato, sia per effetto dello spessore e della quantità dei nervi che collegano gli occhi al cervello, sia per la grande estensione delle aree cerebrali dedicate alla visione che è molto più ampia di quelle dedicate agli altri sensi.
L’apprendimento implicito
Grazie a questa caratteristica, un apprendimento ottenuto vedendo diventa patrimonio implicito della conoscenza e viene riportato con grande facilità alla superficie della memoria, proprio perché la vista ha la capacità di automatizzare l’archiviazione delle informazioni in modo che siano più facilmente disponibili rispetto a quelle udite o affidate ad altri canali sensoriali.
Certo, ogni persona apprende prevalentemente attraverso un senso privilegiato: la maggior parte degli esseri umani attraverso la vista; altri attraverso l’udito, mentre una minoranza attraverso le percezioni
- tattili,
- corporee,
- sensoriali,
“di pancia”, per così dire. L’olfatto, invece, è stato abbandonato dall’uomo nel corso della sua evoluzione e caratterizza gli istinti primordiali e, quindi, il regno animale.
Apprendimento multisensoriale creativo
Non esiste, tuttavia, un senso migliore degli altri. E l’apprendimento migliore è sempre quello che coinvolge più sensi contemporaneamente. Cioè, se assisto a una presentazione, ascolto le parole e vedo poche immagini che riassumono visivamente il concetto (attenzione: non fiumi di parole scritte ma immagini), capisco prima, meglio e imparo di più.
Se quella data esperienza è anche emozionante (il relatore modula opportunamente il tono della voce, sorride, mi coinvolge con un racconto con cui mi identifico), ricorderò più a lungo. “Le persone”, scrive Mariano Sigman, “dimenticano facilmente quel che viene detto loro ma non dimenticano come le facciamo sentire.”
Per questo, io parlo di apprendimento multisensoriale creativo: perché il coinvolgimento di più sensorialità parallelizza le informazioni e le rende più coerenti con le aspettative della mente di chi le riceve. A maggior ragione se sono corredate da informazioni emotive.
Sensi ed emozioni
Che la corteccia visiva scambi continuamente informazioni con i circuiti limbici, dove hanno origine le emozioni, è, infatti, un’evidenza scientifica. Prova ne sia che, se abbiamo paura, possiamo scorgere forme che non esistono nella realtà ma che vengono prodotte dalla nostra mente, proprio in virtù dell’associazione di forze diverse.
Mettere insieme, dunque, informazioni ascoltate con altre “viste” e con emozioni correlate crea l’apprendimento migliore.
Conclusioni
Perché, allora, a scuola, si affida l’insegnamento alla sola parola? L’apprendimento non sarebbe più efficace e duraturo se le parole producessero anche immagini e se comunicassero emozioni? Si tratta, in fondo, di affidare le stesse informazioni a un canale multiplo, invece di sfruttarne solo uno, spesso, peraltro, quello meno efficace e gradito.
La probabilità che si generi un apprendimento automatico come guidare l’auto verso la strada di casa sarebbe certamente più alta. Peraltro, un tale apprendimento genera conoscenze implicite che non comporta alcuno sforzo recuperare e che facilitano l’astrazione e la produzione di nuove conoscenze.























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