Il cervello irrazionale sceglie in base al colore

cervello irrazionale coloriChe i colori abbiano una forte presa sul nostro cervello è ormai una conoscenza di dominio diffuso. Sappiamo anche, che pur avendo bisogno di coltivare l‘illusione di decidere razionalmente, la maggior parte delle scelte avviene al livello delle emozioni.  Quindi, decidiamo con l’emisfero destro, quello creativo, intuitivo e irrazionale. Da qui, la cura ossessiva alla scelta dei colori, ad esempio, nelle pubblicità, in tv e sui cartelloni stradali, che esercitano un forte condizionamento nelle decisioni d’acquisto dei consumatori.

Effetto del colore

Il colore è la percezione visiva generata dai segnali nervosi. Sono i fotorecettori della retina, situati negli occhi, che inviano tali segnali al cervello, quando assorbono le radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezze d’onda e intensità nello spettro visibile.  Tutti i colori conosciuti (e percepiti) sono il risultato della mescolanza di un numero ristretto di colori chiamati primari.

La preferenza personale di un colore rispetto ad un altro svela tratti del carattere e, in alcuni momenti della vita di una persona, può essere in risonanza con stati d’animo particolari o rispecchiare il temperamento.

Diversi studi, da cui, peraltro, hanno origine la cromoterapia e taluni orientamenti dell’Arteterapia, come quello antropologico di matrice steineriana, dimostrano che il colore è in grado di alterare

  • umore,
  • pressione del sangue,
  • appetito e perfino alcune funzioni metaboliche.

Al punto che i medici, in taluni casi, consigliano diete basate sui “colori”, con ciò intendendo consigliarci di mangiare frutti pigmentati con le cinque tonalità cromatiche principali.


Vai alla scheda del corso online:
Apprendere l’Arteterapia.Per insegnanti anche con Carta del Docente.


Il colore ed il benessere

Quando, anni fa, iniziai un esperimento di musicoterapia d’ascolto nel reparto di Infettivologia dell’Ospedale di Galatina, in provincia di Lecce, il Direttore fece ridipingere di arancione tutte le pareti della corsia e delle stanze. La scelta dei brani, da me proposti e pensati per i momenti

  • del risveglio,
  • dell’ora della terapia
  • e del sonno,

unitamente all’effetto cromatico di un ambiente “de-sanitarizzato”, voleva essere un sostegno al trattamento terapeutico di pazienti con HIV. La finalità: il perseguimento del benessere psicofisico delle persone ricoverate in una visione olistica della terapia.

Funzionò, fintanto che fu possibile portare avanti la ricerca, come spesso accade nelle istituzioni pubbliche. L’umore al risveglio, con i suoni della natura in un ambiente colorato, era più alto e molti raccontavano di sogni fiabeschi che contribuivano al rilassamento generale.

Quindi, il colore può influenzare il benessere sia fisico che emotivo. Al punto che la nostra personalità si esprime appieno, in un lavoro artistico, attraverso un colore che la rappresenta o che la condiziona.

Casi illustri

Non mi addentro nella simbologia dei colori: in internet, del resto, è possibile trovare molto sull’argomento. Riporto, però, esempi illustri in cui il colore ha determinato successo o insuccesso in una scelta o in un comportamento. Senza, per ciò, volerne trarre un principio di carattere generale.

Uno dei più celebri e ricorrenti nella storia del calcio riguarda i calciatori dai capelli biondi. Pavel Nedved, centrocampista della Juventus, raramente veniva sanzionato per falli di gioco e simulazioni perché l’angelica capigliatura, gli occhi azzurri e la carnagione chiara davano l’idea di “uno buono” che mai e poi mai avrebbe fatto del male agli altri.

Mi viene, poi, in mente, il caso dell’acqua Lete che, al di là di tutto, deve parte del suo successo al colore della bottiglia che richiama, pari pari, la più famosa Ferrarelle. Al punto che, negli ultimi anni, la storica azienda che commercializza le acque della fonte di Roccamonfina “100% bollicine naturali” ha cambiato colori sulla confezione, appesantendo sia il rosso dell’etichetta che il verde della bottiglia di plastica.

Il colore nel neuromarketing

Anni fa, era facile credere di aver acquistato una confezione di Ferrarelle, mentre, invece, si portava a casa una confezione di Lete. Anche perché, non era solo una questione di confusione cromatica. La ragione, che oggi ha studiato il neuromarketing, è che nel cervello irrazionale del consumatore si attiva una sorta di inconscia connessione basata sulla proprietà transitiva. E’ come se il nostro cervello ci dicesse: “se una confezione con quei colori è buona, anche altre con le stesse caratteristiche lo saranno.”

Il punto è che, quando acquistiamo, siamo pressoché  irrazionali e ci facciamo guidare dalle sensazioni. Sensazioni che hanno carattere emotivo e si fanno condizionare da una serie di informazioni che le aziende venditrici sanno come manipolare abilmente.

Un famoso esperimento, condotto da Louis Cheskin negli anni ’50, dimostra come il colore della confezione, dunque, il packaging, condiziona il successo del prodotto sul mercato.

Neuromarketing e psicologia del colore

Cheskin consegnò allo stesso gruppo di massaie, in momenti diversi, affinché li provassero, tre diversi detersivi in confezioni diverse:

  1. la prima era di colore giallo vivo;
  2. la seconda di colore blu;
  3. la terza ed ultima di colore blu con inserti gialli.

Pur trattandosi dello stesso detersivo, le massaie si dissero scontente dei primi due ed entusiaste del terzo!

E ora ho una domanda per voi: quali sono i colori dominanti sulle confezioni del Dash e del Dixan, i due detersivi più conosciuti e pubblicizzati?


Se sei interessato al tema della Scienza della Decisione, ti consiglio il corso online

NeuromarketingNeuromarketing: la scienza della decisione.
Basta cliccare sul pulsante.


Facebook Comments

Rispondi