La metacomunicazione per risollevare i rapporti conflittuali

metacomunicazione e relazioni efficaci

Il marito è solo in casa e riceve una telefonata da parte di un amico che vive fuori e che per due giorni sarà in città per lavoro. L’amico decide di invitarlo a casa, sapendo che anche la moglie sarebbe stata contenta e avrebbe proposto la stessa cosa. Tuttavia, la moglie arriva casa e i due hanno un’accesa discussione, pur essendo d’accordo sul fatto che la cosa più giusta era proprio quella  di invitare l’amico. Il motivo, molto probabilmente, è da ricercarsi nel disaccordo con il marito a causa di una precedente discussione.

Elementi di contenuto e di relazione

La comunicazione tra gli individui, come afferma Paul Watslawick, si definisce sempre in termini

  • di contenuto e
  • di relazione.

Incredibile ma vero, questo vale anche nelle coppie! Esperienze come quella appena riportata fanno scuola in tutti i corsi di comunicazione.

Se le relazioni sono chiare, è più facile che un rapporto possa crescere e procedere maturamente nei contenuti. Ma se ogni giorno le relazioni vanno ridefinite, non ci sarà spazio per i contenuti e gli individui saranno condannati ad inseguirsi in una giostra continua di ruoli. Così, chi sono io rispetto a te e chi sei tu rispetto a me diventano i temi portanti della relazione. E’ come se occorresse rinegoziare ogni volta il perché di emozioni contrastanti che “abitano” nel rapporto in sé. Rapporto che, per questo motivo, resta al palo. La conseguenza è che la comunicazione finirà per ammalarsi e diventare patologica.

La metacomunicazione è la soluzione

Il problema tra i due coniugi in apertaura si è fermato a livello di relazione, pur essendo d’accordo sul contenuto. Il disaccordo, dunque, nasce su altre modalità che riguardano le relazioni tra i due. Ecco perché la comunicazione avrebbe bisogno d’altro in quel momento.

Ovvero, sapendo che due persone sono d’accordo sul contenuto, dovrebbero avere l’intelligenza di metacomunicare. Vale a dire, di spostare l’attenzione dall’oggetto della discussione (il presunto contenuto) alla comunicazione stessa. Di far diventare, in altre parole, la comunicazione stessa l’oggetto della comunicazione e riflettere sul perché gli aspetti di relazione hanno impedito di essere pienamente d’accordo su quel contenuto.

Il che annullerebbe anche un po’ il rapporto di causa ed effetto a cui è impossibile risalire quando la comunicazione è avviata sui binari della patologia. Tra marito e moglie, infatti, si innescano dei meccanismi perversi per cui niente, a detta dei due contendenti, è causa dei comportamenti altrui ma solo conseguenza (effetto).  “Mi sono comportato così perché tu mi ha detto questa cosa”, “ho fatto questa cosa per quello che mi hai detto” e così via all’infinito.

Uomini come Nazioni

Discussioni come queste sono all’ordine del giorno e cessano solo per sfinimento dei due contendenti, salvo ripresentarsi in altra veste in occasioni successive. Sospendere in quel momento la comunicazione e riflettere sulla modalità in cui si sta interagendo, ovvero, come detto, metacomunicare, è, dunque, la cosa emotivamente più intelligente e l’unica soluzione. Cioè, chiedersi reciprocamente:

  • “Perché ci stiamo comportando così?”
  • “Che cosa ti fa soffrire del mio comportamento?”
  • “Che cosa posso fare per venirti incontro?”

In altre parole: “Quali emozioni ti provoca il mio agire in questo determinato modo? Il tuo agire mi provoca questo…” Ma gli uomini non sanno parlare di emozioni, questa è la verità.

Ma non accade quasi mai. Anzi, più facile che accada il contrario.

Quello che succede nei rapporti interpersonali di causa ed effetto è paragonabile ai rapporti tra le Nazioni. Sia l’Intesa che l’Alleanza che si armavano per prepararsi alla guerra, riporta Watslawick, ognuna pensando di doversi difendere dall’altra (effetto del comportamento altrui) e attribuendo all’altra le ragioni del proprio comportamento.

“Sono loro che ci obbligano ad armarci per difenderci. Noi siamo nel giusto perché siamo per la pace ma non abbiamo scelta”. Insomma, noi tutti agiamo di conseguenza, poiché è sempre colpa degli altri!

La profezia che si autodetermina

La metacomunicazione in casi simili si chiama diplomazia. Nei rapporti interpersonali ridefinisce le relazioni e derubrica la comunicazione dal fraintendimento che causa patologia. Vale anche nel caso della profezia che si autodetermina. Molti, ad esempio, sono convinti di non piacere agli altri e, comportandosi di conseguenza, autorizzano di fatto gli altri a reagire con antipatia tale da inviare come risposta quello da cui, in realtà, si è partiti.

Metacomunicare sarebbe, anche in questo caso, il modo di fare un reset alla comunicazione e orientarla sui binari dei contenuti, una volta definite le relazioni. E’ tipico delle psicosi, infatti, dover ridiscutere ogni volta in che relazione siano i due interlocutori tra loro. Ma, nei casi di grave patologia, manca del tutto la capacità di metacomunicare, come si verifica anche nelle relazioni morbose e ossessive. Cieca gelosia, sentimenti di possessione, ad esempio, sfociano troppo spesso nella violenza tipica di relazioni complementari, malate e tutt’altro che simmetriche.

Che le relazioni siano sbilanciate, in altre parole, non lo scopriamo certo adesso. Nella complementarietà, le coppie si danno dei rinforzi intermittenti, come afferma Gordon, per restare insieme. Ma, a volte, qualcosa si rompe e…e… E se ci fosse il modo per prevenire la degenerazione dei rapporti?

Quanti di voi, in fondo, non hanno desiderato di tornare indietro, almeno una volta, per ascoltare, comprendere, dire o fare qualcosa in modo diverso?


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