Ricordati di vivere: la bellezza come valore etico

La bellezza come valore eticoMemento vivere. Ricordati di vivere. Ricordati di vivere bene, si può e si deve aggiungere. Il vivere bene, chiaramente, è da intendersi come forma di esercizio finalizzato ad allargare il proprio punto di vista. Si tratta, cioè, di coltivare la propria “anima grande”, capace di affinare lo sguardo oltre la limitata visione umana. Le parole, queste e quelle che seguono, sono di Roberto De Donno, il Prof. Roberto De Donno, dovrei dire, mio amico, uomo di comunicazione e grande esploratore dell’animo umano. Che cosa c’entra questo concetto con la bellezza in un momento in cui sembra prevalere la spinta narcistitca legata a ciò che è esteriore, strumentale e materiale? E se, invece, riscoprissimo il suo valore etico, facendone un modo di vivere, non saremmo forse tutti più felici?

Vi lascio alle parole di Roberto. A lui, in premessa, vanno i miei complimenti ed il mio ringraziamento per aver accettato l’invito a pubblicare questo suo lavoro inedito sul mio sito.

L’ego, gli istinti e i desideri

Lo sguardo va oltre quando esso non si posa esclusivamente sul proprio ego e sui suoi istinti e desideri, ma piuttosto quando l’io si volge verso il sé, verso gli altri e verso la natura e il mondo. Quando una persona sta attenta a tutto, diventa sensibile. Ed essere sensibile significa avere una percezione interna della bellezza, possedere il senso di bellezza. Di fatto, ciascuno è chiamato al dovere morale di abitare poeticamente la terra. Ossia, tradurre in slancio vitale il rapporto tra soggetto ed oggetto, tra sé e gli altri, tra sé ed il mondo.

Avendo lo scopo di immaginare il pianeta che si vorrebbe abitare, a partire dalla casa, la città, i luoghi di lavoro e di svago, il territorio, e cambiandoli in meglio. Si dovrebbe iniziare ad abitare la terra in modo meravigliosamente denso, leggero, attento, sensibile, inebriante.

Il senso dell’abitare la terra

Sarebbe utile collegare piglio critico e felicità, senso concreto del reale e sfrenata utopica immaginazione. Sarebbe interessante raccontare cose e luoghi, tentare di vedere la bellezza intrinseca in modo che essa possa aprire lo sguardo verso orizzonti più ampi, in modo che si possa vedere e sognare, immaginare e trasformare. Bisognerebbe osservare e riflettere, cogliere i dettagli della natura e le sfumature delle cose, aver cura di ciò che c’è intorno, ascoltare i suoni e le voci, guardare con gli occhi di un viaggiatore che per la prima volta conosce la bellezza di posti nuovi.

Si dovrebbe incoraggiare la contemplazione (saper rendere degne di meraviglia parole e cose), anche quella urbana in tutte le forme possibili, nelle diverse stagioni, nei differenti momenti della giornata. Contemplare significa sospendere la normalità e aprirsi alla realtà nel suo ambivalente mistero, vedere la bellezza di considerare la linfa vitale presente in ogni cosa. In questa dimensione poetica di bellezza vi è una dimensione sorgiva del linguaggio e del vivere, che sembra ogni volta creare e ricreare il senso dell’abitare la terra.

La bellezza è amore

Occorre saper parlare d’amore, perché la bellezza, in tutte le sue declinazioni, è amore. Essa è

  • amore verso la curiosità di sapere e di conoscenza;
  • è immaginazione.
  • Ma anche gioia di sentire profumi,
  • felicità di vedere spazi nuovi e colorati,
  • immaginazione,
  • creatività
  • e attenzione nei confronti di tutto ciò che è vivo.

È vivo tutto ciò che ha significato e possiede in sé il senso della bellezza della vita. Epicuro insegnava che la terapia, modo per curare la sofferenza umana e via verso la pace dell’anima di natura terrestre, fosse proprio quella di avere gioia, di vivere con zelo. Si può vivere diversamente e celebrare una festa ogni giorno, esercitando il corpo e la mente nel sentire e nel vedere la bellezza e nel desiderio appassionato di essa.

Fare della bellezza una buona abitudine

Ci si deve abituare, fare in modo che la virtù, definita da Aristotele “stato abituale”, consenta di atteggiarsi bene riguardo alla passione. Fare, dunque, della bellezza una buona abitudine per esercitare la buona virtù, che è la condizione per cogliere ciò che è nella natura umana: accogliere e portare alla perfezione. Per recuperare il vero senso della bellezza l’uomo deve ricucire la dicotomia assurda che vede contrapporsi la conoscenza di sé con quella della natura e del mondo. Come se si trattasse di ambiti di sapere estranei o addirittura antagonisti.

Bisogna recuperare la cura di sé, producendo un comportamento, un modo di essere e di sentire in grado di collocare il singolo in una rete di relazioni, la cui corrispondenza lo modifica. Si tratta di connettere macrocosmo e microcosmo in una prospettiva di senso, osservando con attenzione il proprio agire ed il proprio sentire, contemporaneamente all’osservazione della natura e di tutti gli altri esseri umani: quel tutto senza il quale la vita oggettivamente non può essere.

Vivere secondo natura

Da questo punto di vista, il senso dell’anima si trova nel mondo e quello del mondo può essere riconosciuto e celebrato nell’anima. Cosicché i due poli risultano essere inopponibili. Da questa prospettiva parte una spinta di libertà che spiega il senso della bellezza di vivere secondo natura. L’anima, diceva Seneca, quando penetra profondamente nel grembo della natura, esprime la conoscenza dell’interiorità individuale. La sua consapevolezza sarà liberatoria solo quando riesce a creare un tensione interna tra il sé individuale e un sé capace di una prospettiva universale. Laddove il sé individuale è collocato in un luogo circoscritto e delimitato del mondo.

La bellezza è simile allo sguardo che ingloba tutto mentre osserva, comprende in sé ed abbraccia. Abbracciare la vastità del mondo e della natura allo scopo di situarsi felicemente lì dove ci si trova, cioè sulla terra. Trascendere la prospettiva singolare, imparando a comprendere l’altro in tutte le sue forme e tentando di arrivare a rispettare l’esistenza nel senso più ampio del termine.

Il valore etico della bellezza

E, allora, si ha voglia di riscoprire la bellezza e di riappropriarsene? Se sì, la bellezza deve diventare un discorso etico, cioè di comportamento, più precisamente di un modo di vivere di chi cerca la saggezza e la verità. E pure la felicità: fare della bellezza uno dei moti della propria anima, perché ciò rende felici. Perché senza soddisfazione dei moti della propria anima non si potrebbe vivere. Il tutto di cui gli uomini fanno parte supererà ogni livello di limitatezza, elaborandolo con la grazia della bellezza.


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