Lavoro agile: la benedizione della New Economy per il rilancio dell’Azienda Italia

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Se la cultura dello smart working, il lavoro agile, arriva anche in Italia, vuol dire che la New Economy ormai ha attecchito. E che queste sono le logiche conseguenze. Se, poi, entra anche nelle Pubbliche Amministrazioni, allora è avanguardia pura. Nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi, il Ministro della Semplificazione e Pubblica Amministrazione,  Marianna Madia (nella foto), ha ribadito le premesse: «Meno cultura della procedura e più cultura del risultato e dell’obiettivo. Non contano solo le ore lavorate ma obiettivi e risultati». Perché questo modello e questo modo di pensare sono una benedizione per l’impresa, per l’economia nazionale e, in generale, per le ambizioni dei lavoratori?

Le lavoratrici ringraziano

Quante mamme troveranno più vantaggioso continuare il proprio lavoro da casa? Quante donne che oggi si dividono tra mille impegni, compresi quelli domestici? Specialmente tra quelle impiegate nelle Pubbliche Amministrazioni. Meno rientri, meno riunioni. Ma a condizione che, per le Scuole pubbliche come per gli sportelli dei Comuni, aumenti la qualità nei servizi offerti. Anche di quelli offerti dallo Stato, dunque. Questa è la convinzione della sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. «L’amministrazione pubblica – ha detto – aprirà la strada in modo convinto e determinato» alle nuove forme di lavoro flessibile nel Paese.

Dalla Old alla New Economy

I tempi sono davvero cambiati. E forse è la volta buona che sono cambiati in meglio. Certo, peggio di così era difficile immaginarseli, come si vince anche dall’allarme lanciato da Tito Boeri. Un tempo, i genitori dei cinquantenni di oggi, dopo aver terminato gli studi (e una Laurea significava posto assicurato!):

  • trovavano impiego in azienda (o nel pubblico);
  • ci restavano per 40 anni;
  • infine, andavano in pensione. Con buona uscita e un bell’assegno mensile.

Ma questi tempi dove stanno più?

Le conseguenze della New Economy

Il lavoro agile, quello che si può fare da casa, dunque, è una conseguenza diretta della New Economy. In qualche modo, una strada obbligata. Quello che cambia rispetto a prima è che, dopo aver terminato gli studi (e una Laurea non dà più alcuna garanzia), i giovani di oggi:

  • se saranno fortunati, troveranno un lavoro in azienda.
  • Trovato il lavoro, dovranno saperselo tenere, poiché saranno assoggettati al raggiungimento di risultati. Sia che frequentino l’azienda che se lavoreranno da casa. Per questo, secondo le previsioni, faranno circa 25 lavori diversi nel corso della loro vita professionale.
  • Cambieranno lavoro ogni 3-5 anni. I nostri figli, nel 65% dei casi, sempre secondo le stime, faranno un lavoro che oggi ancora non esiste e che nasce con le opportunità del web.
  • Non potendo contare su nessuna pensione dopo 40 anni,
  • saranno costretti a lavorare a oltranza.

A meno che?

A meno che non sfruttino l’enorme opportunità del lavoro agile che permette di dar fondo alle spinte ambiziose che ai giovani non mancano affatto. Così diventa percorribile la strada dell’auto-imprenditorialità, oggi incoraggiata dalle nuove tecnologie.

Nel passaggio dalla Old alla New Economy, infatti, cambia tutto.

  1. Si sono persi molti posti di lavoro con l’avvento di internet. In fondo, interagiamo con centralini automatici, facciamo check-in online e acquistiamo sul web, laddove prima c’erano operatori.
  2. Gli alti livelli di disoccupati e inattivi fanno sì che ci siano persone con alte competenze che sono inoccupate. E che sono disponibili a svolgere le stesse mansioni dei vecchi impiegati ad un costo inferiore;
  3. Il nuovo stato di cose autorizza le aziende a ridurre i compensi e a subordinarli al raggiungimento di obiettivi periodici che saranno contrattualizzati a monte.

Il lavoro agile, un grande risultato

Può sembrare un controsenso oppure che sia tutto a vantaggio delle imprese ma non è così. Perché

  1. il lavoratore capace non avrà paura di confrontarsi con la propria efficienza;
  2. attendendo i risultati, un dipendente valido guadagnerà di più e sarà più motivato a fare carriera di quanto non accada oggi.
  3. Infine, qualora non trovi la sua giusta dimensione in un’impresa “x”, il lavoratore potrà sempre decidere di mettersi in proprio, lasciando (si fa per dire) il posto a persone più motivate e capaci. Aziende e lavoratori trarranno beneficio anche da un’evenienza del genere.

Siemens come Virgin

La prima azienda di cui ho notizia che abbia adottato contratti basati sul principio del lavoro smart o agile è la casa discografica britannica Virgin. Di fatto, ai dipendenti viene detto:

  • c’è tanta gente preparata in giro che vuol lavorare qui.
  • Se siete bravi, non è l’orologio che può determinarlo.
  • Più risultati portate, meglio vi paghiamo.
  • Se no, tutti a casa.

In Italia, la prima azienda a muoversi sulla falsa riga di Virgin (ma quasi un ventennio dopo!) è Siemens. Federico Golla, Amministratore Delegato di Siemens Italia, rende noto che dal 2011 il processo di allineamento al principio dello smart working era avviato.  Oggi quel processo può considerarsi completato al 100%, anche grazie all’accordo con i Sindacati dei lavoratori.

Ecco come funzionerà

Facciamo un esempio che spiegherà come il lavoro viene sganciato dalla logica delle ore dedicate, in favore della qualità e dei risultati ottenuti.

Se prima un impiegato percepiva, supponiamo, 24.000,00 euro lordi all’anno, ad un certo punto l’azienda, per effetto delle conseguenze della crisi prolungata, si vedrà costretta a livellare il tetto dei compensi a 20.000,00 euro lordi. Ma così suddivisi:

  • I primi 10.000,00 euro costruiranno la base fissa;
  • Il resto sarà legato al raggiungimento di obiettivi annuali.

Ecco le due possibilità.

  1. Se gli obiettivi non saranno raggiunti, non sarà un problema per l’imprese, poiché risparmieranno parecchi soldi, mentre i lavoratori andranno a cercare altro.
  2. Viceversa, se gli obiettivi saranno raggiunti, le aziende guadagneranno di più e potranno mantenere i propri impegni senza rischiare il collasso.

Perché conviene?

Il modello dello smart working conviene semplicemente perché questo è un modello molto migliore per la società. Esso, infatti, permetterà

  • di raggiungere obiettivi più ambiziosi con costi inferiori;
  • di premiare il valore ed emarginare l’opportunismo;
  • il raggiungimento di risultati con l’impiego di meno persone. Il che è a vantaggio della creazione di nuova impresa tra coloro i quali resteranno fuori dalle aziende che assumono alle nuove condizioni.

A tutto vantaggio

  1. di lavoratori, che potranno produrre di più, guadagnare di più, organizzarsi meglio il tempo e fare carriera più in fretta;
  2. di imprese, che potranno risparmiare se improduttive o proliferare con le giuste risorse umane. Inoltre, molte imprese nasceranno su iniziativa di coloro i quali non accetteranno lo smart working;
  3. dell’economia nazionale, che potrà intravedere l’uscita dal tunnel grazie alla responsabilizzazione di un lavoro vincolato al raggiungimento degli obiettivi.
  4. Per finire, anche a vantaggio della concorrenza. Il proliferare di imprese creerà servizi e prodotti migliori a prezzi più accessibili. Anche questo è un volano di rilancio dell’economia.

Quindi, conviene a tutti quelli che non si spaventano di questo cambiamento. Certo, bisognare capire cosa si intenda per obiettivo. E se tutti attribuiamo al termine il medesimo significato.

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