L’archetipo del Minotauro e le relazioni d’attaccamento

Jung e l'archetipo del Minotauro

Mi sono occupato del mito del Minotauro per trattare il tema del labirinto come metafora del pensiero contorto dell’uomo e delle difficoltà che si frappongono tra il sé e la sua piena realizzazione. Dato il mio interesse verso la narrazione di sé per la crescita personale, trovo interessante tornare sull’argomento perché il  mito di Teseo e Arianna offre molti spunti per la riflessione. 

Il tema della fiducia

Benché, come genere letterario, sia differente dalle fiabe, di cui solitamente mi occupo, anche il mito offre  punti di vista nobili e funzionali al Metodo Autobiografico Creativo.

Tra i temi del mito del Minotauro, in particolare, spiccano quello del faccia a faccia con la parte buia e selvaggia di sé  e l’importanza della fiducia per sconfiggere, grazie alla collaborazione, la forza bruta.

Della prima mi sono occupato in diverse occasioni, mentre la fiducia è un argomento per me centrale in questo momento della mia ricerca intorno all’efficacia personale e professionale. Fiducia, d’altro canto, riconducibile alle relazioni d’attaccamento, in particolare con la figura materna, da cui nasce la capacità dell’adulto di affidarsi.


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Jung e l’archetipo del Minotauro

Secondo Carl Gustav Jung, il “cuore” del labirinto richiama l’utero materno e il filo di Arianna il cordone ombelicale. Il Minotauro è un embrione, l’ombra inquietante delle possibilità inespresse, con cui ciascuno è chiamato a confrontarsi. Per Jung

  • il Minotauro è l’archetipo dell’immagine materna divorante e del percorso dell’anima verso l’equilibrio del proprio sé.
  • Il labirinto con le sue infinite possibilità rappresenta, di conseguenza, l’itinerario mentale che ha accompagnato l’uomo nel corso della storia e del suo tortuoso cammino verso la consapevolezza di sé.

L’ambiguità dell’inconscio

In ambito artistico, l’opera d’arte svela l’”irrazionalità della ragione” e mette a nudo la verità delle cose. L’artista possiede la creatività e le tecniche necessarie per attraversare e sfidare tutti i percorsi del labirinto e giungere al centro, dove ha, finalmente, accesso all’ambiguità dell’inconscio.

Così come Teseo, munito della spada, del filo e del proprio coraggio, percorre i meandri del labirinto, uccide la bestia, portatrice di una doppia natura, e, infine, riemerge alla luce.

Il mito e l’arte del ‘900

I grandi cambiamenti culturali avvenuti all’inizio del ‘900 hanno prodotto un totale capovolgimento del punto di vista con cui si osserva il mondo. Cadute le ultime certezze, si aprono nuovi labirinti ben più caotici e intricati. Il che implica una ristrutturazione del linguaggio pittorico, che passa attraverso lo sconvolgimento della visione naturalistica della realtà.

All’ordine che aveva caratterizzato fino a quel momento la ragione occidentale, si sostituisce un disordine labirintico che si rivelerà estremamente stimolante e fecondo dal punto di vista artistico.

Picasso, in particolare, si concentra sulla simbologia del Minotauro, rappresentandone la duplicità con elementi pittorici riferiti sia all’aggressività che alla tenerezza, entrambe riconducibili alle relazioni infantili, benché sfuggano al tema della fiducia che riguarda, viceversa, il punto di vista dell’eroe Teseo che lo sconfiggerà.


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