Il Signor IKEA e la felicità del genio creativo

IKEA-Ingvar-Kamprad

Il Signor Ikea è stato un genio dei nostri giorni. Si chiamava Ingvar Kamprad e in pochi sapevano chi fosse, prima della sua scomparsa, il 28 gennaio 2018, all’età di novantun anni. Ha fondato un impero da oltre 65 miliardi di euro, comprava solo vestiti dal mercatino delle pulci e andava in giro in autobus. In autobus andò, qualche anno fa, a ritirare perfino il premio come imprenditore dell’anno in Svezia. Si racconta che gli uomini della sicurezza non lo riconobbero e non lo fecero entrare. “Voglio dare il buon esempio”, rispondeva a chi gli chiedeva il perché di tanta semplicità. Un profilo basso di un uomo semplice che ha fatto della felicità il motore del suo genio creativo. 

Il genio di Ikea

Un giorno, mentre il giovane Kamprad era impegnato in un trasloco, provando difficoltà a trasportare un tavolino in auto, pensò che sarebbe stato fantastico se i piedi potessero smontarsi. Così, senza attendere che altri cogliessero i frutti della sua rivelazione creativa, decise che quella capacità di “vedere oltre”, nata dal bisogno, sarebbe stata la sua sfida per il futuro.

Fu così che, ad Älmhult, nel sud della Svezia, nel 1958, Ingvar Kamprad aprì il suo primo degli attuali 345 negozi in 42 Paesi. Ikea, nell’ultimo ventennio, è diventata leader mondiale del mercato dell’arredamento, con i suoi tipici imballaggi piatti ed i mobili scomponibili fino alle dimensioni di un francobollo.

L’ultranovantenne genio svedese è diventato famoso più per la sua condotta di vita, morigerata e frugale, che per il fatto di essere stato uno degli uomini più ricchi del mondo.

Allora, chi è il genio? La sagoma grassoccia del signore barbuto, turbante in testa, che esce dalla lampada appartiene all’immaginario collettivo. Ma, nella verità e nella quotidianità, incontrare il genio è assai più facile di quanto non si possa credere. Ognuno può esserlo o può diventarlo, qualora scopra e decida di seguire la spinta creativa che lo invogli a valorizzare il pensiero laterale.

Le evidenze

Gli studi dimostrano, infatti, che l’attitudine a vedere oltre, ad usare, dunque, il pensiero laterale, creativo e anticonformista, appartiene a tutti gli uomini, a diversi livelli. E che essa può essere sviluppata e migliorata a qualunque età. Anche il pensiero laterale, dunque, può essere allenato e sviluppato grazie alla pratica creativa. Perché creativi si nasce ma questa capacità si va perdendo nella frenesia della vita adulta. E, con essa, si atrofizzano le chiavi di accesso al pensiero laterale. Per questo usiamo ossessivamente sempre le stesse strade del pensiero lineare, verticale e riproduttivo: perché cerchiamo soluzioni ogni giorno lungo percorsi che il nostro cervello conosce già.

Esistono due modi per risvegliare il genio creativo che è in noi:

  1. condurre una vita semplice, serena e felice o
  2. dedicarsi in modo intenzionale all’esercizio della creatività.

In che senso?

Esiste una strettissima relazione fra stati emozionali e insights creativi. La felicità aumenta le possibilità creative che l’ansia diminuisce o inibisce. Se viviamo situazioni di stress per il nostro organismo, l’attività cerebrale aumenta, con la conseguenza di compromettere la capacità di percepire quei segnali lievi, quelle flebili vocine dall’inconscio. Quelle vocine ci contattano, sotto forma di onde Alfa, subito prima dell’insight, durante lo stato di quiete del nostro cervello “rumoroso” ma noi siamo troppo presi per ascoltarle.

Non solo. Il lavoro sulla conoscenza di sé permette di riportare la mente alla calma e apre la strada alle rivelazioni. Anche per questo, gli studi dimostrano che le persone più inclini ad avere insights sono anche le più coscienti delle proprie esperienze interiori. E questo dal momento che, essendo in grado di osservare i propri vissuti, comportamenti manifesti e le emozioni che vi sono associate, possono modificare i modi di pensare e agire, specie se in passato si sono rivelati infruttuosi.

La pratica intenzionale della creatività, d’altro canto, è funzionale all’acquisizione di una maggior consapevolezza emotiva, esattamente come accade durante attività come meditazione, yoga, arti terapie, lavori sull’autobiografia e sui vissuti interiori. E la consapevolezza porta emozioni positive che sbloccano risorse creative e pensiero laterale.


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Gli iper-creativi

Nel 2009, ad Harvard, fu portato a termine uno studio, iniziato sei anni prima, sul tema del rapporto tra creatività e attenzione, su di un nutrito campione di dirigenti, funzionari e imprenditori. Dai dati rilevati emerge che i più creativi sono accomunati da una serie di capacità.

  1. Associano (di più e meglio degli altri) concetti apparentemente scollegati tra loro (integrazione fra concetti).
  2. Si pongono sfide e domande, anche molto impegnative, a cui danno risposta grazie alla facilità di accesso alle risorse creative.
  3. Riescono a tenere alti i livelli di concentrazione e attenzione nello svolgimento dei loro compiti, massimizzando, in tal modo, i tempi e il raggiungimento degli obiettivi.
  4. Affrontano senza paura le difficoltà e i momenti di crisi, focalizzando l’attenzione e tutte le proprie risorse nella ricerca della soluzione migliore, senza accontentarsi di surrogati.
  5. In genere, frequentano persone diverse da loro che mettono in discussione le loro idee e allargano le loro prospettive.

Ancora una cosa: i soggetti presi in esame sono risultati fortemente motivati, focalizzati sulla propria crescita creativa (l’80% della creatività può essere appresa, acquisita e incrementata con l’esercizio) per raggiungere gli obiettivi. E questo è il potere dell’intenzione: permettere al cervello di prestare attenzione a ciò che ritiene davvero importante.

Non solo artisti

L’aspetto strabiliante dell’esperimento, dunque, è che in qualche modo sconfessa la radicata convinzione secondo cui la creatività è appannaggio di artisti, musicisti, scrittori, poeti e pittori, mentre imprenditori, uomini di scienza e politici sono molto più pragmatici.

Il campione, composto da professionisti di ogni settore, ha, così, evidenziato che, pur nella loro diversità, gli iper-creativi sono accomunati da molte caratteristiche comuni:

  • grande energia fisica,
  • calma,
  • impegno nel lavoro per molte ore al giorno,
  • grande concentrazione,
  • freschezza ed entusiasmo,
  • capacità di combinare gioco e disciplina,
  • perseveranza.

A questo va aggiunto che le persone creative hanno grande consapevolezza emotiva, sono curiose, attente e considerano fondamentale divertirsi durante le attività creative (e il divertimento, si sa, genera emozioni positive).

La creatività richiede intenzione

Mettersi a disposizione di una pratica intenzionale della creatività e di emozioni positive comporta, il più delle volte, un cambiamento degli stili di vita. E il cambiamento spaventa.

Spesso, tuttavia, è una paura immotivata, sostenuta solo da un pensiero riproduttivo che vorrebbe lasciarci marcire in mappe scadute, superate o inefficaci, per non correre il rischio del vuoto, rappresentato dal nuovo, dal “non ancora conosciuto”. La verità è che cambiare si può. Ma bisogna volerlo. La creatività ha bisogno di intenzione, se il fine ultimo è la felicità. Bisogna, dunque, essere intenzionati ad allenare la creatività o a diventarlo sempre di più, benché sia un processo difficile. Ma quando si è disponibili a sperimentare la creatività, ci si rende conto di essere entrati in un circolo virtuoso di ostacoli e ricompense.

La storia, a proposito di persone creative che hanno cambiato il corso egli eventi umani, insegna che, senza

  • l’intenzione,
  • la motivazione e
  • la voglia di pensare differentemente, di ricercare nuove strade,

il genio creativo che risiede in ognuno di noi resta sopito.


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