Produrre idee creative con la tecnica del brainstorming

brainstorming ideeQuanto il lavoro di gruppo possa eccellere nella risoluzione di una qualsiasi sfida lo si può sperimentare ogni volta che sia dia il caso di un confronto finalizzato alla scelta dell’idea migliore. Quella che effettivamente oltrepassa la scontata gestione di una disputa apparentemente insormontabile. Seduti intorno ad un tavolo o all’aria aperta, i partecipanti ad un’attività di brainstorming si attengono alle sue regole fondamentali: esprimere qualunque idea, anche la più strampalata, ascoltare quelle degli altri, rinunciare a criticarsi e a criticare. 

Che cos’è il brainstorming?

Ecco le tre definizioni più comuni per il brainstorming.

  • Un cervello in tempesta.
  • Una fase creativa particolarmente prolifera di idee.
  • Un assalto mentale di gruppo.

Letteralmente il termine inglese significa tempesta di cervelli e indica un’attività che si espleta mediante una condivisone di idee in gruppo. Per grandi linee, funziona così.

  1. Il gruppo si incontra per cercare soluzioni ad un determinato quesito-problema.
  2. Ogni partecipante alla riunione esprime, di primo acchito, una qualsiasi idea risolutiva, semplicemente per libere associazioni.
  3. In prima battuta, viene dichiarata ammissibile ogni proposta.
  4. Succesivamente, vengono selezionate solo quelle pertinenti e considerate più coerenti rispetto alla specificità della domanda.

Da Alex Osborn a Eric Kandel

La tecnica del brainstorming viene proposta per la prima volta da Alex Osborn. Con un esperimento del 1957 da cui prese il via una pratica oggi molto diffusa che porta quel nome, il pubblicitario americano mise insieme un gruppo di persone con l’intento di stimolare delle libere associazioni di idee. Osborn partiva dalla conoscenza di una memoria semantica, in una specifica area cerebrale, che raccoglie le conoscenze personali, generali e strutturata come una complessa rete di elementi concettuali intrecciati tra loro. L’attivazione di un solo elemento di questa fitta rete automaticamente fa scattare gli altri elementi a quello associati.

Di lì a poco, Eric Kandel, con la scoperta delle basi fisiologiche della memoria dei neuroni, elaborerà le teoria della memoria intelligente che gli varrà il Premio Nobel per la medicina nel 2000. Ancora oggi questa scoperta, per nulla distante dall’esperimento di Osborn, è la più accreditata per spiegare il funzionamento del processo creativo negli esseri umani.

Idee chiamano idee

Se, dunque, stiamo partecipando ad un’attività di brainstorming in gruppo, le idee altrui azionano alcune aree della nostra rete cerebrale, che, con ogni probabilità, sarebbero rimaste inattive qualora avessimo lavorato da soli. Lavorare in gruppo, quindi, risveglia la creatività. Anche se esistono esercizi di brainstorming individuale.

Se, però, si preferisce l’attività gruppale, è opportuno che i partecipanti al brainstorming rispecchino profili diversi di competenza, così da ricoprire un campo concettuale più ampio. Con queste condizioni, il gruppo impara a spaziare da una categoria all’altra, attivando il pensiero laterale o flessibile. La maggior parte delle innumerevoli idee prodotte sarà certamente inutilizzabile ma, secondo il calcolo delle probabilità, più è elevato il numero delle idee, maggiore è la percentuale di quelle apprezzabili.

Evidenze discordanti

In un articolo pubblicato nel novembre 2016 nella rivista Mente e Cervello, Eva Delacroix, docente all’Università di Paris Dauphine e direttore del Master in Comunicazione e Marketing, cita anche l’esperimento di Donald W. Taylor che appare contrario alla presunta bontà del metodo del brainstorming. Taylor, nel 2010, arriva a dimostrare come, nelle sedute di lavoro, si attivino dei freni che inibiscono l’efficacia del gruppo.

A suo parere, nello stesso periodo di tempo, gruppi di quattro soggetti avrebbero prodotto poco più della metà delle soluzioni che ognuno avrebbe portato singolarmente. Ripetendo l’esperimento tempo dopo, dedusse che il gruppo nominale, ossia, le persone che lavorano da sole, anche in gruppo, risultava più creativo di quello “reale” (inteso come la somma dei partecipanti).

Ciò sembrerebbe contraddire l’efficacia del metodo brainstorming. In effetti, lavorare in contesti con più persone potrebbe rallentare la produzione di idee per alcuni motivi di carattere meramente temporale oppure sostanzialmente psicologico.

Gestire l’attesa

Ad esempio, l’attesa del proprio turno per prendere la parola si traduce in un tempo prolungato, col rischio che la persona non considererà più attinente l’idea nel momento in cui potrà esprimerla. In un certo senso, la produzione di idee è inversamente proporzionale alla durata del tempo di attesa per esprimere il proprio parere.

Tra l’altro, spesso accade che entri in campo un altro fattore inibitorio della produzione di idee: la reticenza. Come, ad esempio, ci si limita nell’esprimersi se il gruppo è composto da persone esperte in materia. Una sorta di censura autoimposta che scaturisce da un certo timore reverenziale.

Liberare la creatività

Come può, dunque, il coordinatore di un gruppo provare a scardinare le inibizioni che compromettono la creatività dei suoi collaboratori con il brainstorming? Ecco sei semplici consigli.

  1. Limitare le disparità gerarchiche e di esperienza.
  2. Ridurre al minimo la presenza di persone troppo coinvolte nel progetto e che tenderebbero a giudicare.
  3. Informare gli individui che alla fine della seduta dovranno redigere un resoconto (in tal modo, aumentano la concentrazione e la predisposizione allo scambio di idee).
  4. Vigilare sul gruppo, per renderlo più esplosivo.
  5. Fissare obiettivi precisi, magari facendo riferimento a traguardi raggiunti in precedenti esperienze.
  6. Optare per soluzioni più anonime, come il brainstorming elettronico, in cui i partecipanti, anonimamente, si scambiano le idee attraverso un programma di chat in tempo reale.

Il brainstorming e i gruppi

Sull’efficacia della tecnica del brainstorming è tuttora in corso un dibattito fra psicologi, atto a delineare le linee di massima della effettiva produttività del gruppo a discapito di quella individuale e viceversa. In effetti, nonostante sia alquanto apprezzato, il brainstorming raramente ha raggiunto risultati superiori a quelli della tecnica individuale.

In ogni caso è stato riscontrato che, chi partecipa ad un’attività di brainstorming trova più piacevole lavorare in gruppo, se e quando si crea un’atmosfera lavorativa serena a vantaggio dello spirito di squadra. Una seduta di veri e propri cervelli in tempesta non va, perciò, considerata produttiva solo quantificando le idee ma soprattutto sulla base della percentuale di realizzabilità delle stesse.

Il punto d’arrivo

Solo così i partecipanti possono alternare

  • fasi di pensiero creativo a
  • fasi di pensiero razionale,
  • seguite dall’analisi delle diverse proposte.

In ciascuno di questi momenti ognuno può esprimersi secondo la propria competenza.

Insomma, se è l’idea che stiamo cercando, più che un’idea, è così che ogni persona, crescendo individualmente e nel gruppo, può avvicinarsi alla soluzione più creativa e coerente alla sfida assegnata.


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