Scrive la filosofa neostoica Martha Nussbaum (nella foto) nel libro “Coltivare l’umanità”, in tema di ragionamento socratico per l’educazione alla cittadinanza attiva, che l’uomo è portato in maniera naturale a ragionare in modo logico, quasi come ad esprimersi nella sua lingua madre. Ma la logica da sola non basta. Peraltro, non tutti si trovano a proprio agio con il ragionamento scientifico. Eppure la scuola, sospinta dalle aspettative delle famiglie, sembra andare in quella direzione. Si viene riducendo, così, lo spazio riservato agli studi umanistici, considerati di minor valore rispetto alle materie scientifiche che preparano a diventare cittadini della società del profitto. Gli studi compiuti sui bambini e sugli adolescenti, però, dimostrano che essi riescono a disimpegnarsi con grande fatica nella complessità della quotidianità.
La verifica logica
La gran quantità di immagini e di informazioni, diffuse dalla mediasfera, obbliga allo sviluppo di una attenta capacità critica e, quindi, di verifica logica, da cui dipende il reale contributo che essi sapranno dare alla democrazia.
La maggior parte degli studenti, di conseguenza, non acquisisce i mezzi necessari per cogliere le insidie e i ragionamenti fallaci che si nascondono, ad esempio, nei demagogici discorsi politici o in talune modalità di trasmettere notizie e modelli culturali da parti delle tv. Il che legittima la facile diffusione del clima di paura e il proliferare delle fake news. In tal mondo, le masse sprovvedute fanno proprie opinioni di altri, manipolate e diffuse ad arte, pensando che siano le proprie. La fretta, peraltro, non lascia tempo alla verifica.
Spesso, allora, si rinuncia a verificare l’attendibilità.
La verifica logica, infatti, sarebbe un prezioso fattore di protezione da tutto questo. La logica vera permetterebbe di smascherare menzogne e pregiudizi che spesso vengono passati per ben articolati ragionamenti. E anche essa non aiuta le persone ad amarsi di più, tuttavia contribuisce ad evitare che le persone oppongano argomentazioni razionali a premesse fasulle. La verifica logica è preziosa per la democrazia, perché offre alle persone la chiave di interazioni positive e costruttive.
La scuola
La scuola è (o dovrebbe essere) la palestra che prepara i futuri cittadini del mondo al ragionamento logico, al pensiero critico, con la guida illuminante dell’insegnante. L’insegnante ha, infatti, un ruolo di enorme responsabilità, se
- è motivato,
- capace di ascolto e
- di ispirazione.
Se, in altre parole, diventa una guida affidabile che riesce a indirizzare le risonanze emotive, connesse al pensiero, degli studenti nel giusto verso, affinché essi non si perdano nella nebbia della confusione generale. Ma per questo serve la cultura umanistica. E una formazione del corpo docente al sentire e all’intelligenza emotiva.
La democrazia
Scrive il filosofo inglese Alexander Meiklejohn: “Esistono molte forme di pensiero e di espressione all’interno della comunicazione umana dalle quali il votante può attingere e sapere: comprensione, sensibilità e valori umani. In altre parole, la capacità di esprimere un giudizio oggettivo e valido che una votazione dovrebbe sempre poter permettere. Gli uomini hanno bisogno di romanzi, di opere teatrali, di dipinti e di poemi, perché saranno chiamati ad esprimere il loro voto”.
Lo scritto di Meiklejohn spiegano quali strumenti rendano più semplice diventare cittadini del mondo:
- l’arte,
- l’immaginazione,
- la fantasia,
- la narrazione.
Sono questi i migliori alleati della ragione e della logica, strumenti che le rendono vive e applicabili.
L’imperatore romano Marco Aurelio, d’altro canto, scriveva: “Per diventare cittadini del mondo, è necessario coltivare la capacità di immaginare in maniera simpatetica, la quale rende possibile comprendere le motivazioni e le scelte degli altri”.
L’empatia
Ciò vuol dire che esistono un sapere e un insieme di competenze che vanno oltre il tecnicismo a cui sembrano preparare le scuole occidentali.
Già Eraclito, duemilacinquecento anni fa, scriveva: “Imparare molte cose non significa immediatamente comprenderle in maniera adeguata”. Dietro il messaggio di Eraclito, in definitiva, si cela la consapevolezza che debba esserci necessariamente qualcosa in più rispetto al sapere tecnico. D’altro canto, la capacità
- di immaginare l’altrui stato d’animo e
- il pensiero
in maniera simpatetica è il modo più efficace per condividerne punti di vista, difficoltà, problemi, comprenderli e comprenderne risorse e potenzialità.
Le differenze di religione, di razza, di classe, di origine, rendono, tuttavia, questo compito assai arduo, specialmente davanti al primordiale e naturale scontro di civiltà con cui muoviamo i primi passi nella vita. È proprio lo scontro di civiltà (che viviamo intimante e che poi proiettiamo sugli altri), infatti, a guidare le scelte, i desideri, i pensieri e il modo stesso di rapportarsi con il mondo.
Così, invece della vicinanza, prevale la noncuranza, l’allontanamento, la separazione, con il pretesto proprio della diversità, dell’eccessiva distanza.
Coltivare l’umanità
La creatività e l’arte, quale espressione della più autentica umanità, sopperiscono a questo vuoto. Perché tutte le forme di espressione artistica sono in grado di creare un ponte, un collegamento tra la vita interiore e la vita sociale dell’individuo. La musica, la danza, la narrazione, la letteratura, la pittura, il cinema hanno, allora un ruolo importante nell’orientare la comprensione del mondo, di quanti vivono intorno a noi.
La letteratura, in particolare, attraverso la sua capacità di rappresentare pensieri, circostanze, situazioni e sfide offre un contributo significativo all’empatia, a quella stessa comprensione simpatetica di cui parla Marco Aurelio.
Come, d’altro canto, scriveva Aristotele nel nono capitolo della Poetica, è proprio la letteratura che mostra non soltanto ciò che è già accaduto ma ciò che può ancora accadere, in quanto previsione di eventi di cui ci si può prefigurare la conseguenza, se si è in grado di conoscere meglio se stessi e poi anche gli altri. Assume, così, ancora più valore quanto affermato da Alexander Meiklejohn sul tema dell’importanza di coltivare le scienze umane come preludio all’espressione più alta della democrazia: il voto nel segreto delle urne.
Coltivare l’umanità e le sue espressioni è, infatti, il modo per sviluppare in maniera compiuta non solo la sensibilità delle persone e la capacità di giudizio nel momento delle scelte.






















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