Tag: linguaggio

empatia linguaggio comportamento sociale
Crescita personale

Empatia e linguaggio alla base del comportamento sociale

Il concetto di empatia si traduce nelle due preziosissime doti che, in quanto uomini, possediamo: capire e condividere le emozioni dei nostri simili.Se vogliamo, sono proprio queste le capacità che ci rendono superiori agli altri esseri viventi. Ma ci abbiamo messo molto tempo per arrivarci. Milioni di anni di evoluzione. Fino a quando, centomila anni fa, non si è sviluppata la corteccia cerebrale. Ancora oggi, tuttavia, arrivare a padroneggiare il codice delle emozioni ed il linguaggio con cui esse si esprimono è una capacità riservata a pochi. Vediamo, allora, come funziona questo processo che ci porta a comprendere e «guardare dentro agli altri».Continua a leggere

dislessia e deficit del linguaggio
Comunicazione

Neurobiologia dei deficit del linguaggio: una finestra sulla dislessia

Che cosa succede, nel cervello del bambino dislessico in relazione alla produzione e alla comprensione del linguaggio? I moderni strumenti d’indagine, che permettono di vedere il cervello in azione, hanno modificato le concezioni dominanti per buona parte del secolo scorso. Dalla teoria localizzazionista, che considerava l’area di Broca e l’area di Wernicke come predisposte a tali funzioni, di fatto, si passa ad un modello più evoluto. Modello di pensiero secondo cui le funzioni linguistiche non vengono considerate di competenza di poche, ben definite, aree. Ma dove la produzione e la decrittazione dell’informazione linguistica interessano, piuttosto, gran parte della neocorteccia e delle reti neurali distribuite in aree diverse dell’encefalo.Continua a leggere

il linguaggio spiega la nostra visione del mondo
Comunicazione

Il linguaggio che usiamo spiega la nostra visione del mondo

Il cervello umano è lo stesso degli uomini di ottomila anni fa. Lo afferma Paolo Legrenzi, Docente di Psicologia dell’Università di Padova, nel suo libro La mente. Quello che è cambiato è il concetto più immateriale di mente, a dimostrazione della non coincidenza delle due dimensioni. E', peraltro, il contributo della neurolinguistica la quale, per definire il linguaggio quale atto comunicativo, ignora le dispute tra le diverse filosofie della mente, secondo cui mente e cervello sono due entità separate, coincidenti o che si influenzano reciprocamente. Certo è che, se il cervello è rimasto lo stesso, la mente è profondamente diversa. Lo è rispetto al tempo e alle diverse aree geografiche, dimensioni in relazione alle quali il linguaggio, come espressione dei suoi contenuti, ha dato vita a culture diverse. Continua a leggere

Crescita professionale

L’arte di persuadere: ascoltare e fare le giuste domande

In che senso? Mi spiego con un esempio. In una torrida notte dell’estate del 1996, ero in macchina in compagnia di amici alla ricerca di un semplicissimo ghiacciolo al limone, per esaudire il desiderio di Tiziana, una giovane commercialista che aveva trascorso con noi la serata in discoteca. Non mi sembrò vero di trovare ancora aperto un bar a Castromediano, alla periferia di Lecce, che in quel momento spegneva le insegne. “Non ripieno!” mi urlò dietro la mia amica mentre scendevo di corsa prima che chiudesse. Quando entrai, trovai l’anziano barista praticamente al buio. Continua a leggere

musica
Arti Terapie

La musica, strumento di coesione sociale

I primi studi sulle risposte emotive alla musica risalgono al 1936. Partendo da alcune evidenze sul piano neurofisiologico, la psicologa e musicologa Kate Heiner dimostrò che vi sono due elementi essenziali che il nostro cervello utilizza per elaborare una risposta emozionale alla musica: il Modo, cioè la tonalità (Maggiore/Minore) e il Tempo, cioè la velocità di esecuzione (Veloce/Lento).

A partire dagli anni cinquanta, diversi psicologi hanno cercato di spiegare il potere della musica confrontando l’apprezzamento musicale con il linguaggio. Oggi sappiamo che la corteccia emotiva del cervello, un’area dedicata all’ascolto, elabora elementi musicali elementari come l’altezza (la frequenza di una nota) e il volume; mentre le vicine aree uditive secondarie gestiscono modelli musicali più complessi, come l’armonia e il ritmo.Continua a leggere