Un corso sull’arte di parlare in pubblico è molto di più di un corso di public speaking. È un modo per affrontare il limite, superare la paura degli altri, quella del giudizio, l’imbarazzo, la timidezza, la vergogna, migliorare in autostima, sicurezza e fiducia. Per questo, il primo passo è imparare a gestire le emozioni che si vivono. Soprattutto se generano stress e ansia (foto di copertina realizzata con IA).
Parla in pubblico
Quando pensiamo a un corso di public speaking, la prima immagine che ci viene in mente è abbastanza prevedibile: una persona che cerca di conquistare il suo pubblico, esprimendosi con chiarezza, controllando la voce, utilizzando bene le pause, organizzando il discorso e mantenendo viva l’attenzione di chi ascolta.
Tutto vero. Ma c’è anche molto altro.
Imparare a parlare in pubblico significa entrare in una situazione nella quale diventiamo particolarmente visibili. Gli altri ci osservano, ascoltano le nostre parole, interpretano il tono della voce, leggono i movimenti del corpo e reagiscono a ciò che comunichiamo. Proprio per questo il public speaking può diventare un laboratorio straordinariamente interessante di consapevolezza personale.
Parlare davanti agli altri ci mette, per così dire, davanti a noi stessi. E questo ci fa oltremodo paura.
La paura del giudizio sociale
La paura di parlare in pubblico è molto diffusa. In effetti, è la terza paura più diffusa dopo quella del vuoto e quella dei serpenti. Uno studio condotto su oltre 1.100 studenti universitari e pubblicato su PubMed ha rilevato che il 63,9% dichiarava di provare paura nel parlare in pubblico. Nello stesso campione, quasi nove studenti su dieci avrebbero desiderato ricevere una formazione specifica per migliorare questa competenza.
Un altro studio epidemiologico condotto sulla popolazione generale, anch’esso pubblicato e disponibile su PubMed, aveva già evidenziato che circa un terzo delle persone intervistate sperimentava una forte ansia davanti a un grande pubblico. Tra i pensieri più frequenti comparivano il timore di perdere il filo, mostrare visibilmente l’agitazione, dire qualcosa di inappropriato oppure trovarsi improvvisamente incapaci di continuare. Per questo, la paura di parlare in pubblico viene spesso associata alla Sindrome dell’impostore, quella normalissima condizione in cui una persona invitata a tenere una conferenza teme di essere “smascherata” e considerata non all’altezza del compito richiesto, anche se si tratta di pure fantasie dettate dall’ansia.
La verità è che dietro la paura del palcoscenico si nasconde spesso qualcosa di più profondo della semplice difficoltà tecnica.
- C’è il rapporto con il giudizio.
- C’è la rappresentazione che abbiamo di noi.
- C’è il timore della valutazione altrui.
- C’è il bisogno di sentirci adeguati.
Per questa ragione parlare in pubblico rappresenta una particolare forma di esposizione sociale: mentre comunichiamo un contenuto, contemporaneamente presentiamo noi stessi.
Parlare significa mostrare qualcosa di sé
Ogni comunicazione racconta qualcosa di chi comunica.
Nel mio lavoro sulla comunicazione con intelligenza emotiva ho insistito proprio su questo aspetto: la parola entra in una relazione molto più ampia nella quale intervengono emozioni, intenzioni, significati, aspettative e modalità attraverso cui entriamo in rapporto con gli altri. La comunicazione diventa così uno dei luoghi privilegiati dell’incontro tra Io e Tu.
Durante un intervento pubblico tutto questo diventa particolarmente evidente.
Pensiamo alla voce.
- Una persona può conoscere perfettamente un argomento e parlare velocemente perché teme il silenzio.
- Un’altra può usare un tono molto basso perché sente di occupare troppo spazio.
- Un’altra ancora può riempire ogni pausa di parole perché vive quel breve vuoto come una perdita di controllo.
Ecco allora un primo passaggio fondamentale: imparare a parlare in pubblico significa osservare ciò che accade dentro di noi mentre comunichiamo.
- Che cosa succede al mio corpo?
- Che cosa penso quando cento occhi mi guardano?
- Quale emozione compare?
- Che cosa temo possa accadere?
- Quale immagine di me cerco di proteggere?
Sono domande che trasformano una tecnica comunicativa in un esercizio di autoconsapevolezza. Per questo parlo di “arte di parlare in pubblico”: perché, attraverso le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, una persona incontra le sue emozioni, le pacifica e solo dopo aggiunge la tencica.
Il corpo parla prima delle parole
La comunicazione coinvolge sempre una dimensione corporea. Postura, espressione del volto, orientamento dello sguardo, respirazione, gestualità, prosodia e ritmo costituiscono parte integrante del messaggio. Nel public speaking questa dimensione diventa immediatamente osservabile perché il corpo entra nello spazio relazionale insieme alla parola.
Anche per questo l’allenamento produce un effetto interessante: insegna progressivamente a riconoscere i segnali fisiologici dell’attivazione emotiva.
- Il cuore accelera.
- La respirazione cambia.
- La bocca può diventare asciutta.
- I muscoli si tendono.
- Le mani cercano un appoggio.
Queste reazioni appartengono ai normali meccanismi di attivazione dell’organismo davanti a una situazione percepita come socialmente significativa che è stato oggetto di diversi studi.
Un’ulteriore conferma
Uno condotto nel 2024 ha analizzato proprio gli effetti di un training comunicativo sugli studenti universitari attraverso l’osservazione sia della percezione soggettiva, sia di alcuni parametri fisiologici connessi alla situazione di public speaking. La ricerca ha, di fatto, confermato quanto l’esperienza di parlare davanti agli altri coinvolga contemporaneamente dimensione cognitiva, emotiva e corporea.
Per questo, imparare a riconoscere queste reazioni consente progressivamente di governarle.
Ecco il collegamento tra parlare in pubblico e l’intelligenza emotiva. Ed ecco perché un training sull’arte di parlare in pubblico è un grande esercizio di autoregolazione emotiva utile a tutti, non solo a chi tiene abitualmente discorsi pubblici.
Public speaking e regolazione emotiva
L’intelligenza emotiva abbraccia la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni proprie e altrui. Nel modello che ho sviluppato insieme ai miei coautori, consapevolezza, comunicazione, empatia, gestione delle emozioni e qualità delle relazioni appartengono a uno stesso sistema di competenze.
Che una situazione di public speaking permette di esercitare quasi simultaneamente.
E non è detto che la situazione sia necessariamente una conferenza: può essere una riunione di lavoro, un incontro con un cliente o con uno sconosciuto, un’assemblea condominiale, un incontro con gli amici del calcetto.
- In tutti i casi, prima del discorso dovremmo riconoscere il nostro stato interno.
- E durante l’intervento dovremmo mantenere l’attenzione sul contenuto mentre osserviamo le reazioni di chi ci ascolta.
Se qualcosa cambia (una domanda inattesa, un problema tecnico, una distrazione) dobbiamo adattarci.
Se siamo in cortocircuito emotivo, però, questo non accade.
Il primo insegnamento, allora, è sapersi autoregolare. Una capacità che arriva con la pratica.
Esporsi, ad esempio, gradualmente a una situazione temuta permette al cervello di aggiornare le proprie aspettative: ciò che inizialmente viene interpretato come altamente minaccioso può progressivamente diventare familiare e gestibile.
Oppure riprodurre lo stimolo in laboratorio, durante il training, permette di anticipare e prevenire l’esperienza vissuta tendenzialmente come minacciosa.
Gli studi sull’esposizione applicata alla paura di parlare in pubblico mostrano, infatti, riduzioni significative dell’ansia anche quando vengono utilizzati ambienti virtuali che simulano lo sguardo e la presenza degli ascoltatori.
Imparare a parlare significa imparare a pensare
C’è poi un’altra competenza meno evidente.
Parlare bene richiede pensare bene.
Un discorso efficace possiede una struttura. Ha un punto di partenza, una direzione e una conclusione. Stabilisce priorità. Seleziona informazioni. Distingue ciò che è essenziale da ciò che può essere lasciato sullo sfondo.
Preparare un intervento pubblico costringe quindi a chiarire prima di tutto a noi stessi ciò che vogliamo dire.
- Qual è il messaggio?
- Perché dovrebbe interessare?
- Quali informazioni servono davvero?
- Quale esempio rende comprensibile un concetto?
- Che cosa voglio lasciare nella mente di chi mi ascolta?
Questo lavoro migliora la capacità di organizzare il pensiero.
Per questa ragione le competenze di public speaking risultano utili ben oltre le conferenze, come detto. E riguardano la crescita umana della persona che, in questo modo, impara a conoscersi meglio e a diventare un ascoltatore migliore, prima di diventare un eccellente comunicatore.
Insomma, un corso sull’arte di parlare in pubblico è un’esperienza trasformativa che tutti dovrebbero fare almeno una volta per mettere sul banco di prova la propria crescita personale.



















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