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Sincerità
Crescita professionale, Post

Essere sinceri è la radice della fiducia

Stephen M. R. Covey nel suo libro “The speed of trust”, tradotto in italiano in “La velocità della fiducia”, afferma che la fiducia nelle relazioni si basa su un dato di fatto incontrovertibile. Che si tratti di una relazione personale o professionale, quello che facciamo ha un impatto sempre maggiore rispetto a qualsiasi cosa diciamo. La fiducia si stabilisce (o si distrugge) attraverso i comportamenti. Secondo Covey sono 13 i comportamenti che alimentano la fiducia relazionale. I primi cinque derivano dal carattere, i secondi cinque dalla competenza, gli ultimi tre richiedono, più degli altri, la collaborazione di carattere e competenza. Il primo di questi comportamenti, che è anche il primo che riguarda la sfera caratteriale, consiste nell’essere schietti.

Essere schietti

Nella vita privata, come in quella professionale, tutti vorremmo che le persone

  1. fossero sincere e dirette;
  2. dicessero le cose senza sotterfugi e senza ingenerare equivoci;
  3. chiarissero le loro finalità in ogni circostanza.

Essere schietti è l’onestà in azione. Si fonda sui principi d’integrità, onestà e franchezza. Vuol dire, in sostanza, due cose:

  • dire la verità e
  • lasciare sempre l’impressione giusta.

Il contrario della schiettezza sono la menzogna e l’inganno. Quando le persone mentono e vengono scoperte,

  • distruggono la fiducia e
  • creano i presupposti perché, da quel momento in poi, nessuno creda più alle loro parole.
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Va detto, tuttavia, che i più non mentono. Almeno non spudoratamente. Ma fingono di essere sinceri. Così, vengono traditi da comportamenti tipici di chi possiede questi tratti di personalità:

  • tergiversare,
  • trattenere volutamente informazioni fondamentali,
  • essere incoerenti (dire una cosa e farne un’altra o, addirittura, l’esatto contrario),
  • sviare manipolando;
  • adulare,
  • preoccuparsi della posizione personale,
  • simulare.

Benché la schiettezza sia indispensabile per creare fiducia, il più delle volte, tuttavia, essa va mitigata con abilità, tatto e giudizio. Ad esempio, essere sinceri e non aver tatto nell’evitare di ferire gli altri non è affatto un pregio ma un difetto equiparabile alla menzogna.


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storie di fantasia che fanno crescere
Crescita personale, Fiabe e storie

Leggere storie aiuta lo sviluppo armonico della personalità

Narrativa, fiabe e storie di fantasia sono molto di più che semplici letture. Possiamo, piuttosto, considerarle degli amplificatori dei processi mentali che sviluppano la personalità e la socialità. Entrare nel mondo simulato di una storia, infatti, entrare in rapporto con la mente dei suoi personaggi, ci spinge a cambiare. Vale a tutte le età, benché i primi a trarne un grande beneficio in termini di qualità dei rapporti interpersonali, anche nella vita adulta, siano bambini e adolescenti.

Le storie plasmano la personalità

Gli studi dicono che considerare la narrativa come una semplice distrazione è un grossolano errore, poiché essa possiede una forza che ha origine nel legame emotivo che il lettore stabilisce con i personaggi della storie. In una parola, dall'empatia. E' l'esperienza d'empatia emotiva che, infatti, consente al lettore di immaginare di vivere come vivono i personaggi di cui legge nelle opere di narrativa.

Che nel corso della lettura anche a noi capiti di fare nostri i vissuti dei personaggi dei romanzi, rispecchiandone sentimenti e azioni, lo dimostrano anche i nuovi strumenti di scansione cerebrale. Applicati nel corso delle ricerche per verificare la correlazione tra la lettura e le abilità sociali, hanno confermato che, durante la lettura di storie, le preoccupazioni personali vengono messe da parte per far posto all'adozione degli stati d'animo dei protagonisti.

La risposta emotiva del cervello alla buona letteratura può perfino concorrere ad alterare il senso di sé del lettore. Solo le caratteristiche della narrativa, infatti, portano ad identificarsi con i personaggi in una maniera cui generalmente non arriva la letteratura non di invenzione.

Storie che migliorano le relazioni

Mettersi comodi in poltrona a leggere un romanzo fa  bene alla mente e alla vita di relazione. Lo dicono le ricerche condotte in Canada, tra il 2006 e il 2010, ad opera degli psicologi dell'Università di Toronto. Il primo studio, a cui ho dedicato un altro articolo che consiglio, che, in origine, aveva dimostrato l'esistenza di una correlazione tra la lettura di narrativa e il potenziamento dell'intelligenza sociale, con il tempo sembrò non rispondere alla domanda se fosse vero anche il contrario,

  • cioè, se persone con spiccate abilità sociali fossero naturalmente più inclini alla lettura.
  • Ovvero, se persone appassionate di lettura possedessero già spiccate competenze sociali.

Così, Raymond Mar, tre anni dopo decise di ripetere la ricerca. Nel 2009, 252 adulti appassionati di lettura di romanzi si prestarono all'indagine che, in questa seconda fase, intendeva misurare le cinque principali dimensioni della personalità dei soggetti:

  • estroversione,
  • stabilità emotiva,
  • apertura mentale,
  • socievolezza e
  • coscienziosità.
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Il test sulle dimensioni della personalità

Queste le principali evidenze emerse dalle risposte al test.
  1. Tutti riportarono punteggi mediamente elevati nei cinque campi oggetto dello studio.
  2. Le persone con punteggi più alti di altre nell'item sull'apertura mentale erano, in prevalenza, lettrici di opere di narrativa.
  3. Esiste una correlazione tra quantità di opere di narrativa lette e le abilità sociali, come empatia e apertura mentale, che dimostra come sia la prima a condizionare le seconde e non il contrario.

L'indagine ha, inoltre, risolto il dilemma legato al collegamento tra le reti di supporto sociale e il grado di isolamento sociale e di solitudine dei singoli. Cioè, i lettori di narrativa non sono e non si sentono mai soli. Anzi, riescono a intrecciare legami sociali, che forniscono loro sostegno, molto più solidi dei lettori di saggistica. Che, viceversa, vivono più a margine delle reti sociali.

Fiabe e storie di fantasia

Nel 2010, Mar e collaboratori hanno ripetuto lo studio su 55 bambini in età prescolare. Il risultato è stato che maggiore era il numero di fiabe e storie di fantasia che i bambini si sentivano raccontare (e il numero di film che vedevano), più alto risultava il punteggio nei cinque test condotti per valutare dimensioni di personalità e comportamento pro-sociale.

In realtà, questo principio, legato alle storie di fantasia, vale anche per gli adulti. Nei miei laboratori sul Metodo Autobiografico Creativo con la Tecnica della Fiabazione, infatti, la narrazione di sé con l'ausilio delle fiabe inventate, grazie alla metafora, accresce

La metafora, infatti, dicendo senza dire, sussurra, in forma fantastica e creativa, chiavi di lettura della realtà che, nascoste nell'altalena dei personaggi e delle ambientazioni, aprono a nuovi vertici di osservazione sul mondo intorno.

Le evidenze degli studi

Tutti i dati fin qui disponibili, dunque, raccolti nel corso degli anni e nelle diverse ricerche, confermano l'ipotesi  iniziale, secondo cui leggere narrativa facilita lo sviluppo delle abilità sociali. Il motivo, aiuta ribadirlo, è che  offre al lettore l'esperienza di

  • decentrarsi da sé durante la lettura e
  • pensare ad altre persone, mettendosi nei loro panni.

La caratteristica distintiva della narrativa risiede, infatti, proprio nel trattare di esseri umani, o simili agli umani, e delle loro intenzioni e interazioni. E la lettura di romanzi e storie fantastiche consente di allenarsi in questo campo.

Certo, come verifica a questa teoria, quella che possiamo definire la prova del nove, occorrerebbe avviare un'ulteriore fase di sperimentazione. Quella in cui assegnare, per diversi mesi, ad alcune persone il compito di leggere

  • o solo narrativa
  • o soltanto libri non di narrativa,

al fine di misurare il livello di consapevolezza sociale di entrambi i gruppi, prima e dopo il periodo dedicato a queste letture. Se la loro teoria dei ricercatori è corretta, i lettori di narrativa dovrebbero presentare significativi progressi nei valori relativi alla loro vita sociale e i loro punteggi dovrebbero essere più alti di quelli delle persone impegnate esclusivamente in letture di altro genere.

Insomma, un'idea per il gruppo di ricerca di Keith Oatley, Professore Emerito di Psicologia Cognitiva all'Università di Toronto, che, in Canada ha dato il via a questi studi.

Conclusioni

Anche se i cambiamenti dei tratti di personalità osservati dall'équipe dell'Università di Toronto sono probabilmente temporanei, è possibile che gli effetti diventino più duraturi quando le persone dedicano più tempo alla lettura di opere di narrativa. Dedicarsi a questo specifico genere letterario permette

  • una maggiore apertura mentale e
  • un più alto "senso degli altri",

rispetto a quanto non accada agli altri in generale.

La grande narrativa e le storie d'invenzione possono, in altre parole, trasformare anche le strutture stabili della personalità.

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leggere apre la mente
Crescita personale, Fiabe e storie

Leggere apre la mente e migliora le abilità sociali

Esiste un modo per entrare nella mente degli altri? Cioè, per mettersi nei panni degli altri e comprendere appieno i loro punti di vista? La risposta a quella che appare una sfida da film di fantascienza arriva dal Canada. In un articolo pubblicato in italiano nel Maggio 2012 dal mensile di Psicologia e Neuroscienze Mente & Cervello, Keith Oatley, Professore Emerito di Psicologia Cognitiva all'Università di Toronto, afferma, infatti, che questo è possibile.

L’importanza di una lettura

La tesi di Oatley è che, ad esempio, leggere storie sia un modo efficace di capire il carattere degli esseri umani e affinare, di conseguenza, le attitudini del cervello sociale. Fare proprie le esperienze vissute dai personaggi dei romanzi, rivivendo dentro di noi sentimenti e azioni, è un modo per esercitarsi nell'arte di interagire con gli altri. Anche quando ci si apparta in solitudine per concentrarsi sulla lettura di un libro.

Scrittori e lettori, infatti, usano i personaggi dei romanzi per riflettere sulle persone che incontrano nella vita. Se vogliamo, questa è anche un po’ un’inversione di tendenza rispetto al valore che gli psicologi cognitivisti assegnavano alla letteratura d’invenzione come strumento per capire la gente. Ma poi i tempi sono cambiati e negli ultimi decenni si è assistito ad rilancio dell'importanza del racconto e delle storie per la crescita personale.

Le storie si rivelano molto utili, infatti, per la comprensione, da parte del lettore, non solo dei personaggi dei libri ma anche, in generale, del carattere di una varia umanità. Lungi dall'essere una fuga dalla vita sociale, lo dicono le ricerche, leggere storie

  • apre la mente e
  • migliora le capacità interattive,
  • perché mette il lettore nella condizione di capire a fondo gli esseri umani.
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Narrazione ed empatia

Il perché di tutto questo è in queste semplici parole: quando un lettore è nel mondo immaginario della finzione narrativa, aumentano

  • empatia e
  • capacità di assumere il punto di vista degli altri.

La lettura può perfino modificare la personalità stessa di chi legge. L'atto apparentemente solitario di starsene per conto proprio a leggere un libro è, quindi, in realtà un esercizio di interazione umana che contribuisce ad affinare il cervello sociale.

La lettura, infatti, precede di gran lunga internet e i computer. E i primi veri e propri mondi virtuali erano proprio le storie. Era attraverso di esse che si poteva

Un esperimento di simulazione sociale

Partendo, infatti, da queste premesse, Raymond A. Mar realizzò nel 2006 uno studio sulla simulazione sociale. Obiettivo della ricerca dell’allora dottorando in Psicologia all'Università di Toronto era capire se coloro che leggevano molte opere di narrativa fossero più efficaci nelle interazioni sociali rispetto ad altri soggetti meno inclini ala lettura. Secondo Mar, così come i piloti degli aerei fanno pratica nei simulatori di volo, allo stesso modo è possibile che la gente riesca ad acquisire esperienza nelle relazioni sociali semplicemente leggendo narrativa.

Il risultato, che divenne oggetto di pubblicazione, evidenziò che, più le persone leggevano narrativa, più divenivano capaci di

  • percepire le emozioni espresse attraverso gli occhi e, in misura minore,
  • di interpretare correttamente gli indizi sociali.

Il che stabilisce un primo forte legame tra la lettura di opere di narrativa e le abilità sociali, pur nell’impossibilità di determinare con assoluta certezza se fosse la lettura a provocare le differenze osservate o se tali competenze fossero pre-esistenti nel campione osservato.

In entrambi i casi, il binomio sembrò dare grandi soddisfazioni.

Lettura e Teoria della Mente

Lo studio condotto nel 2006 comprendeva anche un test sulla comprensione dell'espressione degli occhi. L’abilità di comprendere le emozioni degli altri dall’osservazione degli occhi, infatti, è legata alle abilità empatiche su cui si fonda la moderna Teorie della Mente.

Se, infatti, ammettiamo come veri i principi secondo cui

  • la Teoria della Mente è la capacità di assumere il punto di vista altrui e di capire, al tempo stesso, che altri potrebbero avere convinzioni e intenzioni diverse da quelle dall’osservatore, e che
  • la lettura di testi di narrativa aiuta a costruirsi modelli dei contenuti della mente delle altre persone,

la correlazione tra la cultura umanistica (o la semplice passione della lettura) e le neuroscienze appare dimostrata. O, perlomeno, è dimostrabile che s’incontrino sul terreno comune dell’empatia. Nonostante, come già detto, il collegamento tra leggere narrativa e abilità sociali potrebbe semplicemente riflettere una maggiore affinità con la lettura delle persone più dotate di intelligenza sociale. Divorare romanzi, cioè, potrebbe essere un effetto, e non una causa, di abilità mentali più orientate alla comprensione degli altri.

Una cosa, però, appare chiara in tutti i casi: la terra di nessuno che separa la cultura umanistica da quella scientifica sembra erodersi pian piano. Con grande sollievo del mondo della scuola e dell’educazione che può, finalmente, vedersi riconoscere il merito di preparare per la società persone migliori. E, in fondo, più intelligenti.

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Edutainment aggiornamento formazione
Scuola

Ecco l’edutainment, la nuova formazione basata su apprendimento e gioco

Si chiama competenza agita e mette insieme i diversi livelli del sapere. La necessità di Sapere, Saper Essere e Saper Fare, infatti, oggi è richiesta in lungo e in largo, dai concorsi pubblici (nella scuola, nelle forze armate, nelle amministrazioni pubbliche) alla vita politica (dove la ricerca dell’etica comportamentale è, o dovrebbe essere, importante almeno quanto la conoscenza delle ideologie di partito), dalla selezione del personale nelle aziende (a maggior ragione se la ricerca riguarda Quadri e Dirigenti) allo sport (settore in cui il management delle società, ad esempio, calcistiche pongono molta attenzione all’aderenza ad uno stile che vado oltre le capacità tecniche degli atleti). Gli esempi si sprecano. Ma quello che appare evidente è che la nuova cultura della formazione di professionisti, imprenditori e manager, sia il risultato di un processo evolutivo che impone nuove regole di adattamento ai tempi in cui le sole conoscenze non bastano e non soddisfano più. Un rapido excursus storico ci aiuterà nella spiegazione.Con la post-modernità (siamo nel quarantennio che va dal dopoguerra agli anni ‘90), infatti, la società che era stata industriale nell’Ottocento cambia profondamente e diviene una società basata sui servizi, sulle politiche per l’ambiente, sulle nuove tecnologie. Arriva il consumismo e, con esso, il marketing e la pubblicità. Siamo in piena globalizzazione, epoca che quasi sconfessa lo sforzo compiuto dagli Stati Nazionali per circoscrivere gli spazi identitari della propria cultura in favore di quella che Baumann, sociologo contemporaneo, definisce la società liquida, per evidenziarne la caratteristica di essere senza confini netti, interculturale. Soprattutto, la nuova società è sempre meno attenta al rigore dei processi culturali, tipico della società romantiche, quasi “de-intellettualizzata” per via della crescente attenzione alla leisure, al piacere, all’intrattenimento.Così, accanto all’educational (il sistema educativo tradizionale), nasce l’entertainment (divertimento, intrattenimento) e, dalla fusione dei due termini, l’edutainment, neologismo coniato da Bob Heyman mentre produceva reportage per il National Geographic che si potrebbe tradurre con divertimento, intrattenimento (o piacere) educativo. Il termine edutainment viene largamente usato e ripreso anche da Zigmund Baumann il quale, nella postmoderna società liquida e consumistica in cui i confini tra gli estremi si fanno sempre più labili (sempre più volte, ad esempio, il sacro si confonde con profano e così via) e i bisogni materiali si rinnovano ad una elevatissima velocità (la stessa a cui si consumano e si mettono da parte i beni), sostiene quanto anche la cultura e le conoscenze siano soggette a rapido invecchiamento. E quanto necessitino di un rapido aggiornamento. La Scuola e l’Università, in quanto istituzioni di stampo tradizionale, non sono in grado di tenere il passo del mutamento sociale e non sono più la garanzia di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. La nuova società richiede conoscenze, competenze e abilità (che vanno al di là dei titoli di studio) transdisciplinari, multidisciplinari, duttili, veloci da acquisire, in formazione continua, aggiornabili facilmente e che rispettino possibilmente il concetto di leisure e di edutainment. Ecco perché viene recuperato il concetto di Life Long Lerning come strumento per garantire questo ideale percorso di aggiornamento lungo tutta la vita con l’ausilio delle nuove tecnologie. Peraltro, non è un caso che oggi il termine edutainment sia usato anche per riferirsi proprio a quel settore dell’e-learning che cerca di trasmettere i concetti chiave in maniera divertente e piacevole.Gli effetti di questo processo storico producono la Raccomandazione UE 23 Aprile 2008 che, di fatto, istituisce, nella nuova visione di un mercato unico europeo, il sistema EQF (European Qualification Framework), una griglia di referenziazione comune a tutti gli Stati membri che funga da dispositivo di traduzione tra i diversi sistemi delle qualifiche e i rispettivi livelli, sia per l’istruzione generale e superiore sia per l’istruzione e la formazione professionale. Tale Raccomandazione impegna gli Stati membri ad usare il sistema EQF come strumento di riferimento per confrontare i livelli delle qualificazioni dei diversi sistemi nazionali dal 1° gennaio 2014, data a partire dalla quale tutte le certificazioni delle qualificazioni rilasciate anche in Italia dovranno riportare un chiaro riferimento al corrispondente livello del Quadro Europeo delle Qualificazioni per l’apprendimento permanente.Le disposizioni del Parlamento Europeo, recepite con l’Accordo Stato-Regioni del 20 Dicembre 2012 e applicabili a tutte le professioni, nessuna esclusa, generano nel nostro Paese la Legge 4/2013 che dà ufficialmente il via al nuovo corso storico dei processi di certificazione delle competenze per tutte quelle professioni mai regolamentate primo di allora.Tra queste, accanto a decine di nuove categorie, anche le Arti Terapie, l’ambito a me più vicino, che mi serviranno da esempio per ricollegarmi al punto di partenza. Artedo, d’altro canto, si fonda sull’idea della creazione di un’Impresa Etica nella formazione delle nuove professioni. E, anticipando e leggendo correttamente i tempi (le richieste competenze multidisciplinari e transdisciplinari, l’introduzione delle moderne tecnologie, i concetti di edutainment e di leisure, ovvero dell’apprendimento declinato con la piacevolezza dell’esperienza artistica, nel caso specifico), vi ha plasmato intorno un modo innovativo d’intendere la formazione in Arti Terapie. Poche cose più delle arti (il teatro, la danza, la musica), infatti, possono assicurare quella ricerca della leisure da associare all’apprendimento.   Progetto di formazione/aggiornamento per insegnanti attraverso l'attivazione di laboratori di creatività e di Arti TerapieFinalitàProgetto di formazione/aggiornamento per insegnanti attraverso l’attivazione di laboratori di creatività e di Arti terapie. Il presente progetto è pensato per un gruppo di insegnanti con la finalità di promuovere un percorso di formazione alla relazione attraverso i linguaggi della creatività. Ovvero, promuovere, attraverso il suono, il tratto grafico ed il movimento, un rinforzo delle capacità espressive e relazionali, affinché l’esperienza del personale vivere su di sé nuove dimensioni emotive possa al meglio valorizzare la relazione docente-discente, elemento chiave di qualunque processo di apprendimento, rafforzare l’importanza del lavoro in equipe nella scuola e potenziare i tradizionali strumenti d’insegnamento.ObiettiviAlla luce di quanto esposto nel paragrafo precedente, gli obiettivi del progetto possono essere così riassunti:
  • Sviluppare e potenziare le capacità espressive e relazionali;
  • Stimolare la riflessione sulle dinamiche di gruppo;
  • Promuovere la dimensione emotiva dell’apprendimento;
  • Sviluppare le capacità di utilizzare al meglio le risorse individuali e collettive;
  • Stimolare la riflessione sulle proprie modalità di entrare in relazione;
  • Promuovere il benessere individuale e collettivo;
  • Contribuire alla creazione di un clima relazionale positivo all’interno del gruppo classe e nel gruppo dei colleghi.
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Artedo mettersi in proprio
Crescita professionale

Artedo e le Arti Terapie: la grande opportunità per mettersi in proprio

Artedo è il primo network dedicato al mondo delle Arti Terapie. Da una parte, forma operatori nelle cosiddette nuove professioni; dall'altra, apre collaborazioni in forma associativa con enti che ne vogliano assumere la rappresentanza territoriale. A questi ultimi è rivolto questo articolo, per  motivare alla comprensione dell'importanza di mettersi in proprio con l'associazione leader indiscusso del settore delle Arti Terapie in Italia. Darò per scontato che il lettore conosca almeno un po' la materia. In tutti casi, rimando ai link di approfondimento all'interno del testo. Parlerò, quindi, del perché fare impresa etica con Artedo.

Quelli che seguono, dunque, sono utili dei semplici consigli che permettono anche ad iniziative giovani di affermarsi con successo. Parto da considerazioni di carattere generale per poi entrare nello specifico di Artedo.

Focalizzarsi

E' il primo consiglio. Ovvero, individuare un segmento di mercato e concentrarvici tutte le forze. E’ uno dispendio di energie esagerato cercare di competere su più livelli in tutte le direzioni ammissibili: meglio specializzarsi e trovare in quella specializzazione i tuoi punti di forza.

Se la creatività è la tua passione e vuoi farne una professione da imprenditore della formazione, i corsi di Arti Terapie di Artedo per le Arti Terapie sono specialistici e rispondono a questa necessità. E potrebbero rappresentare una grande opportunità di fare Impresa Etica.

Definire il target

Individuata la nicchia, occorre conoscere a fondo chi compra i vostri prodotti. Scoprire da dove vengono, estrazione sociale, livello di cultura, sesso, abitudine, gusti, preferenze, obiettivi è la chiave del successo. Perché permette anche alle nuove imprese di insistere con prodotti e servizi sempre più mirati sul segmento d’interesse. Le grandi aziende per fare questo svolgono complesse indagini di mercato. Se la tua idea d'impresa non dispone di risorse economiche per fare altrettanto, un ottimo sistema è parlarne con tutti e fare domande a chi ha abitualmente a che fare con il medesimo segmento per altri affari. L’importante è che il tuo destinatario (il mercato target)  non abbia nessun segreto per te. Allo stesso modo, occorrerà sapere sempre quello che essi pensano della tua offerta e di quella dei concorrenti eventuali. Poiché ciò svelerà punti di forza e criticità del tuo operato.

In Artedo, se sceglierai di affermarti come Impresa Etica del Protocollo Discentes per la Formazione nelle nuove professioni, un Ufficio di Ricerca e Sviluppo mette a disposizione tutte le statistiche che ti aiuteranno a conoscere meglio il segmento di mercato a cui ti rivolgi.

Costruire un marchio forte

Il tuo brand ha una parte verbale (il nome, il claim) e una parte visiva (i colori, il logo). Sulla base di quanto scoperto con le indagini di mercato, l’ideale è creare una marchio che si differenzi dai competitor, ovvero che prometta ai territori (e ai clienti) qualcosa di diverso (e di più, se possibile) dagli altri. I benefici dei tuoi prodotti/servizi non devono essere riscontrabili anche in altri della concorrenza, anche perché, diversamente, il confronto cadrà miseramente sul prezzo. Associarsi ad un network nazionale che si promuove su canali nazionali è, parimenti, un’opportunità da non trascurare, ove siano tangibili i vantaggi di affiliazione.

Artedo, in tutti questi anni, ha lavorato sul fronte dell’innovazione e della comunicazione per consolidare le posizioni in Italia che derivano da un marchio forte e conosciuto.

  • Uno dei punti forza è l'accreditamento delle attività formative MIUR per l'aggiornamento del personale della scuola.
  • Seguono la Qualificazione con CEPAS dei percorsi di formazione in Arti Terapie e
  • la presenza sui Tavoli per la stesura delle Norme Tecniche UNI.
  • Ancora: la partnership con il Centro Interateneo delle Università del Salento, di Bari e di Foggia per l’innovazione didattica.

Il risultato più grande è la soddisfazione dei corsisti che consolida le posizioni di un brand di forte richiamo.

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Definire bene l’offerta

Occorre sviluppare buoni prodotti che si rivelino sempre all’altezza delle promesse e che le mantengano, anche per fasce di clientela dello stesso segmento. Per interessare consumatori e mercato, marchio e offerte devono essere coordinate, coerenti e integrate. Se il tuo brand promette qualità, nessuno si accontenterà di un prodotto medio e un packaging normale. Per questo conviene utilizzare un packaging insolito, comunicativo, e di testare il gradimento del pubblico con questionari mirati.

Artedo, ad esempio, propone un’offerta formativa molto ben definita e commisurata alle necessità dei propri corsisti. Qual è il livello di competenza agita (sapere, saper fare, saper essere) che si desidera acquisire? L’obiettivo è acquisire conoscenze, abilità o competenze? Se penserai di affermarti in Artedo, anche tu potrai proporre corsi diversi a corsisti con bisogni formativi differenti. Il che amplia gli scenari di mercati che si restringono davanti ad offerte rigide e standardizzate.

Promuoversi

Un imprenditore attento sa scegliere bene i canali di vendita ideali. Soprattutto, sa di non potervi rinunciare. Quindi, parti da una buona presentazione, mettendo in risalto i vantaggi e il grado di innovazione che rappresenti. Poi, inizia da facebook e da linkedin. Un bel sito web e il resto verranno col tempo.

Artedo è la sola piattaforma che organizza campagne di comunicazione mirate. E che offre la possibilità agli associati di aprire un sito sul proprio portale nazionale per ottimizzare la visibilità di ogni sede di formazione. Promuoversi, dunque, non solo per incrementare la rete di scuole e gli allievi in formazione ma anche per diffondere la cultura delle Arti Terapie. Aspetto per nulla scontato, se l'obiettivo è di allargare gli orizzonti professionali degli operatori specializzati con Artedo.

Creare spazio nella mente dei potenziali clienti

A questo punto non ti resta che convincere tutti che sei il migliore, facendo in modo che ti ricordino. La reputazione e la qualità sono delle chiavi importanti per aprire la porta del successo. Talvolta è proprio la qualità del tuo operato che solleva i bisogni del mercato e ciò accade più facilmente se sei legati a network che già fanno diffusione di cultura.

Non credi anche tu, a questo punto, che tutto quanto realizzato in questi termini contribuisca concretamente a creare uno spazio nella mente dei potenziali clienti?

Ora sai quello che devi fare. Vuoi sapere anche come fare? Ci vorrà un po’ di più per questo. Ma partiamo da un concetto di base: se è il successo ciò a cui ambisci, non ti basterà desiderarlo fortemente. Poi, ci vuole il passaggio all’azione. Tutto questo deve essere il tuo impegno di ogni giorno, con diligenza e perseveranza. E sapendo che dovrai assumerti qualche rischio.

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