Le tappe dell’intelligenza emotiva: controllare le emozioni

metacomunicazioneControllare le emozioni è possibile? Buona parte della psicologia ritiene che, essendo il controllo un’attività razionale, la sua egemonia sulle emozioni, per definizione spontanee e irrazionali, sia utopica. Benché, allora, il senso della quarta competenza fondamentale dell’intelligenza emotiva di cui parla Goleman riguardi la gestione delle emozioni, non ritengo formalmente fuorviante parlare di controllo, poiché in tutti i casi si tratta di un’attività mentale consapevole che porta la persona a non abbandonarsi alle reazioni istintive. Parlo, pertanto, indistintamente di controllare le emozioni, con ciò volendo chiaramente intendere la capacità dell’individuo di gestire se stesso e autogovernarsi. Le prime tre competenze chiave, riconoscere, comprendere ed esprimere le emozioni, d’altro canto, le ho già affrontate in precedenti articoli. Ora procedo in questo affascinante viaggio alla scoperta del ruolo esercitato sulla nostra stessa esistenza dai nostri vissuti emotivi.

Controllare (o gestire) le emozioni

Il controllo delle emozioni è da sempre oggetto di ricerca in campo filosofico. Di recente se ne occupano anche le neuroscienze.

Uno dei metodi consigliati dagli psicologi prende il nome di rivalutazione cognitiva. Ed è quella che viene considerata la quarta delle cinque competenze dell’intelligenza emotiva. Si tratta di riuscire a decentrarsi dallo stato d’animo negativo e percepire un secondo punto di vista. Come se fosse un’altra persona ad osservare la scena. In tal modo, diventa possibile rivalutare la cognizione che abbiamo dell’emozione negativa.

Le sensazioni spiacevoli, infatti, non scaturiscono da uno specifico evento ma dalla valutazione che noi facciamo dello stesso. Rivedendo l’elemento che ha scatenato l’emozione negativa secondo parametri diversi, diventa possibile ridimensionarla.

Ecco che, modificandosi la percezione emotiva, i suoi effetti risultano attutiti.

Un’altra strategia per regolare le emozioni pericolose è la ricerca del contatto sociale frequente. Una persona in preda alla disperazione o depressa tende, ad esempio, ad isolarsi. Viceversa, condividere i pensieri con altre persone genera aggregatori di positività che aiutano le persone a vedere le cose con occhi diversi.

Le emozioni positive

Il meccanismo legato alla regolazione delle emozioni positive, invece, segue la strategia opposta. E, in realtà, non richiede un gran bisogno di controllo come per quelle negative. Il segreto è prolungarne la percezione, imparando a gustarle a pieno e più a lungo.

Manifestare la gioia, ad esempio, per mezzo di

  • gesti,
  • parole,
  • sorrisi,

aiuta a prolungarne gli effetti. Poco conta se siamo davvero felici. Basta convincersi di esserlo e comportarsi di conseguenza. La reazione neurofisiologica contagerà l’intero organismo, al punto di regolare anche la risposta muscolare.


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L’entusiasmo è contagioso

Frank Bettger, autore del libro Come si diventa un venditore meraviglioso, racconta nel suo scritto, che oggi è un testo sacro del Marketing, la sua esperienza. Bettger giocava a baseball, con alterne fortune, in una squadra della Major Ligue negli Stati Uniti. Al termine dell’ennesimo campionato mediocre, il suo allenatore gli comunicò che sarebbe stato ceduto.

“Sei un buon giocatore. Ma non hai entusiasmo”, gli disse.

Così, appena approdò nelle fila della nuova squadra, memore di quelle parole, iniziò a comportarsi diversamente. “Mi sforzavo di sorridere sempre. Anche se non ne avevo motivo. Lo facevo dal mattino, appena sveglio. Così, nel breve termine, quell’entusiasmo diventò mio. Tutta la squadra ne venne contagiata. In campo ero inarrestabile e i titoli dei giornali erano tutti per me. Incredibile quello che può accaderti se ti comporti da persona entusiasta”.


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La risposta emo-tonica funzionale

Gli stati d’animo vengono avvertiti intimamente, dunque, anche attraverso una risposta corporea che viene associata ad essi. Si chiama risposta emo-tonica funzionale quella che collega le emozioni alle reazioni fisiche. L’esperienza di Bettger ne è una dimostrazione.

Ma, se anche voi volete fare la prova, fate il gioco dei bambini. Mettetevi davanti ad un’altra persona e invitatela a resistere al vostro sorriso. Bastano pochi secondi per far desistere chiunque, anche se fingete.

Se, invece, la sfiderete a resistere alla vostra mimica triste, perderete, perché probabilmente il vostro amico scoppierà a ridere. Le emozioni positive sono, infatti, molto più contagiose di quelle negative.

Quindi, quale strategia migliore di replicare intimamente gli stati d’animo che producono benessere? Cogliere un attimo di felicità e fare attenzione alle sensazioni fisiche che si accompagnano ad esso, infatti, permette di prolungarne gli effetti nel tempo, con innumerevoli benefici per la salute fisica e mentale.

Depressione e stress, ad esempio, vengono messi alla porta, in altre parole, dall’atteggiamento positivo di chi riesce a replicare dentro di sé gli effetti fisici delle emozioni positive.


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