La memoria e il passato: la storia personale è maestra di futuro

Autobiografia creativa memoria e il passatoIl lavoro d’indagine autobiografica che ho introdotto con i monumenti dell’anima, attraverso le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, è la vera crescita personale. Un lavoro di un’importanza straordinaria per la verità che raccontano. Le persone sono sempre molto attente a sentirsi cittadine del loro presente ma si staccano con troppa facilità dal loro passato, trascurando il fatto che proprio nel passato sono nascoste le chiavi del futuro. Il lavoro introspettivo con i mezzi artistici che ho così definito permette al passato di continuare a vivere dentro di noi, in un angolo segreto della nostra mente, del nostro cuore. È importante, allora, che tutti quei passi che noi abbiamo compiuto – e che ci siamo lasciati alla spalle sulla linea del tempo – non vengano dimenticati, non vengano cancellati, non cadano nell’oblio.

I monumenti dell’anima

I monumenti dell’anima, allora, hanno la funzione salvifica dei momenti apicali della storia vissuta dalla polverizzazione del tempo. Processo a cui andrebbero inevitabilmente incontro, al contrario, qualora venissero a mancare delle pietre miliari quale memoria

  • di quel passato,
  • della nostra storia,

di per sé densa di avvenimenti, che, secondo i casi, “ricordiamo” o “rammentiamo”.

Possiamo perfino dire che la differenza tra la memoria e il passato è che

  1. il passato comprende tutta la storia di ognuno di noi verso cui abbiamo perso interesse,
  2. mentre la memoria è densa di pietre miliari, cioè di tutti quei momenti del passato che vale la pena di mantenere vivi nei ricordi, salvandoli dal logorio della tempo e dall’oblio.

Se è vero che le risposte sono dentro di noi, occorre riportare la nostra storia al presente per poterla proiettare nel futuro.


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La memoria e il passato

Appare, allora, chiaro che chi opera nel campo della crescita personale con i percorsi di formazione del Metodo Autobiografico Creativo maneggia non tanto il passato ma, piuttosto, la  memoria, laddove rivivono le pietre miliari della propria esistenza. Quello che viene risvegliato dal processo creativo è, dunque, un passato che

  • non si è risolto,
  • procura ancora sofferenza e che,
  • per questo, non si è ancora distaccato dal presente.

Questa materia che prende improvvisa forma artistica viene continuamente chiamata in causa, proprio perché non è ancora pronta per essere “di-menticata” (distaccata dalla mente, fatta uscire dalla mente).

La storia personale

Perdere la memoria, perdere i ricordi, peraltro, è quanto di peggio possa accadere alla persona. Un conto è, allora, “lasciare andare” materiale pacificato e ormai privo di interesse, un conto è perdere contatto con la propria storia per una malattia (come accade per le patologie degenerative del sistema nervoso centrale che appiattiscono l’unicità e l’identità stessa delle persone).

L’atto creativo che fa rivivere la storia personale significativa, viceversa, assume la funzione del dialogo con se stessi per

  • mantenere il contatto con stessi,
  • perdonarsi e
  • perdonare.

Questo lavoro, allora, diventa straordinariamente importante perché agisce

  • sull’unicità,
  • sull’identità personale e
  • sull’attenzione verso di sé

che si riverbera nella quotidianità delle relazioni con il mondo circostante.


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La memoria

Per dirla con i tempi verbali, il passato è il tempo perfetto, il passato remoto, il tempo degli avvenimenti chiusi, definiti, superati, all’atto pratico, privi di interesse.

La memoria, arricchita dei tanti ricordi, è, per contro, il passato prossimo, il tempo di ciò che è stato ma che ha ancora effetti sul presente.

Per questo un artista, un arti terapeuta, un esperto di creatività per la crescita personale opera con la memoria e i ricordi  più che con il passato. Perché la memoria dell’anima (e i suoi monumenti) non può che essere il ricordo di qualcosa che agisce ancora nell’ombra, che fa male e che è ancora una ferita aperta.

Materia con cui, però, occorre accorciare le distanze.


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Il passato

Tutto ciò che, invece, è pacificato, tutto ciò che è ormai quiete e non può più arrecare dolore diventa passato, diventa quasi un neutro accumulo di informazioni che fanno parte del nostro bagaglio di esperienze che non subiamo più, di un ciclo ormai chiuso della nostra storia ma che difficilmente andranno ad arricchire il monumento della nostra anima.

Il passato  che non subiamo, allora, è tutto ciò che possiamo finalmente “di-menticare”, materiale di cui possiamo alleggerirci, impegnati come siamo a sostenere il peso di una memoria che non può cadere nell’oblio e che rivive nei nostri monumenti dell’anima.


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