Tag: stereotipi

immagini mente angelo demone
Crescita personale

Creatività e intenzione: immagini straordinarie dalla nostra mente

Quando osserviamo qualcosa, come una forma che ci sembra di riconoscere nelle nuvole, la nostra attenzione si ferma davanti a figure che già conosciamo. Sono immagini depositate nella nostra memoria inconscia che la nostra intenzione rievoca. Questo, in fondo, è il motivo per cui a noi sembrano qualcosa e ad altri no. Oppure, questo è lo stesso motivo per cui in un dipinto astratto vediamo volti e oggetti che altri non vedono in alcun modo. Siamo, dunque, noi che, con la familiarità, spesso inconsapevole, con talune forme, le portiamo fuori e ci sembra di vederle. Anzi, siamo noi che intendiamo vederle e vi ci soffermiamo l'attenzione. La differenza tra vedere in quest'immagine un angelo o un demone è tutta qui. Continua a leggere

gorilla invisibile attenzione
Crescita professionale

Il gorilla invisibile: mappe di salienza e controllo dell’attenzione

Sembra incredibile ma, se siamo assorti in qualunque impegno che prende tutta la nostra attenzione, potremmo non accorgerci neppure di un gorilla che attraversa il nostro campo visivo. E che a noi, pertanto, risulta invisibile. Molto dipende dalle mappe di salienza e dal modo in cui riusciamo a fissare e, soprattutto, a mantenere l'attenzione su di un certo oggetto o su di un compito specifico per un determinato periodo di tempo. Come funziona, allora, la regolazione dell'attenzione? Alla domanda risponde il risultato di una ricerca, pubblicata nel numero di marzo 2012 del mensile di psicologia e neuroscienze Mente & Cervello, condotta da Jean-Philippe Laschaux, ricercatore presso il Centro di Ricerca in Neuroscienze di Lione e autore del libro "Le cerveau attentif". Continua a leggere

Crescita personale

Come si può rimediare al deficit dell’attenzione?

A proposito di attenzione, si racconta che, anni or sono, la polizia di dogana tra Stati Uniti e Messico fu messa in allerta circa il contrabbando in atto ad opera di un finto contadino messicano che ogni giorno attraversava a piedi la frontiera, spingendo un carretto di legno ricolmo di sterco di cavallo. Sicché, ad ogni passaggio, più volte al giorno, i doganieri erano costretti a togliere la giacca, rimboccare le maniche delle camicie e affondare mani e braccia in quel carico di letame per setacciare in profondità alla ricerca di non si sa bene cosa. Quell’uomo creò uno stress enorme alla polizia di frontiera e non fu mai beccato. Circa venticinque anni dopo, quando terminò quel mal odorante via vai, da una soffiata scoprirono che per tutti quegli anni il peone aveva contrabbandato carretti di legno, gli stessi con cui aveva attraversato il confine ogni giorno, senza che mai i tutori della legge riuscissero a vedere oltre il carico di letame che l'uomo trasportava per distrarli. Continua a leggere