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apprendimento multisensoriale creativo
Comunicazione, Scuola

Apprendimento multisensoriale creativo: che cos’è e come funziona?

Del rapporto tra l’apprendimento e le emozioni mi sono occupato in diversi articoli che consiglio per gli approfondimenti del caso. In ognuna delle precedenti occasioni, ho più volte sottolineato come un modo creativo di trasferire le informazioni, valorizzando gli aspetti di senso della comunicazione, la metacomunicazione, il “come” qualcuno ci dice qualcosa, permetta di apprendere meglio e di trattenere più a lungo quell’apprendimento. Il motivo è che filtrare i contenuti attraverso la sensorialità stimola i canali privilegiati dell’individuo, per mezzo dei quali egli fa esperienza del mondo. Inoltre, impegna meno la sfera cognitiva a memorizzare notizie che, solitamente, dopo poco tempo, vengono eliminate se non associate a stati emotivi o non considerate più utili. Vediamo, dunque, come funziona e quali sono i benefici dell’apprendimento multisensoriale creativo.Continua a leggere

dislessia e deficit del linguaggio
Comunicazione

Neurobiologia dei deficit del linguaggio: una finestra sulla dislessia

Che cosa succede, nel cervello del bambino dislessico in relazione alla produzione e alla comprensione del linguaggio? I moderni strumenti d’indagine, che permettono di vedere il cervello in azione, hanno modificato le concezioni dominanti per buona parte del secolo scorso. Dalla teoria localizzazionista, che considerava l’area di Broca e l’area di Wernicke come predisposte a tali funzioni, di fatto, si passa ad un modello più evoluto. Modello di pensiero secondo cui le funzioni linguistiche non vengono considerate di competenza di poche, ben definite, aree. Ma dove la produzione e la decrittazione dell’informazione linguistica interessano, piuttosto, gran parte della neocorteccia e delle reti neurali distribuite in aree diverse dell’encefalo.Continua a leggere

metacomunicazione e relazioni efficaci
Comunicazione

La metacomunicazione per risollevare i rapporti conflittuali

Il marito è solo in casa e riceve una telefonata da parte di un amico che vive fuori e che per due giorni sarà in città per lavoro. L'amico decide di invitarlo a casa, sapendo che anche la moglie sarebbe stata contenta e avrebbe proposto la stessa cosa. Tuttavia, la moglie arriva a casa e i due hanno un'accesa discussione, pur essendo d'accordo sul fatto che la cosa più giusta era proprio quella  di invitare l'amico. Il motivo, molto probabilmente, è da ricercarsi nel disaccordo con il marito a causa di una precedente discussione.Continua a leggere

il linguaggio spiega la nostra visione del mondo
Comunicazione

Il linguaggio che usiamo spiega la nostra visione del mondo

Il cervello umano è lo stesso degli uomini di ottomila anni fa. Lo afferma Paolo Legrenzi, Docente di Psicologia dell’Università di Padova, nel suo libro La mente. Quello che è cambiato è il concetto più immateriale di mente, a dimostrazione della non coincidenza delle due dimensioni. E', peraltro, il contributo della neurolinguistica la quale, per definire il linguaggio quale atto comunicativo, ignora le dispute tra le diverse filosofie della mente, secondo cui mente e cervello sono due entità separate, coincidenti o che si influenzano reciprocamente. Certo è che, se il cervello è rimasto lo stesso, la mente è profondamente diversa. Lo è rispetto al tempo e alle diverse aree geografiche, dimensioni in relazione alle quali il linguaggio, come espressione dei suoi contenuti, ha dato vita a culture diverse. Continua a leggere

Comunicazione

Come accadde che un punto cambiò la storia

"Punto. Due punti. Punto e virgola. Ma sì... Adbundadis adbundandum. Se no, poi, dicono che siamo tirati". Chi non ricorda la celebre scena della lettera che Totò detta a Peppino? Certo, non potevano immaginare che sarebbe successo davvero di distribuire a caso la punteggiatura. L'amara considerazione è che oggi abbiamo mediamente disimparato a scrivere. Per imperizia o per pigrizia. Ma in un celebre episodio, un punto cambiò il corso degli eventi.Continua a leggere

Comunicazione

La differenza tra ascoltare e saper ascoltare

Non è passato molto tempo e lo ricordo ancora. Un paio di anni fa, Alberto, un mio caro amico sulla sessantina, mi chiama e mi chiede di parlarmi con una certa urgenza. Mi raggiunge dieci minuti dopo a Carmiano, in quello che era il mio ufficio prima del trasferimento a Lecce, e mi racconta la sua storia. "Ho bisogno di un consiglio" mi dice. "Ho fatto una cazzata. Mia moglie ha intercettato un sms, per così dire, un po' troppo affettuoso di una mia amica. Un casino. Mi ha cacciato di casa. Da due giorni sono tornato da mia madre. Alla mia età. E i miei figli non mi parlano."Continua a leggere

Comunicazione

Perché parlare non è sinonimo di comunicare?

Siamo fatti di comunicazione. E in tutto questo, verrebbe da dire, come si usa oggi, "le chiacchiere stanno a zero". Sono le relazioni che fondano il principio della socialità di cui abbiamo bisogno per evoluzione. E le relazioni si basano sulla comunicazione. Se vuoi approfondire l'argomento, ti consiglio questo mio articolo su relazioni e  comunicazione. Ma come facevamo a comunicare prima della comparsa del linguaggio? Eppure, ci siamo comunque sviluppati grazie alle interazioni con gli altri. Solo che oggi i più dimenticano che il linguaggio verbale è un rinforzo di quello non verbale, che risponde a bisogni evolutivi più complessi e specifici, attribuendo alle due modalità ruoli inversi.

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Crescita personale

Parlare in pubblico: i segreti dei bravi relatori

Nella mia esperienza di formatore mi sono spesso imbattuto in persone con grandi competenze nel loro settore che, tuttavia, non riuscivano a trasmettere il proprio messaggio in modo efficace. Per diversi motivi. Mi sono a lungo interrogato su quali siano le caratteristiche del buon comunicatore. La domanda è: che cosa deve saper fare, saper trasmettere, un oratore, o un qualsiasi altro individuo, per lasciare un segno indelebile sulle persone a cui sta parlando? Oggi che tengo conferenze in maniera sistematica e costante, tanto in aula che sul web, ho la mia risposta a questa domanda e voglio condividerla con voi.

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Crescita professionale

L’arte di persuadere: ascoltare e fare le giuste domande

In che senso? Mi spiego con un esempio. In una torrida notte dell’estate del 1996, ero in macchina in compagnia di amici alla ricerca di un semplicissimo ghiacciolo al limone, per esaudire il desiderio di Tiziana, una giovane commercialista che aveva trascorso con noi la serata in discoteca. Non mi sembrò vero di trovare ancora aperto un bar a Castromediano, alla periferia di Lecce, che in quel momento spegneva le insegne. “Non ripieno!” mi urlò dietro la mia amica mentre scendevo di corsa prima che chiudesse. Quando entrai, trovai l’anziano barista praticamente al buio. Continua a leggere