I giovani e il rapporto con il tempo: l’attesa, l’amore e la speranza

il batticuore dell'attesa e l'impazienza

Quanto siamo disposti oggi ad attendere? Stretti nella velocità del nostro tempo, obbligati a tenere il passo dei repentini cambiamenti del mondo che ci circonda, riusciamo ancora a goderci il presente? E qual è l’idea che abbiamo del futuro? La verità è che, in un momento in cui è troppo facile avere tutto, vuoi perché le famiglie fanno di tutto per accontentare i figli, vuoi perché internet mette ogni cosa alla distanza di un click, siamo dominati dall’impazienza e dall’intolleranza dell’attesa. Non è, dunque, che nel mondo ci sia sempre meno amore. L’amore è progettualità, è esserci. Impossibile, dunque, in un tempo che nega l’attesa di cui è fatta la progettualità delle relazioni.

Il tempo e l’attesa

Vuoi un libro, un adattatore, uno scaffale per ampliare la tua libreria, una cameretta per i tuoi figli? Vai su Amazon e all’indomani quell’oggetto è a casa tua. Un tempo si aspettava l’uscita di un film per vederlo al cinema. E si attendeva l’orario dello spettacolo. Oggi, con un click, quel film lo vedi ancora prima che vada nelle sale. “Le persone non guardano neanche più le serie tv perché non c’è più la pazienza di attendere le puntate che si succedono”, dice Simon Sinek in una sua celebre intervista.  Allora, le persone che fanno? Aspettano che finiscano per vederle tutte d’un fiato.

I ragazzi soprattutto sono in cerca di gratificazione istantanea. Per questo preferiscono le storie usa-e-getta: troppa fatica attendere per veder crescere un rapporto.

Questi e altri esempi forniscono ampie spiegazioni sull’idea che i nostri ragazzi hanno del tempo. Si muove tutto così rapidamente, in modo così “liquido” (per dirla con Bauman) che bisogna “tuffarsi” nel flusso delle informazioni che si rinnovano con una preoccupante velocità per riuscirle a stare dietro. Anche la conoscenza si trasforma così rapidamente che la scuola, conservatrice, non riesce a tenere il passo e reagisce con preoccupante lentezza e tranquillità a questa evoluzione (che accresce la frattura tra adulti e ragazzi).


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Il presente perenne

La tecnologia, con la sua realtà virtuale, d’altronde, comprime l’idea stessa del tempo che diventa, così, un presente perenne e dilatato, davanti al quale, crolla ogni prospettiva che riguarda la progettualità e il futuro. Per questo le relazioni falliscono: senza futuro, vivendo solo nel presente, crolla l’attesa e, con essa, la prospettiva di avere un domani insieme (sia per la coppia che per le amicizie).

Appare, dunque, chiaro perché, quando le cose vanno male, ci si senta sempre peggio e più depressi: perché viene meno la speranza (che è l’aspettativa che le cose si aggiustino nel futuro) e, con essa, la fiducia (che è un acconto di credito per l’avvenire). Anche l’aumento dei crimini tra i giovanissimi si giustifica così: conta solo l’oggi e la prospettiva di un domani dietro le sbarre non preoccupa più perché, in fondo, il domani non esiste.

Nell’amore, non c’è più il corteggiamento. Perché vorrebbe dire attendere, magari con dei fiori in mano, appena raccolti nel bosco. Invece, bastano poche parole e si conclude ogni storia, relegata al tritacarne del sesso disperato.

Tutto e subito

La verità è che i nostri giovani stanno crescendo nella convinzione (e, per certi versi, nella certezza) che si possa avere tutto e subito. Stiamo contribuendo anche noi, con il nostro nuovo modo di educare. Così, insieme con quello che ci accade intorno, abbiamo dato vita all’era della gratificazione immediata, ignari degli effetti collaterali. Perché, appena essi si scontrano con la realtà, scoprono che ci sono cose che non si possono avere con la stessa facilità:

  • stabilità sul lavoro,
  • relazioni durature,
  • amore

“Perché sono processi lenti, oscuri, imprevedibili e spesso confusi”, continua Sinek. E richiedono più tempo dei tre secondi che si è disposti ad attendere per il caricamento di una pagina web e, per di più, non esiste alcuna app che aiuti.

Anche nel lavoro, questi ragazzi credono di lasciare il segno in poco tempo. Vogliono arrivare in cima ma senza fare la salita. Così sbattono il muso alle prime difficoltà.

In cima senza fare la salita

Le nuove generazioni devono imparare la pazienza e che le cose importanti, come amore, felicità e successo nel lavoro, richiedono tempo, impegno e sudore.

Capita a volte che alcune parti possano prendere un‘accelerazione ma non può essere una regola.  L’intero processo è lento, lungo e spesso difficile. E, se non si percorrono le tappe una ad una, si rischia di cadere dalla montagna. Ecco come si spiegano, sul piano dell’osservazione sociologica (e per via delle considerazioni fin qui fatte), gli effetti in termini di aumento dei suicidi, abuso di sostanze, abbandoni scolastici, insorgenza precoce di patologie come la depressione. Inadeguatezza e perdita della speranza sono, in fondo, generatori di disperazione.

Nella migliore delle ipotesi, questi ragazzi sono votati all’infelicità nella loro vita adulta e passeranno il tempo a rispondere alla domanda “come stai?” con un laconico “bene, dai”. Parola di Simon Sinek.


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