Quel filo invisibile che collega emozioni e apprendimento

emozioni e apprendimento

Emozioni e apprendimento sono collegati poiché sono entrambi processi della nostra mente. Esattamente, i due livelli si incontrano e sono collegati sul piano della relazione. Davanti a relazioni positive, come quella che instaura un educatore che insegna con il sorriso e infondendo fiducia, essi convergono. Diversamente, relazioni poco gratificanti o, peggio, inadeguate, portano a una distorsione nella costruzione della realtà (che appare instabile) e sono molto spesso alla base dei deficit del linguaggio e dell’apprendimento. Con conseguenti disturbi emotivi e comportamentali che nel tempo si accentuano e diventano sempre più evidenti.

Le emozioni

Tra tutte le possibili definizioni, ad integrazione di quanto io non abbia già fatto in precedenti articoli di cui consiglio la lettura, mi piace citare il lavoro del 2009 di Dario Grossi e Luigi Troiano che, nei Lineamenti di Neuropsicologia clinica (Carocci Editore), parlano di emozioni come risposte automatiche dell’organismo di una intensità e durata tali da poter essere distinte dalle risposte riflesse e dagli stati dell’umore (notoriamente più lunghi). Tali risposte, influenzate da quelli che la psicologia chiama “eventi emotigeni”, si esprimono in modificazioni fisiologiche (sudore, rossore, aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco ecc.) che, a loro volta, provocano determinate re-azioni sul piano dell’espressione mimica e del comportamento (Lewis, Haviland – Jones, Barrett, 2008).

Ulteriori classificazioni delle emozioni derivano dalla loro differenziazione in quanto

  • stato (una persona arrabbiata vive uno stato di collera),
  • processo, poiché riguarda la complessa dinamica di interazioni tra fisiologia, cognizione ed eventi esterni, e
  • fonte indiretta di conoscenza.

Con la psicologia cognitivista si arriva, infine, nello studio sperimentale delle emozioni, a indagarne le due dimensioni essenziali:

  • quelle espressive e motorie, da una parte, e
  • quelle cognitive dall’altra.

Il che ci riporta al nostro discorso.

L’apprendimento

L’apprendimento è il processo mediante il quale si acquisiscono conoscenze sulla base di nuove esperienze. In esso confluiscono aspetti come

  • strategie cognitive,
  • stili personali di apprendimento,
  • esperienze, sia individuali che collettive,
  • modelli di riferimento,
  • informazioni dall’ambiente circostante.

Componenti sociali, culturali ed emotivi, dunque, condizionano il processo di costruzione della conoscenza. Così, a partire dalle prime relazioni del bambino in famiglia, si struttura anche nella vita adulta un sistema di apprendimento (che, in sé, è un processo complesso e multifattoriale) che si fonda sulle esperienze e sulla qualità dei rapporti con gli altri. Da qui dipendono, infatti,

  • l’apertura,
  • la curiosità e
  • la capacità di creare nessi e di decodificarne i significati.

Gli stati della mente e l’apprendimento

Apprendere significa, dunque, acquisire nuove conoscenze. Un atto che, in sé, comporta la capacità di pensare. Capacità che influenza i vissuti emotivi e che, d’altro canto, è influenzata da essi. Il legame tra queste due dimensioni è più evidente, da una parte,

  • quando si valuta come ci si sente quando si apprende,
  • dall’altra, come si apprende quando ci si sente bene.

Gli stati d’animo, d’altro canto, come spiega Daniel Goleman, sono fortemente influenzati

  • dal modo di pensare e percepire gli eventi,
  • da ciò che viene trattenuto in memoria e
  • dalle decisioni che si prendono.

Tuttavia, dato che è impossibile « vedere » le emozioni in azione, esse possono essere dedotte solo attraverso l’osservazione del comportamento di chi le prova. Trascorriamo, infatti, buona parte della nostra vita a cercare di comprendere

  • intenzioni,
  • desideri,
  • stati d’animo,
  • speranze,
  • sentimenti degli altri

e quanto le loro azioni siano motivate da stati mentali non osservabili ma almeno desumibili da comportamenti più o meno manifesti.


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La Teoria della Mente

Così, se, ad esempio, vediamo qualcuno arrabbiato, siamo naturalmente portati a collegare questo comportamento a un’agitazione interiore come conseguenza di delusione o paura. Non serve che la persona in collera ce lo dica. Allo stesso modo, possiamo immaginare, osservando l’espressione di paura sul volto di qualcuno, che sia pronto a passare all’azione (in genere, fuggire) per risolvere quello stato d’animo. Certo, occorre aver sviluppato un modello dei contenuti della mente da persona adulta che faccia prevedere in maniera sana gli stati mentali delle altre persone. In altre parole, occorre tenersi uno spazio di dubbio per via della soggettività dell’esperienza (chi interpreta gli stessi eventi che vengono osservati) ed augurarsi che l’osservatore sia così consapevole delle sue emozioni, prima di tutto, da non fare confusione nell’incontro tra il suo sistema emozionale e quello altrui. Che è, poi, quello che esprime, con parole semplici, la cosiddetta Teoria della Mente.

Emozioni e apprendimento

Siamo, dunque, davanti ad un binomio affascinante quanto articolato. L’emozione è e resta un processo complesso, caratterizzato dall’interazione tra più componenti, buona parte delle quelle ricorrenti nelle quotidiane esperienze emotive degli individui. Ecco come essa interviene nel processo di apprendimento, secondo uno schema di semplificazione che, tuttavia, si rivela efficace per la comprensione del concetto.

  • Tutto ha inizio con l’attivazione fisiologica come conseguenza di un evento esterno o interno. Vuol dire che l’esperienza sensoriale (ad esempio, l’incontro con l’altro) avvia una risposta d’apprendimento direttamente proporzionale all’intensità e alla direzione (positiva o negativa) delle emozioni coinvolte.
  • L’emozione sperimentata si traduce in espressione mimica. Vuol dire che sul viso di chi si trova sotto l’influenza dell’emozione si imprime l’espressione facciale da cui si capisce (o si dovrebbe capire) quello che sta provando la persona. A volte, l’espressione mimica e l’attivatore dell’esperienza emotiva coincidono: pensiamo, ad esempio, alla mimica del genitore severo (un genere praticamente estinto, in verità) che intimorisce il figlio che assume un comportamento sbagliato.
  • L’esperienza emotiva viene valutata sul piano cognitivo. Cioè, la persona elabora lo stato emotivo e lo porta ad un livello di coscienza. Se portiamo questo concetto nel processo di apprendimento, diremo che le informazioni entrano nel bagaglio di conoscenze della persona, grazie all’archiviazione in memoria di quei contenuti, in base all’intensità e alla direzione dei complementi emotivi che vi sono associati.
  • L’ultimo atto è il comportamento come passaggio all’azione in conseguenza dell’esperienza emotiva e della sua elaborazione consapevole. In tal senso, il comportamento è, cioè, l’utilizzo e la messa a frutto dell’intero processo di apprendimento.

Doppio legame

Appare facile, a questo punto, comprendere come gioia, interesse e stati d’animo positivi stimolino positivamente il processo di apprendimento, diversamente da quanto non accada per le emozioni e gli stati d’animo negativi.

Ansia, paura, rabbia o depressione interferiscono, infatti, con le capacità di apprendimento, al punto che oggi possiamo affermare che le emozioni negative, esperite nei primi anni dell’educazione, possono essere la causa di chiari deficit in tal senso.

Indipendentemente dal tipo e dall’intensità delle emozioni provate durante l’apprendimento, siamo davanti ad un indissolubile legame a doppia mandata di cui non si può più dubitare. Consigliabile, piuttosto, utilizzare queste conoscenze per auto-valutare il personale processo di apprendimento dalle esperienze per comprendere come i medesimi principi valgano anche per gli altri.

Da educatori, genitori, insegnanti e formatori sapere tutto questo rappresenta una ricchezza incalcolabile che in troppi sottovalutano.


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