Conflitto e violenza a scuola si combattono con la prevenzione

prevenzione conflitto a scuola emergenza bullismoIl quadro di conflitto (in molti casi, di vera e propria violenza) che si viene delineando nella scuola ha ormai assunto la dimensione di una vera emergenza sociale. Preadolescenti e adolescenti contro coetanei, aggressione ai danni degli insegnanti, da parte dei genitori e dei ragazzi stessi, che varcano il confine, già di per sé inaccettabile, del solo piano verbale, offese sui social senza timore di una giusta punizione… la scuola è una nave alla deriva: difficile riprendere il timone e portarla fuori dalla bufera, senza un’azione congiunta di famiglie, istituzioni e protagonisti diretti. 

Violenza o conflitto?

Iniziamo dalla questione linguistica. Parlare di conflitto non offre la chiara prospettiva sul problema. I media, del resto, contribuiscono a mantenere il dubbio che, sul piano semantico, alimenta la contraddizione.

  • Atti intimidatori; 
  • derisione dei difetti fisici; 
  • emarginazione dei “diversi” dalle attività ludiche extrascolastiche o dai discorsi tra coetanei; 
  • insistenti richieste di oggetti, cibo o denaro dietro la minaccia di ritorsioni e violenze fisiche; 
  • imposizione del silenzio, anche da parte di chi assiste agli atti di prevaricazione; 
  • umiliazione, riduzione allo stato di sottomissione per incutere paura, provocare disagi e malessere nelle vittime,

non sono solo conflitto. Tutto questo è violenza che va combattuta con un’inversione di rotta della cultura della relazione. E che non può essere affrontata ad un livello cognitivo. Occorre, dunque, fare prevenzione agendo sull’intimo, sulle emozioni.

Vittime, carnefici e spettatori 

Subire dei piccoli o grandi soprusi crea una sofferenza che viene somatizzata dai più sensibili e che, con il tempo, può portare a veri e propri disturbi depressivi. Vale anche per il bullo che, perseverando nel tempo con le stesse modalità di comportamento, pagherà da adulto il conto a cui si sottrae da adolescente. 

Gli spettatori non sono immuni da conseguenze. Assistere ad atti di bullismo senza denunciare accresce, infatti, emozioni di paura e vissuti d’ansia sociale, oltre a rafforzare comportamenti omertosi che appartengono a culture di connivenza con il malaffare. 

Nel programma d’intervento vanno, dunque, previste azioni di tipo sistemico, in cui la matassa delle relazioni, che abbraccia anche famiglie ed insegnanti, venga riprogrammata in funzione di un cambiamento stabile e duraturo. Occorre far leva, in altre parole, sulla prevenzione, senza aspettarsi che qualcuno scenda dalla montagna a darci una facile e immediata soluzione a cui nessuno ha pensato finora. E serve che in questo programma di prevenzione siano previsti interventi di educazione 

  • alla responsabilità e
  • alla capacità proattiva e positiva di risoluzione dei conflitti.
  • Partendo, tuttavia, da un programma di educazione sul corpo (perché aiuta a scoprire se stessi e ad accedere al mondo interiore personale) e
  • sull’alfabetizzazione emozionale.

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La relazione educativaLa Relazione Educativa: dimensioni emotive e dinamiche di gruppo.


I programmi di prevenzione

I programmi di prevenzione risultano, infatti, molto più efficaci quando insegnano 

  • le  fondamentali competenze emozionali e sociali, come il controllo degli impulsi e della collera, 
  • e un modo funzionale di trovare soluzioni creative alle situazioni conflittuali. 

Gli interventi volti ad affrontare specifiche carenze nelle abilità sociali ed emozionali, che acuiscono problemi come l’aggressività e la depressione, possono risultare molto efficaci per attenuare le difficoltà dei ragazzi. L’alfabetizzazione emozionale nelle scuole, d’altro canto, fa (anzi, dovrebbe fare e presto farà) delle emozioni e della conoscenza delle dinamiche della vita sociale vere e proprie materie di insegnamento.

Apprendere già in età scolare, piuttosto che sperimentarlo in prima persona e pagarne il prezzo, che il comportamento che in genere sfocia in un conflitto inizia molto spesso con 

  • una mancanza di comunicazione, 
  • con la presunzione della correttezza della posizione di partenza 
  • e con il salto immediato a conclusioni affrettate e pregiudizievoli 

diventa una competenza di straordinario valore per i nostri ragazzi. Competenza che, nell’immediato, aiuta un sano sviluppo della personalità (in un modo che oggi risulterebbe quantomeno inatteso) e, nel lungo periodo,  produce uomini migliori per la società, genitori consapevoli ed educatori efficaci.

Pregiudizio percettivo e aggressività

Si gioca tutto su di un punto fondamentale: far comprendere agli studenti, facendo sperimentare loro le emozioni, che i conflitti sono inevitabili e che, per questo, vanno risolti finché sono ancora dei contrasti. Il risentimento di cui si nutre l’azione violenta può essere sciolto con intelligenza emotiva, prima che degeneri in scontro.

Facciamo un esempio. È un dato di fatto che alla base dell’aggressività ci sia l’analfabetismo emotivo. Cioè, non possedendo conoscenze emotive, i ragazzi aggressivi e prepotenti spesso attaccano gli altri, in preda all’ira, perché interpretano come ostili messaggi ed espressioni in realtà neutrali. 

Il difetto percettivo che accumuna tutti questi ragazzi è che essi considerano offensivi gesti e atteggiamenti del tutto innocenti e immaginano che i coetanei siano nei loro confronti più ostili di quel che effettivamente sono. 

I pregiudizi percettivi riguardo la presunta ostilità altrui sono, peraltro, già riscontrabili dalle prime classi delle elementari. Quindi, occorre intervenire subito e portare il progetto fino alla fine della scuola dell’obbligo, se si vuole ottenere qualcosa per la scuola e per la società.

Vantaggi e consigli

Quali vantaggi avrebbe, allora, lo studio della Scienza del Sé nell’ora d’intelligenza emotiva in classe?

Collegare un vissuto interiore con un sentimento e il sentimento con l’espressione del viso corrispondente sembra talmente ovvio da suggerire l’inutilità di farne una materia  d’insegnamento. Tuttavia, se fosse così scontato, non conteremmo così tanti casi  di violenza privata a scuola. Diciamo, allora, che un’ora a settimana d’intelligenza emotiva (o un‘ora a settimana di lezione fatta con intelligenza emotiva) può fungere da prevenzione di tutti quegli errori, tanto sorprendentemente diffusi e comuni, che caratterizzano l’analfabetismo emozionale.

Ecco perchè può risultare un esercizio estremamente utile 

Tali attività, infatti, stimolano gli studenti a dare un nome alle emozioni.

  • In narrativa, identificandosi con gli stati d’animo dei protagonisti dei racconti;
  • con l’ausilio delle foto, commentando l’emozione che compare sui volti e spiegando come si può percepire che quella persona stia provando quel determinato sentimento;
  • grazie alla creatività e alle Arti Terapie, sperimentando emozioni e sentimenti con la mediazione artistica.

Il resto è tutta creatività degli educatori.


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