La vera storia del punto di Van Gogh

il punto di Van Gogh

Arriva un momento in cui anche un punto fisso viene messo in discussione. Ci vuole un grande coraggio per accettare di correre il rischio del vuoto, abbandonando la certezza del piccolo posto nel mondo. Così, a volte, accade di voltarsi indietro con un pizzico di nostalgia e di chiedersi chi sia adesso quel punto fisso nella vita da cui ci siamo affrancati. O se vi sia qualcuno in quel posto che, in fondo, non era poi così male. Ma gli uomini crescono e si evolvono. Perché è legittimo aspettarsi di più da se stessi, se si percepisce che desideri e aspirazioni sono mutati. E che le radici, alcune volte, diventano gabbie insopportabili. Nel salto generazionale della post-modernità, che mette a confronto tradizione e ambizione, svelandone pregi e limiti, c’è sempre chi dice “no”, accanto a chi, anche provocatoriamente, ci spinge a trovare la nostra strada, la nostra giusta dimensione.

Una bellissima storia di fantasia che devo al genio creativo di Monica Corimbi. Per riflettere e per crescere. 

C’era una volta un punto

C’era una volta un punto, stanco di essere un punto, un punto e basta. Aveva passato tutta la vita tra la parola “stanco” e “Finché” (con la Effe maiuscola). Quel “Finché” si dava continuamente delle arie perché era la prima parola di una luuuuuunga frase.

Il Nonno del nostro Punto era stato un Punto importante: era stato l’ultimo Punto di un libro di 896 pagine! Suo Nonno, in lunghi anni di onorata carriera di Punto, mai aveva dubitato del suo ruolo, mai, ma il nostro Punto era stanco, stanco di essere un punto e basta. E a ricordargli il suo stato era proprio la parola che gli stava continuamente accanto: la parola “stanco”.

A volte si domandava che cosa sarebbe potuto diventare, come avrebbe potuto cambiare la sua vita monotona e noiosa di punto, punto e basta. Accanto alla sua frase, o meglio, alla fine della frase che iniziava con quel presuntuoso di “Finché”, c’era un tipo strano, un suo lontano parente, tale Punto Esclamativo, che non ammetteva mai repliche.

Rimarrai solo un punto!

Lui era lì, sempre meravigliato, stupito. E, quando non era meravigliato o stupito, era arrabbiato. Oppure non faceva che dare ordini. Era perentorio, categorico nelle sue “esclamazioni“. Non faceva che ripetergli: “Sarai solo un punto! Non combinerai mai niente! Non fai altro che lamentarti ma solo TU puoi decidere del tuo futuro. Potrai essere solo un punto, un punto e basta, a meno che…

I Puntini di Sospensione (anche loro parenti stretti del nostro punto, cugini per la precisione) intervenuti nella loro discussione, avevano instillato nella sua testa un’idea… quasi rivoluzionaria… un’idea che pareva quasi una pazzia: lui poteva diventare ben altro di un semplice punto alla fine di una frase.

Qualche volta ci aveva provato anche tra le pagine del libro a spostarsi, a essere qualcosa di diverso rispetto ad un semplice punto. Ma veniva sempre sgridato da tutti, dalle virgole in particolare (quelle pettegole non facevano altro che fare la spia): per loro, Punto doveva rimanere solo un punto, un punto e basta.

Ma lui sognava, sognava ben altro per la sua vita. Sì, ma cosa poteva diventare?


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Le Virgole Ficcanaso

Così, per prima cosa, decise di spostarsi. E badate bene che spostarsi da “stanco” e da “Finché” non era affatto facile, con le Virgole Ficcanaso sempre pronte a spifferare tutto. Si fece coraggio e allora con un balzo… saltò fuori dalla pagina, rotolò, rimbalzò e alla fine atterrò su di un foglio. Certo, si sentiva un po’ ammaccato ma era felice, perché per la prіma volta ѕі ѕentіva lіbero. Approfіttò della dіѕtrazіone dі Theo, che aveva abbandonato il libro (che fingeva di leggere), per dedicarsi a ciò che amava fare di più: inventare storie.

Per il nostro Punto non fu facile affrontare quell’avventura. Fece un balzo e poi un altro e un altro ancora finendo sui disegni che Vincent, il fratello di Theo, lasciava in disordine sulla scrivania che condivideva con lui. Tra un saltello ed un altro, si era trovato prima nella pupilla dell’autoritratto con cappello di feltro di Vincent, poi nel lume della sua camera da letto. Poi come puntino della corolla di una meraviglioso girasole.

Insomma, quello era solo l’inizio della sua nuova vita. La sua non era più la vita noiosa di un punto e basta: adesso era diventato un Punto Artistico.

Perché non ci aveva pensato prima?

Guardarsi indietro

Ogni tanto provava nostalgia per gli amici lasciati dentro il libro: chissà se qualcuno aveva preso il suo posto tra la parola “stanco” e il gradasso “Finché” (con la Effe maiuscola). E se, invece, la sua assenza era passata inosservata? Difficile, in fondo: tutti sanno che una frase senza il punto, accanto ad un’altra, cambia di significato. Insomma, il punto è importante ma questa nuova vita era tutta un’altra vita.

Fu in quel momento che si rese conto di quanto, adesso, fosse tenuto in considerazione da tutti. Anche dal cugino Punto Esclamativo che, con le buone o con le cattive, lo aveva incoraggiato a seguire il suo istinto a trovare la sua strada! Vuoi mettere? Essere un Punto Artistico era davvero la sua vera vita, era davvero tutt’altra cosa! La notte, poi, era il momento che preferiva: si trovava a volteggiare in quel cielo stellato che Vincent aveva dipinto mentre ascoltava una storia fantastica di suo fratello Theodorus, che non amava leggere ma quant’era bravo a raccontare le storie!

Il punto di Van Gogh

Quella Notte stellata dipinta da quel ragazzino un po’ introverso, pieno di punti come lui, tutti quei colori lo rendevano felice. Tutti ammiravano quel punto nel bel mezzo di un’opera d’arte del famoso pittore Vincent Van Gogh! Il nostro punto aveva fatto carriera: era davvero diventato un Punto Artistico tra i più apprezzati e ammirati! Adesso poteva viaggiare e visitare le città più belle del mondo: Roma, Parigi, New York, Madrid. E non era che l’inizio.

In famiglia, solo suo cugino Punto, punto e basta, era arrivato a tanto successo, pur rimanendo rinchiuso tra le pagine di un libro. C’era riuscito con il bookcrossing, che per i punti di tutto il mondo era un’occasione di viaggio che genitori e nonni non avevano mai provato.

Nonno Punto era così orgoglioso del nipote Punto Artistico, anche se continuava a borbottare come tutti i nonni che si rіѕpettіno che “la modernіtà poteva anche fare male, che maі luі avrebbe penѕato dі lasciare la sua città, il suo libro, il suo posto a pag 896, ultimo punto dell’ultima fraѕe”.

Punto.

Punto e baѕta.


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