Empatia e linguaggio alla base del comportamento sociale

empatia linguaggio comportamento socialeIl concetto di empatia si traduce nelle due preziosissime doti che, in quanto uomini, possediamo: capire e condividere le emozioni dei nostri simili.Se vogliamo, sono proprio queste le capacità che ci rendono superiori agli altri esseri viventi. Ma ci abbiamo messo molto tempo per arrivarci. Milioni di anni di evoluzione. Fino a quando, centomila anni fa, non si è sviluppata la corteccia cerebrale. Ancora oggi, tuttavia, arrivare a padroneggiare il codice delle emozioni ed il linguaggio con cui esse si esprimono è una capacità riservata a pochi. Vediamo, allora, come funziona questo processo che ci porta a comprendere e «guardare dentro agli altri».

Razza superiore per socialità

L’uomo, per la verità, non è il solo animale che sente e comunica le proprie emozioni e risponde a quelle degli altri. Gli stati emotivi di base sono, infatti, condivisi da tutti i mammiferi, in particolare da quelli delle specie cosiddette “sociali”. Negli animali, così come negli uomini,

  • i fattori sociali,
  • le relazioni nel gruppo,
  • le alleanze,
  • la gerarchia sociale

hanno un forte impatto sull’empatia che si genera con altri animali della stessa specie e sul modo in cui essa si manifesta nei comportamenti. Solo che nell’uomo questi comportamenti, nel corso del tempo, sono divenuti “prosociali”. Cioè, orientati ad una progettualità di tipo “superiore”, più strutturata, finalizzata a demandare ad un contesto collettivo, chiamato società, la risposta ai bisogni del singolo e della collettività stessa.

L’empatia e la simpatia

In uno studio del 2012, pubblicato sul mensile di psicologia e neuroscienze Mente & Cervello, Jean Decety, Docente di Psicologia e Psichiatria all’Università di Chicago, afferma che

hanno un ruolo essenziale nelle interazioni sociali.

  • L’empatia è, infatti, una componente necessaria per un’armoniosa convivenza tra simili, perché favorisce l’agire sociale,
  • mentre la simpatia fornisce la base affettiva necessaria per lo sviluppo morale.

L’empatia e il linguaggio

L’empatia è, dunque, la base su cui si fondano e si sviluppano le emozioni morali, che governano la socialità, come il senso di colpa e il rimorso, che vengono condivise grazie al linguaggio. È il linguaggio, infatti, che ci permette di comunicare agli altri le nostre emozioni in modo efficace, oltre ad essere un potente mezzo di regolazione di quelle stesse emozioni, sia per noi stessi che nelle persone con cui interagiamo. Gli esseri umani, ricorda Decety, sono animali sociali che possono sopravvivere solo grazie all’interazione con i propri simili.

In questa interazione, rientrano

Quindi, anche il linguaggio è parte del processo che chiamiamo empatia, sia come momento cognitivo di verbalizzazione dei sentimenti, sia per la comune base motoria che ad essa lo accomuna.

Se, infatti, rammentiamo che le emozioni sono

  • sia dei programmi di azione strategica adattati alla sopravvivenza,
  • che un sistema di comunicazione interpersonale che suscita, come reazione, determinati comportamenti (anche verbali) da parte dei simili, orientati al ripristino dell’omeostasi iniziale delle relazioni,

appare più semplice comprendere perché psichiatri e psicologi si formino accuratamente ad utilizzare il linguaggio per modificare gli stati affettivi dei loro pazienti. A loro volta, proteggendo se stessi e gli altri dagli effetti negativi che essi possono produrre, sia in quanto informazione verbale d’origine, che come feedback.

Le informazioni verbali che scegliamo, peraltro, il più delle volte, senza rendercene conto, permettono anche di modulare la distanza dagli altri, aumentandola o riducendola, secondo il modo personale di intendere le relazioni e l’intersoggettività.


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Basi motorie del linguaggio

Dal punto di vista neurofisiologico, d’altro canto, il centro cerebrale del linguaggio è l’Area di Broca, anche detta area motoria del linguaggio. La base motoria, infatti, accomuna il linguaggio all’empatia, a sua volta imputata ai neuroni specchio isolati dall’equipe dell’Università di Parma nel 1992. Neuroni specializzati, dunque, che si attivano negli osservatori davanti al semplice fatto di veder compiere (e, quindi, riprodurre nella mente e prevedere) un dato movimento, una data azione.

Il che potrebbe fornire delle plausibili spiegazioni all’improbabile uso dei codici linguistici in persone con

  • patologie psichiatriche, caratterizzate da appiattimento affettivo, o con
  • sindrome autistica, la cui difficoltà nella sintonia empatica viene ricondotta, con gergo scientifico, allo “specchio rotto”.

Conclusioni

Ciò non significa, tuttavia, che ad ogni deficit del linguaggio sia associata una difficoltà nell’esperire l’empatia. Anzi, spesso accade il contrario. Ovvero, che persone che perdono l’accesso al canale verbale sviluppino una grande sensibilità alle emozioni, pur senza riuscire a verbalizzarle. Per questo motivo, in casi simili, le terapie espressive a mediazione artistica, come le Arti Terapie, agevolano la comunicazione delle emozioni attraverso atti creativi, immediati e spontanei, che diventano contatto tra il mondo interiore e quello circostante.

Dalla biologia evolutiva, peraltro, sappiamo che i comportamenti altruistici sono comparsi prima della capacità di esprimere emozioni e di sentire empatia verso gli altri. Se consideriamo, infatti, che gli insetti sociali hanno comportamenti altruistici anche senza empatia, viene parzialmente a cadere la teoria secondo cui essa avrebbe favorito la comparsa dei comportamenti sociali. Ma affermare che abbia contribuito a svilupparli è una base solida su cui si fonda una parte importante della ricerca sociologica e la sfida sempre attuale delle neuroscienze.


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