Demenza di Alzheimer: la narrazione come linguaggio della memoria

demenza di Alzheimer narrazione memoriaUn laboratorio per il contrasto alla demenza di Alzheimer con la narrazione delle storie diventa autobiografico, anche se nato altrove. Assegnare i personaggi non toglie nulla, infatti, al senso delle storie che vivono sotto la cenere del racconto. In questo modo, fiabe e storie, scritte, narrate e drammatizzate in percorsi riabilitativi con le Arti Terapie, diventano testimoni di vita e linguaggi della memoria.

Il racconto, tecnica universale

L’intervento con le tecniche narrative può avere finalità che spaziano dal ludico al ricreativo al preventivo-riabilitativo. Può, pertanto, riguardare una vasta popolazione di destinatari, dai minori nella scuola agli adulti con disagio psicofisico e sociale, inclusi i pazienti con demenza di Alzheimer.

In quest’ultimo caso, gli obiettivi possono riguardare l’esorcismo di

  • vissuti di abbandono e inadeguatezza;
  • sentimenti di solitudine e isolamento;
  • dolore e invalidità a causa della malattia;
  • incertezza verso un futuro senza progettualità

o per agevolare il mantenimento di un’immagine positiva di sé.

La Tecnica della Fiabazione

La metodologia della Tecnica della Fiabazione agisce, infatti, sulle dimensioni del sé espressivo e verbale, ottimizzando ricadute sulla globalità della persona a partire dai vissuti emotivi.

Il racconto, infatti, contiene un potenziale terapeutico perché funziona come organizzatore di conoscenze, di rappresentazioni della realtà, come momento di rielaborazione di emozioni e ricordi. Assume il valore di un recupero, anche se parziale, in base alle risorse sane, dell’identità individuale. Il che avviene attraverso la rievocazione di momenti di vita, di tracce del passato e assolve, al contempo, alla funzione comunicativa come antidoto contro l’isolamento affettivo e relazionale.


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Demenza di Alzheimer e narrazione di sé

Il racconto si pone, dunque, come un oggetto intermedio e simbolico attraverso cui condividere argomenti taciuti, dimenticati o nascosti, desideri e paure. Ma è anche un facilitatore delle possibilità creative della mente, poiché ingloba tutti i linguaggi espressivi.

Nel lavoro con pazienti con demenza di Alzheimer (con declino lieve) la narrazione diventa autobiografia che ricostruisce tasselli di memoria che riportano nel presente i destinatari, incoraggiando il sereno confronto con i cambiamenti che interessano i diversi aspetti della identità personale e sociale, cambiamenti che sono

  • fisici, per via della diminuzione delle funzioni visive e uditive,
  • della forza fisica e della mobilità,
  • di affetti,
  • di ambiente, se si pensa che l’anziano abbandona la propria casa per trasferirsi in una struttura protetta, il più delle volte dopo la perdita del coniuge, e
  • sul piano del generale deterioramento della salute.

Ma sono anche un agglomerato di stereotipi negativi, come il deterioramento di

  • funzioni cognitive,
  • contatti sociali,
  • memoria.

Finalità e obiettivi

La finalità resta quella della prevenzione terziaria e della riabilitazione delle capacità relazionali della persona anziana. Gli obiettivi

  • migliorare la qualità della vita e del tempo vissuto,
  • restituire motivazione e autostima,
  • sviluppare l’attenzione e
  • recuperare abilità e capacità residue, nell’ottimizzazione di un equilibrio funzionale al raggiungimento del miglior benessere possibile.

In questo senso, le tecniche narrative si prestano benissimo agli scopi, proprio per via della facilità con cui, modificando il mezzo espressivo, di adattano ad ogni tipo di deficit.

La narrazione verbale, ad esempio, si adatta meglio ai pazienti verbali, con declino lieve o medio. Mentre la drammatizzazione sonora, con tecniche di musicoterapia, nel non verbale, si sposa meglio con i bisogni di persone che hanno perso accesso al canale verbale. Ma che possono ancora esprimersi con uno strumento musicale che, sapientemente guidato dal conduttore, diventa il suono di un personaggio fantastico della fiaba del gruppo.

Risultati

E’ così che, dal racconto di storie scritte alla costruzione di altre, è possibile permettere alla persona con demenza di

  • migliorare la propria dimensione relazionale, personale e interpersonale,
  • affrontare compiti quotidiani con maggiore disponibilità,
  • ridurre i livelli di aggressività e di ansia,
  • stimolare le capacità attentive e la propensione alla collaborazione,
  • restituire dinamicità ad una percezione del tempo immobile e statica,
  • recuperare stima e fiducia in sé.

Il racconto del singolo diventa patrimonio del gruppo, contenitore in cui ogni vissuto viene messo in forma originale e nuova. Tutti, in tal modo, diventano contemporaneamente protagonisti della storia di tutti e partecipi di una costruzione del gruppo. Il che permette, agli osservatori ed ai valutatori, di verificare il grando impatto clinico e sociale dello strumento narrativo.


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