La lezione in classe: più è creativa e meglio si apprende

samba lezione creativaUna lezione può essere statica o dinamica. Se è dinamica, creativa, stimola i sensi degli studenti e facilita l’apprendimento. Occorre, tuttavia, che l’insegnante non abbia paura di osare e di mettere in campo tutta la sua creatività. Egli deve, cioè, pensare che la matematica, ad esempio, possa essere spiegata come si racconta una storia. Perché tutti amano ascoltare e raccontare storie che ricorderanno per sempre. Questa è la vera cultura.

Una creativa lezione di storia

La storia che si studia a scuola non cambia ma può essere raccontata in modi diversi e divertenti. Se, ad esempio, devo tenere una lezione su Argentina e Brasile, potrò farlo creativamente attraverso la musica. Da una parte, un tango, triste, nostalgico, che ancora oggi è la fotografia della cultura dell’Argentina, per lungo tempo colonia spagnola da cui si affrancò dopo una guerra d’indipendenza. Dall’altra, un samba, allegro, festoso, tipico dei cugini brasiliani, che ebbero sorti molto diverse con i dominatori portoghesi che concessero loro l’indipendenza dopo la caduta dell’impero napoleonico.

La musica racconta la storia di due popoli così vicini eppure così diversi. Così, faccio ascoltare i due brani e faccio divertire la mia classe mentre racconto le vicende dei due Stati. E tutti le ricorderanno.

Fate la prova!

Posso anche spiegare la storia del Messico portando con me un sombrero. Lo faccio vedere, magari lo indosso, lo faccio girare tra gli studenti perché tutti sperimentino l’esperienza tattile con un oggetto culturale e spiego come nasce e perché è il simbolo di una Nazione. Far vedere quello che si spiega è la chiave del successo di una lezione, di un intero corso di studi e dell’efficacia di un insegnante.

Ma ci vogliono creatività e immaginazione  per stimolare i sensi che producono rivelazioni creative negli studenti. E, quindi, per definizione, apprendimento.

Gli esempi possono essere innumerevoli. L’importante, cari insegnanti, è che, nel corso della lezione, più sensi vengano sollecitati contemporaneamente. Se ancora non usate questa modalità creativa, provate. E fatemi sapere com’è andata.

Funziona più o meno così

La rivelazione creativa (o insight) è il risultato finale di un lungo processo che nasce dai sensi. In particolare, dalla vista, al punto che potremmo affermare che noi comprendiamo il mondo intorno a noi guardandolo.

Vedere, infatti, è il risultato di un’esperienza attiva e complessa che si sviluppa attraverso il flusso di una serie articolata di informazioni che vengono analizzate partendo dai recettori sensoriali ubicati negli occhi che trasportano tali informazioni al cervello, dove avviene il fenomeno che chiamiamo visione. Gli occhi, in altre parole, catturano la luce e mettono a fuoco ma il senso a colore, forma, espressioni facciali è il cervello a darlo.

Questo perché negli occhi sono ubicati circa il 70% di tutti i recettori sensoriali del nostro corpo (i fasci di nervi che dagli organi della vista vanno al cervello, peraltro, sono molto più spessi dei nervi che collegano al cervello quelli degli altri quattro sensi). Il che spiega per quale motivo, anche a distanza di tanto tempo, ricordiamo cose, scene o situazioni che abbiamo visto (o appreso sotto forma di immagini) mesi prima.


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Parlare in pubblico


La memoria visiva

Secondo gli studi, a distanza di un anno, siamo capaci di ricordare quelle immagini impresse nella nostra mente con un’efficienza del 63%. Mentre, se assistiamo ad una presentazione orale, dopo soli tre giorni ricordiamo non più del 10%, salvo toccare vette del 65%, se vi è associata anche un’immagine. Lo dicono gli studi condotti sui relatori pubblici. Questo spiega due cose:

  1. la prima, perché i bravi oratori parlano per immagini (portando esempi che fanno “vedere” ciò di cui parlano);
  2. la seconda, che l’apprendimento multisensoriale è molto più efficace di quando sfruttiamo solo uno dei nostri sensi.

Assistere, ad esempio, ad una presentazione ben fatta agevola l’apprendimento ma a condizione che siano opportunamente associate immagini a suoni. Molti relatori, tuttavia, espongono slide composte da gran quantità di testo che nessuno ricorderà mai, dal momento che per il nostro cervello le parole non esistono.

Allo stesso modo, molti insegnanti spiegano quello che dice il libro ma non raccontano storie. Cioè, non portano la classe all’interno dell’esperienza visiva che una storia racconta.

L’apprendimento multisensoriale

Per il nostro cervello esistono, dunque, solo immagini. Naturalmente, anche attraverso l’udito, captando rumori e suoni, fondamentali sul piano evolutivo, alla sopravvivenza della specie umana, il cervello raccoglie informazioni vitali dall’ambiente circostante. Ecco perché, la combinazione di vista e udito costituisce una fonte privilegiata di apprendimento multisensoriale. E,

Allenare la creatività

Il punto è che siamo tutti creativi, chi più e chi meno. Ma non ce ne rendiamo conto o non usiamo il potenziale della nostra creatività, a causa del frastuono che producono tutti i pensieri che attraversano il nostro cervello in ogni istante della nostra giornata.

Insights e rivelazioni, pur sollecitate dallo stimolo sensoriale, sono, infatti, come dice Estanislao Bachrach, “come un cellulare che suona nel bel mezzo di una festa: se il rumore di fondo è forte, non si riesce a sentirlo. Bisogna essere rilassati perché si abbassi il volume della corteccia, del frastuono, per poter ascoltare quel che dice l’inconscio”. Oppure bisogna immergersi volontariamente nell’esperienza creativa, come frequentare un corso di meditazione, di pittura, di arti terapie o studiare uno strumento musicale. O frequentare un corso sul Metodo Autobiografico Creativo per risvegliare le risorse creative sopite.


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