La scolarizzazione precoce è sempre un vantaggio?

scolarizzazione precoce

La domanda sui tempi giusti per l’avvio alla scolarizzazione è di Nele Langosch, giornalista e psicologa tedesca. In un interessante articolo dal titolo “Pronti per imparare?”, pubblicato nel numero di Ottobre 2017 della rivista di Psicologia e Neuroscienze “Mente & Cervello”,  l’autrice riporta i risultati di recenti indagini che sfatano il mito della scolarizzazione precoce. Psicologi e pedagogisti sono, tuttavia, ancora divisi circa la sua reale utilità per i nostri bambini.

Inizia la scuola

Anche quest’anno i bambini di cinque, sei e sette anni hanno fatto il loro debutto in prima elementare insieme.

Molte le questioni che ci poniamo di fronte alla scelta educativa dei nostri figli.

  • Avrò fatto la scelta giusta per mio figlio?
  • A che età è giusto mandare i bambini a scuola?
  • Non sarà il caso di far anticipare loro la prima elementare?

Se lo chiedono molti genitori al momento dell’iscrizione alla scuola primaria, soprattutto quando i loro figli sono nati nei primi mesi dell’anno e per pochi giorni perderebbero un anno prezioso.

Scolarizzazione precoce sì

La ricerca scientifica a questo riguardo si divide: pedagogisti e ricercatori non sono concordi e ancora non è chiaro se la scolarizzazione precoce sia davvero un vantaggio per i bambini.

Martin Brunner, psicologo della Libera Università di Berlino, ha scoperto, insieme al suo team di ricercatori, che i bambini iscritti precocemente ottengono punteggi inferiori rispetto ai loro compagni nei test di matematica e di lettura fino alla seconda elementare. «Ma già in terza elementare queste differenze tendono a scomparire», chiarisce Brunner. Una volta giunti in terza media, i ragazzi più giovani dimostrano abilità di lettura altrettanto buone, se non migliori, di quelle dei loro compagni di classe più grandi.

Lo studio a lungo termine condotto a Berlino giunge alla conclusione che l’età della prima scolarizzazione non influisce in modo determinante sul successo scolastico del singolo bambino. Anche altri ricercatori, come Andreas Gold, psicologo di Francoforte, sono arrivati alle stesse conclusioni di Martin Brunner, ossia che una scolarizzazione precoce può comportare solo in avvio qualche svantaggio. Quindi, semplicemente nei primi anni di scuola. Svantaggi che, in genere, tendono ad attenuarsi per compensazione dopo i  primi anni delle scuole elementari.


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La relazione educativa


Scolarizzazione precoce no

Tuttavia, dal punto di vista scientifico, non ci sono risposte univoche e universalmente condivise. Diversi ricercatori, infatti, mettono in guardia contro la scolarizzazione troppo precoce. Gli studiosi della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco, ad esempio, hanno riscontrato che nei  bambini scolarizzati precocemente viene più spesso diagnosticata la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) rispetto ai bambini con scolarizzazione ordinaria.

Iniziare troppo presto la scuola, infatti, può trasmettere un senso di inadeguatezza al bambino che, non riuscendo a tenere il passo degli scolari più grandi, finisce per disorientarsi e, di conseguenza, distrarsi più facilmente. Con tutto quello che ne deriva in relazione alla sua crescita.

Anche per il pedagogista Rainer Dollase, la scolarizzazione precoce non serve a nulla. Un indicatore decisivo, secondo la Dollase, è costituito dal gruppo classe. La motivazione all’apprendimento, infatti, passa anche dal feedback e dagli stimoli offerti dai compagni di scuola. E poiché i bambini più piccoli, in media fino ai sette anni, imparano in un modo orientato al quotidiano, cioè, imparano meglio nella scuola materna tradizionale, iniziare la scuola assieme agli amici può facilitare l’esperienza.

In medio stat virtus

Probabilmente, anche in questo caso, la verità (o la virtù) sta nel mezzo. Cioè, non esiste il libretto delle istruzioni. Ma, dato che molti bambini hanno un’opinione personale sul volere o non volere andare a scuola, sarebbe meglio, sempre secondo la Dollase, che i genitori si limitassero ad ascoltare i propri figli. I fondamenti scientifici per cui sposare l’una o l’altra tesi, in fondo, ci sono. Per questo alle famiglie è data la grande opportunità di confrontarli con i personali punti di vista e con i desideri dei più piccoli.

Perciò, se il dubbio persiste, è meglio aspettare.


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