Il contagio emotivo: che cos’è e come funziona

contagio emotivo

Che cos’è il contagio emotivo? Lo spiego con un esempio. Siamo a tavola. Gaia, la figlia di poco più di un anno e mezzo dei miei amici Mirko e Lilli, è nel seggiolone, accanto a quello di Maria Lucia, la nostra bambina della stessa età. All’improvviso, Gaia esplode in un pianto a dirotto. Maria Lucia la guarda e un istante dopo la segue a ruota. Non solo. Prende un pezzo di pizza che ha davanti e glielo porge, come atto consolatorio, mentre entrambe si disperano senza un motivo. Ecco, il contagio emotivo è questo: un sentimento di altri che contagia noi, proprio come se si trattasse di un virus sociale. Daniel Goleman, ne L’intelligenza emotiva, lo definisce come uno scambio emotivo, spesso impercettibile, in una continua interazione reciproca di tipo sotterraneo.

Ascolto ed empatia

Che sia il pianto di più bambini nella nursery  di un ospedale, lo scambio di sensazioni con il barista che ci ignora o una folla che fugge in preda al panico, ogni imitazione non controllabile di stati d’animo altrui è una forma di contagio emotivo. In cosa differisce dall’ascolto e dall’empatia?

  • L’ascolto è un atto intenzionale nel quale la sensibilità di una persona la porta ad assumere un atteggiamento empatico nei confronti del proprio interlocutore.
  • La qualità dell’ascolto dipende molto, a sua volta, dalla capacità di empatizzare, cioè di entrare in empatia con l’altra persona. E’ questa sensibilità che ci rende capaci di comprendere l’altro e di instaurare con lui una relazione autentica. L’empatia, come spiego nell’articolo di cui al link precedente che consiglio di leggere per ogni approfondimento, consente di capire come l’altro potrebbe reagire in una qualsiasi situazione in cui l’emotività prevalga sulla razionalità. A ciò è associata, naturalmente, la personale capacità del soggetto empatico di interagire con l’interlocutore in maniera tale da avviare con lui una comunicazione collaborativa basata su atteggiamenti assertivi.

Il contagio emotivo

Data la somiglianza con  il sentire ciò che gli altri provano, alcuni studiosi (Bonino, Hatfield, Cacioppo, Hoffman) hanno rilevato la frequente confusione tra l’empatia ed il contagio emotivo. Ma, in realtà sono vissuti separati e distinti.

Per questo Bonino precisa che per riconoscere un reale  contagio emotivo occorre trovarsi davanti ad una condivisione emotiva immediata, caratterizzata da reazioni automatiche agli stimoli espressivi manifestati da un’altra persona che vive l’emozione in modo diretto. Durante il contagio emotivo, dunque, non c’è né consapevolezza, né distinzione chiara tra i vissuti delle persone che ne sono coinvolte.

La forma più elementare di contagio emotivo è quella tipica dei primissimi anni di vita, in cui, appunto, ad eccezione di un’innata predisposizione primitiva, manca ogni consapevolezza. Il bambino, tuttavia, riconosce immediatamente il vissuto emotivo dell’altro, attraverso l’azzeramento delle distanze e la totale condivisone delle sue emozioni. A scapito, però, della totale perdita della differenziazione tra il proprio vissuto e quello altrui. Questa empatia primitiva gli permette di sincronizzarsi in modo automatico e involontario con le espressioni

  • facciali,
  • vocali,
  • posturali

di un’altra persona e di convergere emotivamente verso di essa.

Con gli anni, cresce la complessità di questa sintonia empatia atipica che vira verso una condivisione in parallelo, lungo una via associativa e non più imitativa.

La mediazione cognitiva

In effetti, il rischio di contaminazione tra empatiacontagio emotivo c’è. Ma solo se non si tiene in debito conto la mediazione cognitiva che costituisce l’elemento discriminatorio tra la condivisione di un’emozione e la consapevolezza della stessa.

Nel contagio emotivo sono del tutto assenti tre elementi.

  1. Il corretto riconoscimento delle emozioni dell’altro.
  2. La capacità di assumere la prospettiva ed il punto di vista dell’altro.
  3. L’adesione o immedesimazione emotiva, ovvero la condivisione dell’emozione dell’altro.

Viceversa, si caratterizza per due elementi distintivi.

  1. L’imitazione motoria, processo in base al quale il soggetto adegua il proprio atteggiamento fisico, sia in senso mimico che posturale, alla postura e all’emozione dell’altro.
  2. La reazione circolare primaria, legata ad un meccanismo innato di risposta, non di origine sociale.

 

Contagio e imitazione

Secondo studi specifici, quindi, il contagio non avviene per diretto accesso all’emozione dell’altro, secondo una forma di condivisione ed espressione congruente e dovutamente assertiva, bensì attraverso l’imitazione di un’espressione e di una postura simili a quelle dell’altro:

  • gli individui tendono ad imitare gli altri;
  • il feedback di tale imitazione influenza lo stato emotivo;
  • elaborando tale stato d’animo gli individui tendono ad assorbire le emozioni altrui.

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Classi di contagio

Gli stessi studiosi, approfondendo il tema del contagio emotivo, sono giunti alla conclusione che, laddove un adulto non abbia realizzato una piena differenziazione tra sé e l’altro, si possa insinuare una o più delle quattro classi di contagio. Si tratta di degenerazioni patologiche, alcune anche tristemente note, del fenomeno in sé.

  1. La violazione delle regole (ad esempio, l’adolescente che inizia a fumare per contravvenire alle regole della famiglia).
  2. Il comportamento deliberatamente autolesivo (come la tendenza autolesionista al suicidio di chi aderisce al devastante fenomeno Blue Whale).
  3. Il plagio da stili di vita consumistici (come chi gioca in borsa soltanto per stile meramente emulativo).
  4. Il contagio di malattie di massa psicogene, come l’isteria (di cui era espressione, ad esempio, il Tarantismo nel Salento fino alla fine degli anni ’50 del secolo scorso).

Consapevolezza del contagio

In generale, avere consapevolezza dei meccanismi del contagio emotivo si rivela molto utile per la crescita personale.

  • Accresce, infatti, l’autocontrollo emotivo. Nel senso che l’adulto sano diventa più consapevole nel comprendere che la sua sfera emotiva può essere influenzata da quella degli altri.
  • E’ funzionale ad una migliore gestione della vita. Aumenta, infatti, i livelli di  intelligenza emotiva, quell’espressione dell’intelligenza globale che porta l’adulto a valutare, in via preventiva, gli effetti sul piano emotivo delle proprie azioni.
  • Si rivela utile, inoltre, per acquisire una percezione realistica rispetto alla possibilità di influenzare ed essere influenzati in situazioni sociali particolari. Ad esempio, laddove vige l’obbligo alla responsabilità che rischia di essere offuscato in caso di contagio.
  • Aiuta, infine, ad assumere un punto di vista critico e distaccato. Per esempio, rispetto alle logiche persuasive che tendono a irretire i consumatori.

È così che lo stare “dentro l’altro” deve, in fondo, diventare, invece, uno stare “con l’altro”. Il che implica la capacità di condividere serenamente i conflitti emotivi degli interlocutori, evitandone il contagio ma, piuttosto, supportandoli dall’esterno mentre attraversano delle difficoltà.

Il distacco estetico

Il giusto equilibrio, afferma Scheff, è in quella sorta di distacco estetico che si stabilisce tra il massimo coinvolgimento (contagio) ed il massimo distacco (difesa). E’ nel bilanciamento tra ricordo e percezione, tra passato e presente, tra abbandono ed autocoscienza. Un equilibrio che consente il mantenimento della congruenza in coincidenza con una profonda risonanza emotiva.

Cosicché ogni relazione, da quella affettiva a quella professionale, di aiuto o con gli amici, diventa tanto più efficace quanto maggiore è la consapevolezza della differenza tra noi e gli altri.


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