Ma che cosa vi abbiamo fatto per meritare tutto ciò?

ma che vi abbiamo fatto per meritare tutto ciò?

Immaginate per un attimo di incontrare vostro figlio conciato così per strada. Ma un ceffone glielo volete proprio negare? Sarà che mi sto facendo vecchio, che di moda non ne capisco abbastanza o che ho avuto un’educazione conservatrice. Non so. Sarà anche perché negli anni del mio liceo i professori provavano ad insegnarci altro. Sarà un po’ per tutto questo ma come si può chiamare moda uno scempio del genere? Devo ringraziare il mio amico Guglielmo Mastroianni, giornalista del TG5, che non si lascia sfuggire queste perle. Io ne faccio tesoro per le mie ricerche sociologiche.

La chiamano alta moda

Ho fatto vedere queste foto ad un mio amico. Mi dice che è alta moda, “mica qualcosa da indossare ogni giorno. Solo per le occasioni.” Per le occasioni? E quali occasioni? Quelle di rendersi ridicoli! Occasioni imperdibili, dunque.

Ma ci pensate? Questi poveretti vengono mandati in passerella a sfilare  e vengono pure applauditi. Addirittura, vengono pagati! Per me, vengono solo presi per i fondelli. Vogliamo parlarne?

Allora, parliamone

Guardate la prima foto a sinistra. Un abito estivo, da indossare in due. Mi viene da ridere. Anzi da piangere. Lei, poveretta, è rossa in viso. Tra un attimo ci resta secca. Sembra soffocare (e, per decenza, non voglio dire neanche perché). Qualcuno vuole dire loro che il set dell’ultimo film di Rocco Siffredi è dall’altra parte?

Quello della foto centrale, poverino, sembra essere stato travolto in pieno da un’esplosione mentre passava davanti ad un negozio di abbigliamento cinese. Cioè, uno passa da lì che sembra normale e, all’improvviso, si ritrova conciato così. Perfino con i gambaletti di collant con delle specie di giarrettiere. Vi chiedo scusa se non sono preciso ma non ho idea di come si chiami quell’affare al polpaccio…

L’ultimo si sta recando dallo psichiatra dopo aver ritirato le cartelle cliniche dell’ultimo TSO.

No, guardate: non si possono vedere!

Milano vende moda

Gli stilisti che hanno partorito quelle meravigliose idee non avevano proprio altri modi per esprimere la propria creatività? Amici, psichiatri, psicologi, educatori, insegnanti, sociologi, assistenti sociali, vi prego, ditemi qualcosa! Perché uno vestito così potreste trovarvelo in casa pure voi. Mica solo io.

Io conduco ricerche sociologiche sul comportamento dei gruppi. Di recente, a Verona, ho scattato delle foto di ragazzini e ragazzine che sembrano fratelli per come si assomigliano. Vestono uguali, si pettinano allo stesso modo, si comportano come se fossero l’uno lo specchio dell’altro. Capisco il senso di appartenenza di un adolescente che è in cerca della propria identità.

Ma, se ci invadono questi alieni, dovremo avere a che fare con orde di barbari agghindati così e far finta di nulla. E, prima o poi, rischiamo pure di non farci più caso.

Insomma, in un’epoca in cui il cattivo gusto ha preso il sopravvento, una domanda, perciò, sorge spontanea: che vi abbiamo fatto per meritare di assistere a tutto ciò?


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