Mettersi in proprio: coltivare le ambizioni e passare all’azione

le ambizioni e mettersi in proprio

Ehi, amico. Bella! Dimmi solo come si fa ad avere una macchina così e se posso farlo anch’io. E’ una delle frasi più emblematiche del film “La ricerca della felicità” sul tema delle ambizioni e della determinazione. Protagonista un bravissimo Will Smith che educa il figlio ai valori della vita. Uno di questi è credere nei propri sogni, non standosene con le mani in mano ad attendere che qualcosa cada dal cielo. Il messaggio: passare all’azione e perseverare, anche in mezzo a mille difficoltà. Ma in quanti sono disposti a correre il rischio del vuoto? Magari, invece, è più comodo lamentarsi. Vediamo insieme perché è tempo di muoversi.

Il giusto punto di vista

Sapete che cosa hanno in comune Bill Gates, Papa Francesco e il vostro idraulico? Hanno tutti 24 ore di tempo al giorno. Alcuni le spendono a coltivare sogni e a costruire un impero. Altri lasciano passare il tempo accontentandosi. Voi cosa volete fare da grandi? Perché, se avete sogni nel cassetto, è questo il momento di tirarli fuori. Prima che facciano la muffa!

In che cosa vi considerate eccellenti? Avete pensato che proprio questa vostra eccellenza, magari anche una passione, potrebbe rappresentare la chiave del vostro successo? Certo, serve preparazione. Ma si può rimediare, no?

Secondo il giornalista scientifico Malcom Gladwell per diventare un vero fuoriclasse nel proprio campo servono almeno 10.000 ore di esperienza e azione, articolate tra

  1. Focus
  2. Quantità
  3. Qualità.

Voi a che punto siete?

Se ti lamenti, ti isolano!

Nella vita è come stare alle elementari: se ti lamenti troppo, ti isolano! La frase è di Gordon Gekko, il boss di Wall Street II – Il denaro non dorme mai. E, in fondo, è davvero così.

Il mondo è diviso in due categorie: da una parte, quelli che credono esistano cose incredibili, dall’altra, quelli che le fanno. Quelli che aspettano che si presentino le condizioni ideali per intraprendere una qualsiasi azione o iniziativa, da una parte, e quelli che le creano, dall’altra, trovandosi così sempre nelle condizioni giuste per agire.

Esiste, dunque, un modo vincente di pensare. Ed è quello di non stare ad aspettare che le cose accadano ma di sognarle fino a trasformarle in realtà.


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La storia recente dell’economia mondiale

Le ragioni della crisi ci insegnano fondamentalmente tre cose:

  1. Non esiste certezza del domani.
  2. Ci sono settori che sono il futuro dell’economia.
  3. Le nuove professioni sono una delle più grandi opportunità.

Le incognite del futuro

Innanzitutto, il futuro è pieno di incognite per un’intera generazione (quella dei trentenni di oggi), ragion per cui la strada da seguire è quella dell’iniziativa privata (il 65% dei nostri figli farà un lavoro che oggi neppure esiste). Del resto la Legge 4/2013 nasce anche per questo: offrire nuove opportunità in un mercato del lavoro congestionato dalla crisi (si stimano 500.000 nuove partite IVA tra gli oltre 2.000.000 di professionisti operanti, solo in Italia, nelle professioni non riconosciute).

Il terzo settore

Bisogna aggiungere, invero, che il terzo settore, quello dei servizi alla persona, è il futuro dell’economia (la sharing economy, l’impresa etica, le risorse disponibili nel sociale). Questi i numeri:

  • 28% di crescita negli ultimi tre anni rispetto al triennio precedente;
  • 300.000 associazioni registrate;
  • 1.000.000 di lavoratori;
  • 5.000.000 di volontari;
  • fatturato complessivo pari al 4,1% del PIL;
  • milioni di euro stanziati dell’UE nelle misure Horizon 2020, Creative, Erasmus plus.

Le nuove professioni

Ultima considerazione è che i nostri figli faranno professioni che oggi ancora non esistono. Quindi, un ottimo mercato è quello della formazione delle nuove professioni. Una possibile soluzione è, infatti, proprio nella sovrapposizione di questi dati, tra sociale e nuove professioni. Basti pensare che, ad oggi, solo 80.000 dei 500.000  professionisti stimati hanno richiesto la certificazione internazionale delle competenze ISO 17024 agli organismi di certificazione operanti nel nostro Paese.

Vuol dire che il mercato è tutto da costruire. Specie nelle professioni che si fondano su competenze, come quelle creative, fondate sulle passioni, che in  molti possono coltivare.

Non ci resta che… scegliere

Certo, nel paese del posto fisso (inspiegabilmente è ancora così da noi in Italia, come negli anni ’60), ma con un tasso di disoccupazione al 12% (40% tra i giovani, con punte del 60%, come in Calabria, con una statistica del solo 52% di neolaureati che trova lavoro nei tre anni successivi al termine degli studi, quasi uno su due, che è un dato allarmante se paragonato al 93% della Germania, per non parlare del misero 30% tra i non laureati – dati Istat a dicembre 2016), il proselitismo sul cambio di mentalità dovrebbe aver vita facile. Tuttavia, non sembra una strada da percorrere in discesa.

Da qui due opzioni di scelta:

  1. continuare a credere nel precariato o, nella migliore delle ipotesi, proiettarsi in una condanna al lavoro fino ai 75 anni per avere una pensione più bassa di quelle attuali di circa il 30%, come afferma il Direttore Generale dell’INPS, Tito Boeri;
  2. cambiare atteggiamento e diventare imprenditori di se stessi nel sistema delle nuove opportunità.

Ai lettori ogni altra considerazione.


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