La musica, strumento di coesione sociale

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I primi studi sulle risposte emotive alla musica risalgono al 1936. Partendo da alcune evidenze sul piano neurofisiologico, la psicologa e musicologa Kate Heiner dimostrò che vi sono due elementi essenziali che il nostro cervello utilizza per elaborare una risposta emozionale alla musica: il Modo, cioè la tonalità (Maggiore/Minore) e il Tempo, cioè la velocità di esecuzione (Veloce/Lento).

A partire dagli anni cinquanta, diversi psicologi hanno cercato di spiegare il potere della musica confrontando l’apprezzamento musicale con il linguaggio. Oggi sappiamo che la corteccia emotiva del cervello, un’area dedicata all’ascolto, elabora elementi musicali elementari come l’altezza (la frequenza di una nota) e il volume; mentre le vicine aree uditive secondarie gestiscono modelli musicali più complessi, come l’armonia e il ritmo.

Il potere della musica

Recenti ricerche spiegano il potere della musica sulle emozioni umane e i vantaggi che può portare al nostro benessere mentale e fisico. La musica ci consola quando siamo tristi, ci stimola nei momenti felici e ci fa sentire uniti…Non solo, poiché la musica è la forma più diretta di comunicazione emotiva, importante quanto il linguaggio e la gestualità, è in grado di rinsaldare i legami su cui si basano le società umane: dalle etnie del Burundi agli Indigeni del Cile, dai berberi del Marocco agli aborigeni australiani, la musica è un tratto comune a tutti i popoli della Terra.

I ritmi musicali, insomma, hanno il potere di facilitare interazioni fisiche di gruppo come la marcia o la danza, rafforzando ulteriormente i legami sociali, per riprendere le parole di Karen Schrock, autrice dell’articolo Emozioni in Musica, pubblicato nel n. 60 di Dicembre 2009 del mensile di psicologia e neuroscienze Mente & Cervello.

Uno dei benefici che può apportare la musica alla nostra persona è quello di stimolare, fortificare e controllare il nostro stato di salute e benessere, dal momento che la musica è in grado di influenzare il nostro umore e persino la fisiologia umana in modo più efficace delle parole.

Un linguaggio universale

Non possiamo ignorare che la musica è un linguaggio universale: il contenuto emotivo di un brano musicale raggiunge gli ascoltatori a prescindere dalla cultura di appartenenza.

Diverse ricerche indicano che la musica trasmette in modo efficace e preciso l’emozione desiderata a tutte le persone che la ascoltano. La Schrock aggiunge che, alla fine degli anni novanta, il gruppo della neuroscienziata Isabelle Peretz all’Università di Montreal ha scoperto che gli occidentali rispondono in modo unanimemente concorde quando si chiede loro se una canzone che usa elementi tonali occidentali suscita allegria, tristezza, paura o serenità. Per approfondire l’argomento della funzione sociale delle emozioni, consiglio la lettura di questi due miei articoli sull’importanza di riconoscere ed esprimere le emozioni ed il loro ruolo centrale nei processi di sintonia empatica.

Studi succesivi hanno dimostrato che la capacità di una canzone di suscitare una particolare emozione non dipende necessariamente dal background culturale.

La collettività e l’individuo

La musica è in grado di comunicare efficacemente le emozioni persino a persone la cui capacità di cogliere segnali sociali emotivamente significativi, come le espressioni del viso o il tono della voce è gravemente compromessa. La musica potrebbe costituire una forma di comunicazione unica. La musica favorisce la coesione sociale creando connessioni empatiche tra i membri di un gruppo.

Nella maggior parte delle culture, la musica è quasi sempre un evento collettivo, funge da legame corale: la gente si riunisce per cantare, danzare e suonare. Gli scienziati oggi sostengono che la musica porta vantaggi anche a livello individuale. La musica produce effetti fisiologici che possono migliorare il nostro benessere mentale e fisico. Gli studi mostrano che una musica in levare, carica di tensione o stimolante, è in grado di eccitare fisicamente l’ascoltatore, innescando una reazione fisica di tipo “fight” or “flight” (lotta o fuggi): i battiti del cuore e la respirazione accelerano, in alcuni casi si ha sudorazione, e l’adrenalina entra nel circolo sanguigno. La musica, ad esempio, è un ottimo stimolante per chi pratica sport, perché prepara i sistemi fisiologici che servono per i movimenti che richiedono molta energia. Ma la musica non solo ha effetti stimolanti, può avere anche effetti calmanti perché, secondo diversi studi, riduce i livelli del cortisolo, l’ormone dello stress, nel sangue, abbassa il battito cardiaco, rallenta la respirazione e allevia il dolore.

La musica che cura

La musica è anche curativa? E’ sorprendente come la musica riesca ad alterare i nostri stati d’animo o ad alleviare il dolore fisico, in questo caso comportandosi da vero e proprio “analgesico” durante un parto o una procedura medica per ridurre la sofferenza fisica.

Studi clinici, e qui entriamo nel campo della Musicoterapia o, come dice Kenneth Bruscia, della Musica come terapia, hanno dimostrato che la musica è uno strumento potente per rilassare i pazienti che devono sottoporsi a un intervento chirurgico, in grado di controllare il dolore e di migliorare problemi comportamentali nei bambini e nelle persone affette da demenza.

Senza rendercene conto, tutti o quasi usiamo il canto per rallegrarci o per tranquillizzarci, per alleviare il dolore e l’ansia, per rafforzare i nostri legami con gli altri o semplicemente far commuovere qualcuno. Per questo la musica è il modo più diretto e misterioso di trasmettere ed evocare un sentimento o un ricordo. E’ un modo per collegare la nostra coscienza a quella di un altro. Mentre fanno musica, le persone comunicano e collaborano. In un certo senso, praticano attività  e funzioni sociali.  Comportamento sociale che, nella storia dell’evoluzione della razza umana, si è rivelato vitale per consolidare rapporti e sopravvivere. 

I nostri antenati non potevano saperlo che noi avremmo chiamato questo processo empatia.

La musica, strumento di coesione sociale – di Stefano Centonze – pubblicato nel Numero 8 (Agosto 2011) – Anno II –  Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze Online

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