La morte di Michele Scarponi: quella telefonata che non vorresti mai ricevere

Un furgone non si ferma allo stop e uccide un uomo in bici. E’ Michele Scarponi, maglia rosa al Giro d’Italia 2011. Campione di umiltà, di simpatia e solidarietà. Il volto sorridente del ciclismo italiano. Soprattutto, è un uomo che non vedrà crescere i suoi gemelli e che mai avrebbe voluto assistere allo strazio della moglie Anna. Quando devi fare una chiamata per dare una notizia del genere, non sai più chi sia la vera vittima. Muoiono in tanti con una telefonata alle 8,00 dl mattino in casa di una persona che solo un istante prima aveva la vita perfetta.

Amato dalla gente, felice della sua vita, Michele allunga la lista dei ciclisti investiti da automobilisti imprudenti. Spesso da delinquenti che fuggono via. Non so se questo sia lo stesso caso. Ma cambia qualcosa?

Appena sentita la notizia, ho chiamato mia moglie. Abbiamo una bimba di poco più di un anno e mezzo. E sono terrorizzato all’idea che restino senza di me, che Maria Lucia India cresca senza di me, di non sentirle più dire papà, ora che sta iniziando a pronunciare le prime paroline. Mi spaventa il dolore che potrei dare loro se un giorno dovessero ricevere una telefonata come quella che ha ricevuto la povera signora Anna.

Sono a Padova in questo momento e la lontananza mi pesa davvero tanto davanti agli accadimenti della vita.

Qualcuno dice che diventare genitori renda vulnerabili. Ora più che mai lo capisco.  Sento tutto quel dolore che si vede dalla foto e mi chiedo: “Come dai una notizia del genere ad una giovane famiglia felice? Come fai a dire: Signora, si metta seduta. Ho una brutta notizia per lei. Da questo momento deve comprendere che la felicità è solo un’illusione, che suo marito è stato tradito dal sole e dalla sua passione. E che il peggio deve ancora arrivare”.

Insomma, siamo tutti figli e genitori, figli o genitori. E siamo tutti in quella foto.

Non ho idea di come faranno a rialzarsi. Di quanta forza ci voglia. Di come una mamma dirà a due bambini piccoli che il loro papà non tornerà più. Spero solo che ce la facciano. Per quel che può valere, in questo giorno io sono con la famiglia Scarponi, con i genitori e con gli amici. Conta poco che si chiami Michele Scarponi e che sia un campione. Fino a ieri non sapevo neppure che ci fosse uno sportivo famoso con questo nome.  Per me era un uomo buono e non è vissuto abbastanza.

A che serve cercare colpevoli?

Chi vuol esser lieto sia.

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