Morgan e l’empatia: l’arena di Amici 2017 come specchio dei tempi

Morgan e l'empatia ad Amici 2017

Perché ostinarsi a cercar di cavare del sangue dalle rape? Voglio dire che quando una causa è persa in partenza, meglio non insistere e lasciare le cose così come sono. Anche quando sono imperfette. In psicologia si chiama capacità negativa. Bion la usava per riferirsi allo stato mentale che il conduttore di un gruppo dovrebbe ammettere per entrare in contatto con una verità emotiva al momento sconosciuta, imprevista o incontrollabile. Della leadership di Morgan, che personalmente condivido, mi sono già occupato in un articolo di circa dieci giorni fa (leggi di più in Tempi duri per i leader). Sono anche tornato sull’argomento, evidenziando vantaggi auspicabili e limiti di una leadership più attuale, democratica e condivisibile: l’ho definita la leadership ideale ma, di fatto, impossibile da realizzarsi nella società deintellettualizzata della post modernità.

La società liquida

La definizione è del sociologo polacco Zygmunt Bauman, il teorico della società liquida. Insomma, se gli italiani dell’Ottocento si emozionavano con il Va’ Pensiero di Giuseppe Verdi e solo pochi anni fa il brivido correva sulle note del Pulcino Pio, qualcosa vorrà pur dire, no?

Non intendo ridurre a questo un format intelligente come Amici 2017.  Ma, che ci piaccia o no, è lo specchio di un tempo che esprime valori effimeri: poca umiltà, poco rispetto e terrore di quello che diranno il giorno dopo i social network. E poiché Amici  è fatto dai giovani per i giovani, l’unico che suona la sveglia diventa un nemico. Il tutto mentre un’arena delirante acclama nuovi leader.

E’ un fenomeno interessantissimo dal punto di vista sociologico ma nessuno sembra accorgersene.

  • Voglio dire: perché si parla solo di Morgan?
  • E dall’atteggiamento degli allievi nessuno dice niente?
  • Può essere davvero che nessuno colga l’aggressività di Mike?
  • O lo sguardo basso e le parole dolci hanno preso in giro anche voi?

Morgan e la leadership

Guardate che i lamentosi, per ottenere ciò che vogliono, fanno proprio così: si insinuano con il finto perbenismo dello sguardo basso e del sorriso malcelato. Solo che con chi non ha nulla da farsi perdonare non funziona. Per questo Mike non la spunta con Morgan. Si vede che lui non ha sensi di colpa da espiare.

Allora, la strategia diventa un’altra: convincere gli altri dell’inadeguatezza del leader. Infondo, nella splendida metafora della vita come una foresta, la gazzella non alzerà mai la paletta per votare per la salvezza del leone.

Mike vuol fare di testa sua

  • perché il leader non lo capisce e
  • perché, come dice anche Elisa, dovrebbe saper tarare parole e modi di agire sulle caratteristiche di ogni singolo ragazzo.

Cioè, Morgan mancherebbe di capacità empatica. Ma non è che si confonde l’empatia con la simpatia? Perché si può benissimo essere empatici senza per forza risultare simpatici. Io questo lo so bene. Per questo mi rivedo in Morgan.

Un comportamento chiaro

Dal mio punto di vista, Morgan capisce benissimo quello che provano i ragazzi. E lo dimostra, perché è lì, telefona, spiega loro perché dovrebbero imparare a guardare al di là del loro stesso naso. Non lo farebbe se questo fosse solo un punto d’orgoglio per la contestazione ricevuta. Sempre dal mio punto di vista, lui commette un solo errore: non riusce a lasciar correre, non ammette la capacità negativa di cui parlavo all’inizio. E per un attimo dimentica che la più grande dimostrazione di forza è proprio rinunciare ad esercitare la forza.

  • Si fa prendere.
  • Non è malizioso.
  • Non è calcolatore.
  • E’ vero.
  • E ci casca con tutte le scarpe.

Capita a quelli che credono molto in ciò che fanno,  perché ciò che fanno è anche ciò che sono. Questo, purtroppo, emargina da sempre, figurarsi oggi che la mediocrità è diventata legge. Per questo il leader è sempre solo. E quando non riesce ad avere la fiducia della squadra e ad essere un esempio, talvolta cerca di imporsi ma si trova contro tutti. Ecco perché finisce per diventare antipatico.

Si fa presto, dunque, a dire che Morgan è il tiranno. Serve solo per alimentare le fantasie della folla. Invece, di tiranni è pieno lo studio, solo che, proprio come nella vita di tutti i giorni, i più sono in incognito e lavorano ai fianchi. E quelli sono i peggiori.

Amici 2017

In un talk show dove i grandi della musica italiana d’autore sono considerati superati e vecchi da giovani che applaudono a queste esternazioni dei loro idoli, in cui presuntuosi giovinetti riescono a mettere alla sbarra gente con quarant’anni di esperienza vera, tirandosi dietro l’arena, allora, buttiamo tutto dalla finestra e teniamoci Emma (con tutto il rispetto, ma non è De Gregori, Baglioni, Tenco o Endrigo). Rinneghiamo tutto, voltiamo pagina e stiamo a sentire quello ha da cantare Mike. Come quando, ai miei tempi, si diceva che studiare latino e greco non servi va a nulla perché sono lingue morte. Ma, grazie a Dio, sono ancora i capisaldi della nostra formazione umanistica, altrimenti dovremmo appendere fuori anche quello straccio di valori che ancora riusciamo a imparare a scuola e (chissà!) a salvare.

Per carità: credo che i giovani abbiano tanto da dire e da insegnare. Ma se sono umili e in grado di dimostrarsi autonomi e responsabili. Invece siamo ancora qui a parlare di gente che crede di essere arrivata prima ancora di partire.

Per me lo sbadiglio di Riccardo che Luca Argentero riprende (finalmente uno che dà ragione a Marco!) scioglie ogni dubbio.

In ogni caso, per empatia e come dicono i miei amici Cesare e Rosaria su facebook, #iostoconMorgan.


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