Plasticità sinaptica e Darwinismo neurale: Arti Terapie, ambiente e riabilitazione

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Questo signore nella foto è Gerald Edelman, biologo statunitense, Premio Nobel per la Medicina nel 1972 per le sue ricerche sul sistema immunitario. E’ considerato il padre del darwinismo neurale, teoria che, unitamente alle scoperte sulla plasticità sinaptica, ha rivoluzionato il concetto stesso di riabilitazione. Gli studi che originano da questi due preziosi contributi hanno dato grande impulso al trattamento delle patologie del sistema nervoso centrale.

Perché ne parlo?

Perché sono un Arti Terapeuta e dirigo due Residenze per persone anziane non autosufficienti. E ho una grande esperienza nel trattamento delle demenze con le terapie espressive. Se vogliamo dirla tutta, ho studiato musicoterapia proprio perché volevo lavorare con quella tipologia di pazienti. Anche se, poi, mi sono allontanato dalla pratica clinica per occuparmi di dimensioni emotive della comunicazione. Mi sono anche occupato, in realtà solo marginalmente, di disturbi del movimento in pazienti con postumi da ictus.

Ma sapere che il nostro cervello può ripararsi da sé, grazie allo stimolo esterno, si chiami musicoterapia o esercizio fisico o non so che, l’ho trovato sempre affascinante nella mia professione.

Il darwinismo neurale

Con la Teoria delle Reti (o gruppi) Neurali, abbreviata in TGN,  Edelman spiega che il nostro cervello è dotato, fin dalla nascita, di un corredo neurale di base. Sarà, tuttavia, la vita del bambino in ambienti stimolanti (o meno) a determinarne lo sviluppo. Proprio per via dell’esistenza di un network neurale che evolverà con l’intensificarsi delle relazioni tra neuroni per via degli stimoli esterni.

Egli, biologo immunologo, conduce gli studi su Darwin. Dopo il Nobel, si dedica alle ricerche sul cervello, adottando il medesimo principio dell’illustre evoluzionista della specie. Con la differenza che, al binomio gene-antigene, egli sostituisce quello rete-neurale-ambiente esterno.

Ecco perché Edelman è considerato il fondatore del cosiddetto Darwinismo neurale. Teoria, peraltro, ancora oggi tra le più accreditate per perseguire modificazioni nel cervello in persone con deficit neurologici.

La plasticità sinaptica

Viene anche chiamata neuroplasticità. E’ la capacità del cervello di modificare il numero delle relazioni (sinapsi) tra i neuroni, intensificandone alcune, eliminandone altre. Non solo: le relazioni tra neuroni sono anche in grado di bypassare vie danneggiate, il che ne fa un caposaldo della moderna teoria della riabilitazione. Tale capacità, infatti, si definisce plastica proprio in quanto dinamica  (per contrapposizione a statica, secondo le  teorie precedentemente dominanti), poiché direttamente correlata con l’ambiente esterno e con le esperienze che è in grado di produrre.

Prendiamo una persona che abbia subito un ictus e che non riesca più a parlare. Dal punto di vista neurofisiologico significa che i circuiti neurali dei centri del linguaggio sono danneggiati. Intervenendo subito con stimolazioni (ad esempio, con la logopedia o con la musicoterapia), è come se le zone in black out venissero bypassate da connessioni neurali parallele. Tali nuove connessioni  permettono, di fatto, ai neuroni di percorrere una strada alternativa per andare dalla corteccia motoria ai centri del linguaggio. Il che consente un recupero (una ri-abilitazione, appunto) delle funzionalità che è direttamente proporzionale con l’estensione del danno.

Vale lo stesso principio per i casi di demenza e per altre patologie degenerative.

Il testo che segue è un esempio illustrato dei principi esposti in questo scritto. Nel 2011, nel corso della trasmissione Area di Servizio, in onda su Radio 1 Rai, Francesca De Carolis, che mi intervistò ne ricavò una bella lettura che oggi vi porto. E’ l’introduzione del mio libro Musicoterapia e Alzheimer.

Un esempio “lirico”

Avete mai sorvolato in aereo di notte una grande città? Che ne so, Los Angeles, Londra, Roma…? Ricordo che, mentre il mio aereo si avvicinava a Malpensa, in una splendida serata dello scorso autunno, osservavo dal finestrino le miriadi di lucine della città di Milano. E, man mano che ci si avvicinava a terra, diventavano visibili anche le strade, illuminate da serie di lampioni, e tutti gli articolati collegamenti urbani. Pensai subito a quante possibilità si presentano al signor Bonaventura per raggiungere, a quell’ora e a piedi, l’indirizzo del suo appuntamento. Certo, se il signor Bonaventura è nato e vissuto a Milano il compito potrà richiedere del tempo ed un paio di chili.

Ma non sarà un problema trovare delle scorciatoie, anche al buio. Diverso sarebbe se, invece, il nostro eroe fosse appena e per la prima volta giunto a Milano e, a causa della tarda ora, si vedesse costretto a raggiungere a piedi il suo hotel.

Che strada fare?

Come orientarsi?

Con una guida, d’accordo…ma come scegliere il percorso più breve?

Con tutta probabilità il nostro signor Bonaventura sarà disposto a sacrificare alcune scorciatoie per percorrere strade sicure e ben illuminate. Poco importa se la luce è prodotta da lampioni o da fioche insegne di negozi ormai chiusi. La verità è che il nostro uomo andrà rimbalzando di lampione in lampione e di insegna in insegna, evitando percorsi bui. Come se a muoverlo fosse proprio l’energia elettrica che alimenta l’illuminazione notturna.

Questo non è che uno dei tanti esempi per raccontare anche al lettore meno colto in materia di neuroscienze come appare e si presenta il nostro cervello. Un infinito intreccio di reti che trasportano informazioni sotto forma di impulsi elettrici. I quali, a loro volta, alimentano le lucine delle “stazioni” che incontrano, bypassando circuiti “bui” o danneggiati per raggiungere stazioni successive.

La Teoria della Riabilitazione

Nasce così la moderna Teoria della Riabilitazione. Per quanto detto, vi trovano posto anche le Arti Terapie che, tra gli stimoli possibili, rappresentano probabilmente quello più indicato per il ripristino di alcune dimensioni della personalità. Ad esempio, per recuperare

  • la dimissione relazionale,
  • quella espressiva e
  • quella comunicativa.

Aver dimostrato come la ricchezza di stimoli (artistici, sonori ecc.) costituisca una possibilità di riabilitazione ha rappresentato una reale speranza di miglioramento delle condizioni e delle aspettative di vita di tante persone.

Ma il futuro è tutto da scrivere.


Se vuoi approfondire, seguendo il link trovi un interessante corso online dal titolo Musicoterapia per la riabilitazione dell’handicap. Nel form sottostante puoi anche selezionare la prima videolezione gratuita.


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