Prova a non immaginare un elefante rosa!

non immaginare un elefante rosa

Se vuoi essere efficace quando parli, evita le frasi al negativo. E’ il grande insegnamento della lingua dei segni che dimostra che  il nostro cervello apprende per immagini e non riconosce le negazioni. Nel linguaggio per i sordomuti, infatti, la negazione di un’azione non può essere tradotta, essendo essa stessa un’azione. Perciò, per rendere la frase “immagina di non camminare”, chi comunica attraverso la LIS rappresenta il segno che indica l’azione del camminare a cui segue un segno di negazione. In genere uno sbarramento, come una cancellazione. Tu ci riesci? Attenzione: l’azione di non camminare è distinta da quella dello stare fermi!

Non tornate sconfitti!

E’ con questo augurio di Papa Francesco alla Nazionale Italiana che si aprono i Telegiornali del 18 giugno 2016, alla vigilia del match contro le furie rosse spagnole. Il punto è che, presi dall’amore che lega tutti noi al Pontefice, in pochi hanno rilevato come la frase del Papa non suoni esattamente come un augurio. Io ne ho parlato sui social; Libero.it ne ha fatto menzione sul web. Intendiamoci: non è affatto una critica, come qualcuno potrà pensare. Solo un’analisi sulla reale efficacia di un testo.

Lo ha detto Papa Francesco

Mi guardo bene dall’affermare che siamo usciti degli Europei di Francia 2016 per questo. Certamente, la non perfetta conoscenza della lingua italiana avrà avuto la sua rilevanza. Ma c’è un fattore universale che è alla base delle recenti scoperti in materia di neuroscienze. E cioè: il nostro cervello non riconosce le negazioni. Una frase pronunciata in questo modo, quindi, finisce per sortire il condizionamento opposto, poiché per il nostro cervello equivale a “Tornate sconfitti!”.

In quell’occasione, provai anche a far pervenire due righe sull’argoemnto al Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di Calcio, Antonio Conte, tramite il mio amico Tiberio Ancora, preparatore atletico del suo staff. Ma Tiberio mi mandò a quel paese. Amichevolmente!

Però è tutto vero.

Per procedere all’analisi, sarà meglio immaginare che questa frase sia stata pronunciata da un Pincopallino qualunque. Poniamo che quel Pincopallino sia io.

Il cervello funziona per immagini

Il nostro cervello funziona per immagini. Impara per immagini e non conosce affatto le parole. Anzi, come dimostra la foto che vedi sotto, per il nostro cervello ogni parola viene scomposta in lettere e ognuna di esse in un’immagine di cui cogliamo l’insieme.

Alla luce di queste evidenze, appare chiaro, parimenti, che non esiste la negazione di un’immagine. Per questo il nostro cervello registra quest’ultima, senza la negazione, e la tiene in memoria.

Essere efficaci

Quando tengo i corsi sulla comunicazione e la crescita personale, chiedo ai giovani che cosa vorrebbero per il loro avvenire. Molti di loro affermano di

  • non volersi dare limiti.
  • Affermano, quindi, di non volere professioni monotone e statiche,
  • di non volere lavori in cui i guadagni siano gli stessi per tutta la carriera.
  • Si dicono sicuri di non volere impegni che tolgono tempo alle relazioni familiari e personali.
  • Per esempio, si augurano di non lavorare “e basta” per tutta la vita.

In altra parole, tutti, invece di dire ciò che vorrebbero, dicono ciò che non vorrebbero, pensando che siano la stessa cosa. E puntualmente finiscono per fare esattamente ciò che non vorrebbero. Quindi, fanno lavori monotoni, statici, che non lasciano tempo per la famiglia ecc. ecc..

Per questo spiego ai miei corsisti che bisogna pensare e parlare al positivo. Nel senso di produrre esattamente l’immagine che corrisponde al nostro desiderio. Perché il condizionamento del nostro cervello sulle azioni è pesantissimo e quelle informazioni, depurate del negativo, le teniamo in memoria.

In questo video racconto un po’ come funziona e perché alcuni non raggiungono i propri obiettivi.

Se lo avessi detto io

Se la stessa frase l’avessi pronunciata io, avrebbe avuto poco di “sensazionale”.

“Non tornate sconfitti”, infatti:

  1. dal punto di vista semantico, non è un augurio e
  2. dal punto di vista pragmatico (quello della strategia comunicativa), è inefficace e sortisce un condizionamento che può provocare l’effetto contrario.

Analizzando la frase, infatti, è facile rilevare come il significato reale sia “Non tornate se venite sconfitti”, ovvero (simpaticamente!) “Se sarete sconfitti, restatevene là dove siete”. Il che è molto diverso da un incoraggiante e augurale “Tornate vincitori”.

Poiché, inoltre, il nostro cervello, e siamo al secondo punto, funziona per immagini, come detto, esso non è in grado di  “sviluppare un’immagine che non c’è”. E ciò perché anche un’immagine negata é pur sempre un’immagine che si imprime nella mente. Con la conseguenza che, presso i destinatari, la frase “Non tornate sconfitti” finisce per sortire l’effetto inconscio  diametralmente opposto a quello sperato.

Prova a non immaginare un elefante rosa

E’ la base della pragmatica della comunicazione umana quando afferma che “ogni comunicazione è un comportamento. E poiché non esiste il contrario del comportamento, essendo un comportamento esso stesso, ne deriva l’impossibilità di non comunicare”.

Per il medesimo principio, quando parliamo, in pratica, generiamo immagini, prima nella nostra mente, poi in quella di chi ci ascolta. E non può esistere il contrario di un’immagine, poiché dovrebbe essere anch’essa un’immagine, come spiega quella in evidenza di questo articolo.

Una dimostrazione nasce anche dalla prova opposta. Noi non possiamo proferire alcuna parola che non possa essere ricondotta a un’idea, a qualcosa di pensabile. E tutto quello che possiamo pensare, a sua volta, è sempre riconducibile ad un’immagine di cui è impossibile ammettere la negazione.

D’accordo, qui entra in gioco il limite di quello che Lacan chiama l’oggetto culturale. Ovvero, l’idea che la cultura costituisca un limite al pensiero poiché limita la creatività e lo incanala nel binario di un linguaggio e di espressione di bisogni troppo rigidi. Se vogliamo, è per questo che i creativi sono privilegiati. Perché vedono oltre i limiti del pensabile e della cultura imposta. Ma resta vero che, per parlare bene, occorre imparare a pensare bene e conoscere queste cose.

Poi, il resto può essere appreso.

Prometto che tornerò a parlarne. La materia è ricca e affascinante.

 


Ti interessa l’argomento? Seguendo questo link troverai il mio corso online sulla Comunicazione Efficace.


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