Quando l’uomo etico incontra l’imbecille, quello etico è un uomo morto

Le teste di legno fan sempre del chiasso, dice spesso mio padre.

Vi racconto quello che mi è successo e sarete d’accordo con me che a cercare di far ragionare gli idioti c’è solo da perdere tempo e rimetterci la salute. Tra l’altro, mi piacerebbe che anche voi raccontaste del vostro incontro con la stupidità umana: ci sono esperienze che vanno “partecipate”, affinché restino ad ammonimento nella memoria collettiva. Centro commerciale Galleria Auchan di Mesagne, in provincia di Brindisi. Vigilia della domenica delle Palme. Dunque, sabato 8 Aprile 2017. Ora di pranzo. Fila per un trancio di pizza, corsa al tavolo libero e per accaparrarsi l’ultimo seggiolone per mia figlia.

Mia moglie: passeggino con borse e borsette della bimba.
Io: Maria Lucia in braccio, carrello della spesa stracolmo di uova di Pasqua.
Riesco a far accomodare in pochi centimetri quadrati mamma e figlia e mi metto in fila alla cassa per mangiare qualcosa: “Due tranci e due insalate”.

Il vassoio è piccolo e sul tavolo non c’è posto per due vassoi. “E poi ci sono le patatine per la bambina e l’acqua”.
Insomma, spero di aver reso l’idea della situazione claustrofobica in cui mi trovavo. Decido, dunque, di passare dopo dal banco delle insalate.

Quelli che non considero sul momento è che, dopo aver mangiato la pizza e finito le patatine che mia figlia lascia, di insalatone nessuno di noi ha più voglia. Così mi rimetto in fila per chiedere lo storno dallo scontrino e la restituzione degli 11 euro (5,50 euro a insalata!).

Il mio turno: “Signora, non prenderò le insalate. Mi annulla queste voci dallo scontrino?”
Avreste dovuto vedere la faccia della cassiera. Che è pure la proprietaria. Erano ore che raccoglieva denaro con la pala ma, alla mia domanda, risponde così: “Non è possibile”.
“Cioè, mi sta dicendo che devo per forza mangiare le insalate?”
“No ma non le posso restituire i soldi.”
“E perché?”

Se siete davanti ad un imbecille, chiedetegli “perché” dica o faccia talune cose e guardate che faccia fa.
“Eh… non si può!”
“Mi sta dicendo di prendre la mia ordinazione e lasciarla sul tavolo o buttarla? Le sembra ragionevole? Ci vuole rispetto per il cibo e per il denaro. Le pare che sia il tempo per sprecare qualunque cosa? C’è gente che muore di fame e a lei non importa nulla se prendo le sue insalate e le butto via. Purché non le chieda indietro i miei soldi!”

Non sapeva che dire ma nel suo tacere, nel suo atteggiamento corporeo, mentre cercava una soluzione, c’era quella sufficienza con cui i cretini trattano gli straccioni. Lo uso questo termine perché solo questo fa percepire il senso di disprezzo. Per me, che mi ritengo e sono certamente una persona etica, uno straccione non è uno povero di mezzi ma un povero di spirito, un mendicante nell’anima, uno che vive per derubare il prossimo. E lo dico con il massimo del rispetto che ho per le persone bisognose. Se non fosse così, mi sarei comportato diversamente. Ma devo decidere io a chi regalare i miei soldi e non di certo ad un ricco fast food di un centro commerciale.

“Mi faccia un buono. È indegno sprecare.” Chiudo la questione.
“Ah, grazie. Così mi toglie un problema.”
Neanche un riferimento alle mie parole: “indegno” e “sprecare“.  Ma che potevo aspettarmi? Lei ha solo capito che avevo sollevato e risolto il problema da me stesso. E si è perso quel fiume di sensazioni che ho provato a farle vivere e che vivo io quando passeggio alla Stazione Termini o quando guardo un notiziario in TV. Lei ha solo capito che il problema era stato rimosso.

Credo pure di essere arrossito mentre aspettavo che mi firmasse il “buono”. Quell’idiota è riuscita a mettere me a disagio perché tutti mi guardavano. Adesso credo di essere arrossito per la figuraccia che stava facendo lei. Ma alla fine poco importa. È stato in quel momento che mi sono venute in mente le parole di Ramon Rojo a Joe in “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone: quando l’uomo con la pistola incontra l’uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto.” Ho anche sentito l’indimenticabile fischiettio mentre lei abdicava dalla sua dignità per un pugno di euro. Ecco quello che mi è rimasto: quando incontri un imbecille, hai perso in partenza.

Ah, mi è rimasto anche il “buono”. Solo che abito a 40 km da lì e, per usarlo, dovrò fare un altro viaggio. Ma, almeno, ho risolto il problema alla signora, no?

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